Cronaca Francavilla Fontana

Cooperative fittizie per truffare l'Inps: arresti, sequestri e decine di indagati

Avrebbero costituito finte società cooperative che avrebbero assunto falsi braccianti, i quali hanno intascato illecitamente prestazioni previdenziali non dovute. I militari della compagnia della guardia di finanza di Francavilla Fontana hanno eseguito un provvedimento restrittivo e nei confronti di otto persone

FRANCAVILLA FONTANA – Avrebbero costituito finte società cooperative che avrebbero assunto falsi braccianti, i quali hanno intascato illecitamente prestazioni previdenziali non dovute.

I militari della compagnia della guardia di finanza di Francavilla Fontana hanno eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di otto persone accusate di aver promosso e organizzato un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe di ingente importo ai danni dell’Inps. La Finanza ha inoltre effettuato il sequestro di beni per oltre 3 milioni di euro nei confronti degli stessi indagati, nell'ambito di un'operazione denominata "Wasteland".

E’ stata contestata ad alcune decine di persone anche la commissione di numerose e lucrose truffe pluriaggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

I dettagli dell’operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che il procuratore capo Marco Dinapoli terrà oggi, 30 marzo 2015, alle ore Un momento della conferenza stampa-3-811, presso la sala conferenze della procura della Repubblica di Brindisi.

IL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA

Arrestati in regime di domiciliari: Antonio Dipietrangelo, 52 anni, di Torre Santa Susanna, imprenditore; Giuseppe Dipietrangelo, 47 anni, di Torre Santa Susanna, imprenditore; Angelo Tarantino, 46 anni, di Torre Santa Susanna, consulente del lavoro; Maurizio Margheriti, 39 anni, di Erchie, commercialista.

Le persone con obbligo di dimora: Cosimo Carrozzo, 44 anni, di Erchie; Giuseppe Liardo, detto “pummitoro”, 43 anni, di Torre Santa Susanna; Cosimo Giovanni Carrozzo, 50 anni, di Erchie; Antonio Maniglia, 50 anni, di Torre Santa Susanna.  

Gli indagati a piede libero: Cosimo Del Vecchio, 36 anni, di Erchie; Vito Sicara, 40 anni, di Erchie; Jonatan Tieni, 27 anni, di Torre Santa Susanna; Cosimo Carrozzo, 50 anni, di Erchie; Leonardo Cavallo, 50 anni, di Torre Santa Susanna; Stefano Dipietrangelo, 28 anni, nato a Mesagne e residente a Manduria; Sergio Mario Corallo, 59 anni, di Mesagne; Luca Orfeo, 30 anni, di Manduria; Giovanna Cosima D’Elia, 52 anni, di Torre Santa Susanna; Cosimo Morleo, 46 anni, di Erchie; Ottavio Ferrara, 46 anni, di Erchie; Maria Fontana Morleo, 41 anni, di Erchie; Domenico Urgesi, 59 anni, di Erchie; Fabiola Rossetti, 43 anni, di Erchie; Carmela Volpe, 63 anni, di Torre Santa Susanna; Elio Emiliano, 53 anni, di Torre Santa Susanna; Annalisa Argese, 37 anni, di Erchie; Donata Ciccarone, 34 anni, di Torre Santa Susanna; Laura Missere, 34 anni, di Torre Santa Susanna; Giuseppe Lorusso, 59 anni, di Carmiano (Lecce); Antonella Quarta, 44 anni, di Ruffano (Lecce); Giuseppe Musca, 65 anni, di Leverano (Lecce); Giuseppa Perrone, 60 anni, di Veglie (Lecce); Pietro Cavallo, 61 anni, di Torre Santa Susanna; Maurizio Margheriti, 39 anni, di Erchie; Cosimo Cellino, 43 anni, di Erchie; Mauro Filacaro, 67 anni, di Veglie (Lecce); la società cooperativa “Pietrafer” di Torre Santa Susanna.

LE INDAGINI - Le indagini sono state avviate nel 2012 dalla guardia di finanza, con la collaborazione della task force “Agricoltura” costituita dall’Inps.  Le truffe ai danni dell’Inps oggetto del provvedimento cautelare sono 16. Ma ne sono state accertate altre 328, per le quali si procede separatamente. 

Le otto persone raggiunte dal provvedimento restrittivo, più altre quattro indagate a piede libero, avrebbe ideato e condotto per molti anni un illecito sistema di arricchimento personale, fondato sulla costituzione, a ripetizione, di società cooperative fittizie, in apparenza dedite allo svolgimento di attività agricole, ma in realtà aventi l’unico scopo di far conseguire indebitamente a falsi braccianti ed a carico dell’ Inps le prestazioni previdenziali di legge (indennità di disoccupazione agricola, indennità di malattia, indennità di maternità, assegni familiari). 

