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Corruzione Enel: fine inchiesta, in otto rischiano il processo

“Duemila euro per ogni stato di avanzamento dei lavori, per alcuni tangenti sino a 155mila euro e in occasione del matrimonio”: confermata l’accusa nei confronti dell’imprenditore Palma che denunciò, dei dirigenti Bassi e De Filippo e dei dipendenti Iaboni, Depunzio, Attanasio, Gloria e Tamburanno

BRINDISI – In otto rischiano il processo per corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio, ora che l’inchiesta sul presunto sistema di corruzione interno alla centrale Enel di Cerano, per l’aggiudicazione degli appalti, è arrivata a conclusione: dall’imprenditore denunciante, ai dirigenti dell’unità di business di Brindisi, sino ai dipendenti, per i quali è stata quantificata in duemila euro circa la somma per ogni stato di avanzamento dei lavori.

Gli indagati

Il sostituto procuratore Milto De NozzaGli avvisi di conclusione indagine sono stati notificati a:  Giuseppe Luigi Palma, 47 anni, di Monteroni, l’imprenditore che denunciò di aver pagato tangenti in denaro e di aver riconosciuto “altre utilità” (e che da allora ha tentato diverse volte il suicidio); Domenico Iaboni; Carlo Depunzio; Fabiano Attanasi; Vito Gloria; Nicola Tamburrano; Fabio De Filippo e Fausto Bassi.

Gli arresti e l’incidente probatorio

I primi cinque, ad esclusione dell’imprenditore, furono arrestati dai militari della Guardia di Finanza lo scorso mese di maggio per essere poi rimessi in libertà dopo che il titolare della ditta venne ascoltato con la formula dell’incidente probatorio, strada che i pubblici ministeri titolari del fascicolo, Milto Stefano De Nozza (foto accanto) e Francesco Carluccio, scelsero per anticipare l’acquisizione della prova per evitare inquinamento delle prove. Incidente probatorio chiesto, poi, dalla difesa di Iaboni per puntualizzare alcuni aspetti.

Le tangenti contestate

Secondo l’accusa, confermata dai due pm, “Gloria riceveva 22mila euro circa”. In particolare duemila euro in contanti più un assegno di pari importo riconducibile alla moglie”. Gloria, volto noto nel panorama della politica brindisina perché è stato consigliere comunale e di recente anche segretario cittadino di Sel, mentre la moglie è stata assessore, sia pure per un breve periodo di tempo (quest’ultima è estranea all’inchiesta). Tamburrano, sempre stando a quanto si legge negli avvisi notificati ai difensori, avrebbe “ricevuto un’auto, una Peugeot 308 del valore di mercato di 13mila euro che gli veniva trasferita dall’imprenditore al prezzo dichiarato ma non corrisposto di 750 euro e successivamente rivenduta a cinquemila euro”. Lo stesso indagato, avrebbe omesso il pagamento dei lavori di manutenzione, a carico dell’impresa,  per 1.1.20 euro” nonché quelli di “riparazione di una pompa sommersa di un pozzo artesiano eseguiti presso la propria abitazione per 3.630 euro”. Complessivamente, l’utilità conseguita ammonterebbe a 9.750 euro.

Mobili, telefonini, lavori e vacanze

Le tangenti contestate ad Attanasio sarebbero state pari a 29mila euro più assegni circolari e un telefonino Apple acquistato all’Euronics di Mesagne. Per Iaboni, l’importo contestato è arrivato a 14mila euro, sempre con riferimento a presunte tangenti con riferimento ai “Sal” degli appalti aggiudicati all’impresa di Palma. Quanto a Depunzio, i pubblici ministeri, contestano la somma più alta: 154.972 euro, importo comprensivo di lavori che l’indagato avrebbe fatto eseguire nella sua abitazione con fatture pagate da Palma. Ci sarebbero stati acquisti di mobili e arredi, anche per giardino, operazioni di montaggio della pompa, posa in opera di pietra e basole per il piazzale retrostante e lavori di falegnameria. E ancora assegni intestati alla moglie (estranea all’inchiesta) e una carta di credito per 12.510 euro intestata all’imprenditore e usata da Depunzio anche durante le vacanze in montagna.

