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Corruzione e rifiuti, testimone l’ex sindaco di Cellino San Marco

L’avvocato Cascione citato dal pm dopo il patteggiamento a tre anni e quattro mesi. Imputati: Ricchiuto e Bruno di Igeco e l’ex assessore Elia

BRINDISI – L’ex sindaco di Cellino San Marco, sarà sentito come testimone nel processo scaturito dall’inchiesta Do ut des che travolse il Comune, dopo l’accusa di corruzione mossa in relazione all’appalto per i rifiuti: il pubblico ministero ha disposto la citazione dell’avvocato Francesco Cascione, travolto dallo tsnunami giudiziario. Patteggiò la pena a tre anni e quattro mesi. E restituì  9.400 euro, somma ritenuta dal pm "esaustivamente" idonea a coprire la quota parte delle tangenti contestate.

L’ex sindaco

La sede del Comune di Cellino San Marco

Cascione sarà sentito in occasione della prossima udienza del processo ordinario, in cui sono imputati Tommaso Ricchiuto, 70 anni, presidente della società Igeco, Alfredo Bruno, 58, direttore della stessa e l’ex assessore ai Servizi sociali, Gabriele Elia, 32. Tutti rinviati al giudizio del Tribunale in composizione collegiale per difendersi dall’accusa di atti corruttivi in relazione all’appalto dei servizi di igiene urbana. Respingono gli addebiti sin dall’inizio. Parte civile è il Comune di Cellino  rappresentato dall’avvocato Cosimo Pagliara (nella foto in basso), con richiesta di risarcimento danni, anche di immagine, per cinque milioni di euro.

Gli altri testimoni

Questa mattina il pubblico ministero Luca Miceli ha depositato la sentenza di patteggiamento ottenuta dall’avvocato Giuseppe Guastella per Cascione (gup Maurizio Saso). E ha depositato anche quelle di due ex assessori della Giunta di centrodestra che hanno ottenuto il concordato delle pena: Gianfranco Quarta, ex titolare della delega ai Servizi sociali,  Omero Macchitella Molendini, ex assessore al Bilancio, per i quali il conto è stato chiuso a tre anni e otto mesi, così come proposto dai difensori Fabio Di Bello e Massimo Renna. La stessa strada processuale della richiesta di pena è stata scelta da Francesco Francavilla, “soggetto privo dei requisiti per poter svolgere attività commerciale” (in un chiosco), per il quale l’accordo si è fermato a due anni, in accoglimento dell’istanza del difensore Ladislao Massari. I tre sono stati citati come testimoni, dopo Cascione.

Con rito abbreviato sono stati giudicati  altri due vecchi componenti della giunta, Corrado Prisco, ex assessore alle Attività produttive, commercio, artigianato e agricoltura, e Gianfranco Pezzuto, vice sindaco con delega ai Lavori Pubblici, condannati a tre anni e quattro mesi.“ L’unica a non essere travolta dall’inchiesta fu l’assessore Marina Del Foro.

Le accuse

L'avvocato Cosimo PagliaraRicchiuto e Bruno sono accusati – in concorso – di corruzione in relazione agli incarichi ricoperti in seno alla Igeco Costruzioni spa, “società che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto per i servizi di igiene urbana nel comune di Cellino, per l’importo di tre milioni e 397.844,01 euro, anche all’esito del contenzioso amministrativo che l’aveva visto opposta alla prima aggiudicataria Gialplast”. Le dazioni di denaro sarebbero state pari a “ventimila euro ogni tre-quattro mesi” e sarebbero state “promesse”, stando all’impostazione accusatoria.

Ricchiuto e Bruno, inoltre, “promettevano l’assunzione a tempo pieno di due lavoratori” part-time “affinché tutti si adoperassero ad omettere o a fattivamente compiere plurimi atti contrari comunque imputabili all’Amministrazione comunale di Cellino e in particolare per ricevere illeciti vantaggi personali e in favore della Igeco”, si legge nel capo di imputazione. “Illeciti vantaggi – è scritto – da conseguirsi attraverso la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, attraverso la conseguente omessa contestazione di inadempienze nell’espletamento del servizio”. Secondo il pm, le “circostanze” sarebbe state “anche implicitamente promesse e realizzate con la nomina” di un professionista avvenuta il 22 marzo 2013.

La società

Igeco “attraverso la predisposizione di atti amministrativi illegittimi ovvero omessi comunque imputabili al Comune” avrebbe usato dei “terreni urbanisticamente incompatibili rispetto alla allocazione del centro raccolta materiali” che, stando a quanto stabilito nel bando di gara “era onere della stessa società offerente realizzare e organizzare tanto da necessitare, della predisposizione di un idoneo progetto e da ricevere specifici punteggi da parte della Commissione”. Tutto questo sarebbe stato possibile “attraverso l’illecito aumento del canone da corrispondere alla società aggiudicataria dell’appalto”.

La documentazione acquisita in fase di indagine ha portato il pm a sostenere che ci sia stato un “incremento dei servizi nella misura annua di 34mila euro oltre Iva, corrispondente a circa il 5 per cento dell’importo mensile di 56.630,73 euro, in palese violazione del principio di immodificabilità dell’oggetto del contratto”.


 

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