A tale scopo le cooperative  dichiaravano falsamente di avere avviato l’attività di coltivazione di terreni (di cui spesso non avevano neanche la disponibilità), denunciando altrettanto falsamente l’avvenuto impiego di operai agricoli per un periodo superiore a 50 o a 100 giornate lavorative ciascuno (secondo la prestazione previdenziale da richiedere), consentendo così ai finti braccianti di percepire indebitamente le provvidenze, parte delle quali veniva poi corrisposta ai capi ed organizzatori dell’associazione. Il costo di una giornata lavorativa oscillava fra i 10 e i 15 euro.
La continua costituzione di sempre nuove società cooperative, con il determinante contributo dei professionisti raggiunti dalla misura cautelare, aveva lo scopo di ostacolare gli accertamenti amministrativi da parte della  “Task Force agricoltura”, istituita presso la Direzione Regionale Puglia dell’Inps proprio per fronteggiare il dilagante fenomeno dei falsi braccianti.

Gli atti costitutivi, di scioglimento o di messa in liquidazione delle società cooperative sono stati stipulati da due Notai, nei cui confronti non si è proceduto in mancanza di indizi circa la loro consapevole partecipazione allo scopo perseguito dall’associazione. Durante la stipula degli atti, però, sulla base di quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe stato possibile appurare che i rappresentanti legali delle cooperative erano persone che facevano da prestanome ai capi e agli organizzatori della presunta associazione, in cambio di un corrispettivo di poche centinaia di euro.

Il danno patito dall’Inps negli ultimi 5 anni ammonterebbe a € 3 milioni 105mila 672 euro. L’avvio delle indagini, per altro, ha determinato il blocco dell’erogazione di ulteriori prestazioni per gli anni 2013-2014, evitando così un ulteriore danno per l’ente previdenziale di circa un milione di euro. 
Inoltre, grazie alla collaborazione fra la “Task Force” dell’Istituto e la guardia di Finanza è stato possibile porre le basi per il recupero del maltolto (già oggi, infatti, è iniziata anche l’esecuzione del sequestro preventivo di tutti i beni dei membri dell’associazione illecita per un valore complessivo pari a circa 3 milioni e 200mila euro). 

Gli indagati principali, fra i quali è stata dimostrata dagli inquirenti la sussistenza di un saldo e costruttivo patto d’azione comune, risiedono a Torre Santa Susanna e Erchie. A Torre avevano stabilito la propria base operativa, transitando attraverso lo studio del consulente del lavoro, il quale per molti anni, da quanto appurato dagli inquirenti, avrebbe predisposto pratiche utili per conseguire i risultati illeciti finali. In alcuni casi, lui stesso avrebbe eseguito singole truffe.

Due commercialisti (uno solo dei quali sottoposto alla misura cautelare perché, a differenza dell’altro, attualmente ancora attivo, con certezza, I terreni in cui si concentravano le attività delle cooperative fittizie-2nell’organizzazione), mettevano il consulente del lavoro nelle condizioni di avviare le necessarie pratiche amministrative;  uno di loro si sarebbe occupato anche del reclutamento di persone da utilizzare quali prestanome per la costituzione delle cooperative.

L’amministrazione delle cooperative veniva attribuita a delle “teste di legno”, per non far formalmente comparire i due fratelli organizzatori del business: Antonio e Giuseppe Dipietrangelo (il primo già noto alle forze dell’ordine per fatti analoghi). 

Stando agli elementi acquisiti dalla guardia di finanza, l’associazione operava almeno a partire dal 2005, e la parziale cessazione della sua attività sarebbe stata determinata dall’avvio delle indagini, durante e quali sono state eseguite molteplici perquisizioni personali e locali nei confronti di quindici indagati e di sette società nel corso del mese di febbraio 2013. E poi vi sono stati centinaia di atti d’assunzione di informazioni in sede amministrativa e penale, numerosi sopralluoghi e plurime acquisizioni di atti presso uffici pubblici.

Sono indagate 34 persone fisiche ed una società, chiamata a rispondere dell’illecito amministrativo derivante dal delitto di truffa aggravata in danno dell’Ente pubblico. Sono stati individuati complessivamente 510 falsi braccianti, la cui posizione è tuttora al vaglio della magistratura. Molti di questi, ascoltati dai finanzieri durante le indagini, hanno ammesso tutto. Nel sistema erano coinvolti anche dei commercianti (non indagati) i quali avrebbero emesso delle false fatture attestanti l’acquisto di prodotti agricoli (emblematico è il caso di una pizzeria che ha acquistato da una cooperativa fittizia una fornitura di meloni), per dimostrare che le società erano operative. Gli inquirenti hanno ascoltato anche i proprietari dei fondi presi in gestione dalle cooperative, i quali hanno disconosciuto le firme apposte sui contratti d’affitto. 

“Lo sforzo investigativo – ha dichiarato il procuratore Di Napoli durante la conferenza stampa – è stato notevole. L’organizzazione faceva affidamento sulle lungaggini degli accertamenti. Ma alla fine è emerso un quadro investigativo granitico. Era urgente stroncare questo business. Ci siamo riusciti, nonostante in procura siamo in pochi: appena 9 sostituti procuratori su 12, con una scopertura d’organico del 25 per cento. Ma pure a ranghi ridotti, fronteggiamo ogni tipo di crimine”.

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