I dirigenti e il matrimonio

Nei confronti di De Filippo le utilità, secondo la Procura sarebbero consistite in “prodotti elettrodomestici vari come una telecamera Panasonic, una macchina fotografica Reflex Canon con accessori”, acquistati da Palma per 2.300 euro. Per Bassi, infine, la tangente contestata è stata quantificata in “50mila euro in contanti, da versare in soluzioni da diecimila euro, ultima delle quali prima del suo matrimonio.

La difesa

Massimo Manfreda-2Gli indagati hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati, oppure per presentare memorie. La difesa è affidata agli avvocati: Massimo Manfreda (nella foto accanto) e Francesco Silvestre per Fabiano Attanasio;  Gianvito Lillo per Vito Gloria; Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero per Carlo Depunzio;  Stefano Maranella e Giulia Iaboni per Domenico Iaboni; Pasquale Angelini e Barbara Longo per Tamburrano; Francesco Rotunno per Fabio De Filippo; Michele Laforgia per Fausto Bassi e Francesca Conte e Paolo Spalluto per Giuseppe Luigi Palma.

Alla scadenza del termine, i pm decideranno se esercitare l’azione penale con la formulazione del capo di imputazione e la richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale oppure se procedere con l’archiviazione. Anche se quest’ultima ipotesi appare poco probabile, tenuto conto dell’incidente probatorio già agli atti.

La denuncia dell’imprenditore e dell’Enel

“Pagare era l’unica strada per ottenere gli appalti e per vincere dovevo offrire prezzi bassi. Ho pagato sino a giugno dello scorso anno”, ha ripetuto l’imprenditore ai pubblici ministeri davanti al gip del Tribunale di Brindisi. Enel nell’inchiesta risulta parte offesa e a sua volta, dopo l’imprenditore, ha presentato denuncia dopo aver incontrato l’imprenditore. Il colloquio si svolse a Roma il 16 dicembre 2016, il successivo 12 gennaio la spa in persona dell’ingegnere Giuseppe Molina ha presentato un esposto in Procura. Enel Produzione ha poi messo a disposizione una serie di documenti sulle gare bandite negli ultimi anni e ha avviato le procedure per il licenziamento dei dipendenti finiti sotto indagine. Iaboni è al momento l’unico a non essere più parte dell’Enel.

Il quarto gruppo della centrale Enel di Cerano-2

Il memoriale

Il titolare della ditta, in fase di indagini, aveva depositato un memoriale per ricostruire gli appalti vinti. O meglio: “Quelli che mi hanno fatto vincere, perché all’inizio un po’ mi hanno aiutato”. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Stefania De Angelis ha scritto: “Probabilmente non immaginava che, come spesso accade, il sistema di corruzione lo avrebbe portato a un sostanziale fallimento”. Circostanza che, stando a quanto avrebbe dichiarato ai pm, sarebbe diventata effettiva tanto da tentare il suicidio il 4 marzo scorso, dopo essere riuscito a raggiunto la sommità del nastro trasportatore.

 “Le offerte presentate per vincere le gare erano basse, i costi elevati e lievitavano a causa dell’assunzione di lavoratori e della sete di denaro di numerosi dipendenti infedeli, per cui si determinava un continuo ricorso alle casse della ditta”. E ancora: “se nel contratto era previsto che dovevo fare un massetto di sette centimetri lo facevo di cinque e quindi così facendo rientravo nelle somme che dovevo pagare agli assistenti di cantiere”. Questi ultimi avrebbero chiuso un occhio certificando che tutto era stato eseguito a regola d’arte”.

L’agguato e le denunce ritirate

Nelle scorse settimane Palma ha deciso di ritirare le denunce dopo aver riferito ai carabinieri di essere stato vittima di un agguato  agli inizi di settembre, nelle vicinanze di una chiesetta lungo la strada interpoderale che da Monteroni porta a San Pietro in Lama.: “Qualcuno ha tentato di uccidermi, sparando colpi di pistola mentre ero in auto: sono finito fuori strada, hanno continuato a sparare e mi sono accovacciato sul sedile, sono riuscito a scappare e poi ho chiamato i carabinieri”.

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