Cronaca

I cinque mesi del governo di Brindisi, la Puglia e la Liberazione

Una conferenza intitolata "Brindisi, la Puglia e la Liberazione d'Italia" si è svolta sabato sera presso il Grande Albergo Internazionale per ricordare i cinque mesi in cui a Brindisi si insediò la famiglia reale. Vittorio Emanuele III, la regina Elena e il principe Umberto giunsero in città insieme al capo di governo, Badoglio, e ad alcuni ministri e ufficiali stabilendovisi dal 10 settembre del 1943 all'11 febbraio del 1944

BRINDISI - Una conferenza intitolata “Brindisi, la Puglia e la Liberazione d’Italia” si è svolta sabato sera presso il Grande Albergo Internazionale per ricordare i cinque mesi in cui a Brindisi si insediò la famiglia reale. Vittorio Emanuele III, la regina Elena e il principe Umberto giunsero in città insieme al capo di governo, Badoglio, e ad alcuni ministri e ufficiali stabilendovisi dal 10 settembre del 1943 all’11 febbraio del 1944.  

Il tavolo dei relatori-5A ricordare questo periodo così importante per la città di Brindisi sono stati il Rotary Club di Brindisi, il Rotary Club di Brindisi Valesio, il Rotary Club di Brindisi Appia Antica, il Rotary Club di Roma Nord Est e il Lions Club Brindisi. Patrocinata dalla Regione Puglia e sponsorizzata dal Grande Albergo Internazionale, la conferenza ha visto la partecipazione di qualificati storici e giornalisti come lo storico Antonio Caputo, il giornalista Romano Dalla Chiesa, il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio,Gino Falleri, e lo storico e giornalista Rai Roberto Olla in collegamento video da Assisi.

A moderare l’evento, il giornalista Carlo Felice Corsetti. Al termine dell’importante conferenza svoltasi nell’ambito dei festeggiamenti per il settantesimo anniversario della Liberazione, un gruppo di studenti, tra i più meritevoli dell’ultima maturità, ha ricevuto il “Premio Architetto Filippo Danese”, giunto alla sua seconda edizione.

Il periodo in cui Brindisi è stata capitale d’Italia è stato oggetto anche di un’ esposizione commemorativa inaugurata sabato al Grande Albergo Internazionale e che proseguirà a Roma presso lo spazio dell’Istituto Luce all’interno del Museo Centrale del Risorgimento, nel complesso monumentale del Vittoriano. L’esposizione commemorativa che rimarrà aperta a Roma dal 9 ottobre al 29 novembre, sarà inaugurata alle ore 17 ed è  formata da dieci pannelli di due metri l’uno nei quali vi è un percorso storico curato da Roberto Olla, Marco Patricelli, da Antonio Mario Caputo e Gino Falleri.

Un pannello dell'esposizione-2I pannelli diventeranno di proprietà della Camera dei Deputati e confluiranno nel sito “La memoria in comune” gestito dalla Commissione Cultura della Camera. L’esposizione brindisina, invece, in stampa ridotta di un metro e vista dal pubblico della conferenza in anticipo di due settimane, è stata voluta da Carlo Felice Corsetti per un omaggio “agli amici rotariani e alla città”.  

La conferenza è stata aperta dall’avvocato Paolo Perrone, presidente del Rotary Club Brindisi, che ha evidenziato come i cinque mesi in cui Brindisi è stata capitale d’Italia siano stati fondamentali perché hanno consentito la rinascita dello Stato italiano, dello Stato democratico. Anche per il prefetto Nicola Prete “l’Italia ripartì da Brindisi” e da qui “si gettarono le basi per una rinascita, per una riconquista, si può dire, del territorio italiano”.

In collegamento da Assisi, Roberto Olla, giornalista Rai, ha parlato di come a Brindisi non ci sia stato solo il salvataggio della continuità dello Stato ma che in qualche modo si rimise in piedi la macchina burocratica, vi fu un governo che mandava circolari, ammoniva le leggi razziali, riorganizzò in qualche modo l’esercito. “Sappiamo che rinasce la libertà di stampa, sappiamo che rinasce la stessa politica col Congresso di Bari, il primo congresso organizzato dal Cln, in cui i partiti fanno nuovamente sentire la loro voce”.

L'avvocato Paolo Perrone-2Lo storico Antonio Mario Caputo ha proposto invece un intervento intitolato “Gli inediti di Brindisi capitale”, ossia quei fatti non noti del periodo “che possono apparire marginali ma che in un periodo di estrema indigenza bellica, in una città di provincia messa già in ginocchio da precedenti pesanti bombardamenti, non sono accessorio trascurabili, ma decisamente tragici, drammatici e per nulla secondari”.

Per Caputo,“la vita nel più comune modo di pensare e di dire, la mancanza di denaro liquido, il vestirsi in modo decoroso, il nutrirsi in modo regolare, il lavorare, perfino il dormire, con l’avvento dei reali e il loro seguito a Brindisi si era decisamente complicata”. Il professore si sofferma quindi sul modo in cui a  Brindisi si “sbarcava il lunario”. “Braccianti, artigiani, meccanici, domestiche, insieme a chi non aveva mezzi e possibilità di accedere al mercato nero, pativano letteralmente la fame. Tale stato di disagio”, prosegue Caputo, “si perpetuò anche oltre al periodo di Brindisi capitale, quando nel 1945 Brindisi visse tragiche pagine a causa dei cosiddetti cobelligeranti marocchini sbarcati in città a seguito delle truppe francesi”.

I marocchini infastidivano pesantemente le donne locali e si segnalavano in negativo perché si impadronivano del mercato nero. “Le risse, i regolamenti di conti, erano all’ordine del giorno nei mattinali di polizia”, afferma Caputo che di seguito ricorda che i brindisini, come tutti gli italiani, per poter mangiare si servivano della tessera con bollini e con quella in mano facevano code lunghissime per portare a casa un po’ di farina, un “gramo involucro di pasta, un po’ di pane e qualche manciata di legumi”.

Roberto Olla in collegamento video da Assisi-2Poi il ricordo degli amori nati tra i soldati stranieri in città e le ragazze brindisine, “amori che duravano quanto neve al sole”, spiega Caputo, “poiché malgrado si sprecassero promesse di una casa in due oltreoceano, nessuna ragazza locale riuscì a convolare a giuste nozze con i militari alleati”. E infine Caputo ricorda il modo alternativo che i brindisini trovarono per procurarsi il cibo oltre al mercato nero e alla tessera annonaria.

“Vide la luce, infatti, una categoria di abili professionisti chiamati “zumpisti”, da “zumpo”, che in dialetto brindisino significa salto”, spiega Caputo.  “Abili e prestanti giovanotti si appostavano scaglionandosi lungo un percorso obbligato, notturno, che i camion degli alleati percorrevano cariche di derrate alimentari di buona qualità, destinate ad ufficiali e diplomatici”.

Il professore spiega quindi che mentre l’ignaro autista continuava a guidare, gli “zumpisti” saltavano sul cassone del camion e mentre il veicolo continuava la sua corsa, in un tempo record e numerabile in pochi secondi, il mezzo veniva silenziosamente depredato, a volte completamente svuotato, gettando in terra la merce che era raccolta da uno o più complici presenti sul percorso. “Poi lo “zumpo”, il salto di ritorno che avveniva alla prima curva o al primo rallentamento utile del mezzo”.

Alcuni degli studenti premiati-2“La refurtiva riforniva a prezzi accessibilissimi il fiorente mercato nero, che spesso aveva un carattere familiare, o veniva venduta porta a porta tra le mortificate vie dei quartieri più poveri di Brindisi”. Caputo conclude ricordando il 14 luglio 1944, quando Roma fu liberata dai tedeschi e si voltò pagina guardando verso un orizzonte diverso, quello dell’Italia libera, indipendente, repubblicana. “Brindisi fu tappa determinante nel progressivo cammino verso la compiuta libertà. E piaccia o non piaccia, si voglia o non si voglia, seppure in un discutibilissimo periodo, fu agli occhi del mondo capitale d’Italia”.

Gino Falleri, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, ha relazionato invece sul diritto che hanno i giornalisti di informare e i diritti del cittadino di essere informato e di informarsi. Falleri ha ricordato che è da qui, da Brindisi, che nel 1943 che la libertà di stampa, dopo il pensiero unico imposto per più di venti anni dal regime fascista, è ritornata ad essere un diritto non alienabile del giornalista unitamente al duplice diritto proprio del cittadino di essere informato e di informarsi.

E ricorda a tal proposito due fogli: “Unità proletaria” e “Risveglio”, nonché Radio Bari che “aveva ripreso a funzionare sin dall’11 settembre 1943 con la messa in onda del primo messaggio del re agli italiani. Falleri ripercorre quindi le tappe fondamentali della nascita della libertà di stampa e del diritto di informare.

Uno dei pannelli dell'esposizione commemorativa-2Con Romano Dalla Chiesa, ultimo relatore, si è ripercorsa una pagina della storia dell’Italia e della storia dei Carabinieri. Nipote di Romano Dalla Chiesa, che nel settembre del 1943 era comandante della Legione di Bari, il giornalista ricorda che suo nonno si “ritrovò con il re e il suo governo provvisorio proveniente da Pescara, su una nave che giunse a Brindisi. Perché? Perché Puglia, Basilicata e Calabria erano già state abbandonate dai fascisti e non ancora raggiunte dagli alleati”.

 Dalla Chiesa ricorda quindi che il 12 settembre, presso la sede della Legione, fu istituito il comando Carabinieri delle aree dell’Italia meridionale, comandato da suo nonno, e che aveva giurisdizione sulle tre regioni unite. Infine il giornalista legge un radiomessaggio del tenente colonnello Marco Bianco che porta la data del 15 Novembre 1943 e che Dalla Chiesa ha ritrovato nell’archivio del nonno.

Infine gli interventi del provveditore agli studi di Brindisi, Vincenzo Melilli, che ha ringraziato i dirigenti scolastici e tutte le scuole di Brindisi per quello che fanno per i loro ragazzi, e di Luigi D’Ambrosio, del Lions Club Brindisi, che ha ricordato lo scomparso architetto Filippo Danese, socio del Club. Al termine della conferenza sono stati premiati gli studenti più meritevoli dell’ultima maturità che, come spiegato da Corsetti, seguiranno un tirocinio presso il Museo Vittoriano ricevendo alla fine un attestato.

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