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Cronaca

Corruzione Enel, liberi i dipendenti arrestati a maggio

Il gip scarcera De Punzio, Gloria, Iaboni e Attanasio: "Cessate esigenze cautelari dopo l'incidente probatorio dell'imprenditore di Monteroni. I pm vogliono sentire, con la stessa formula, Iaboni perché avrebbe fatto parziali ammissioni. Era già stato rimesso in libertà dal Riesame Tamburrano

BRINDISI – Liberi tutti i dipendenti Enel di Cerano a distanza di un mese e quattro giorni dagli arresti con l’accusa di corruzione nell’inchiesta sugli appalti interni alla centrale: nel tardo pomeriggio di oggi Carlo De Punzio ha lasciato il carcere, mentre per Vito Gloria, Fabiano Attanasio e Domenico Iaboni sono venuti meno i domiciliari su disposizione del gip per “cessate esigenze cautelari”.

Gli uffici della procura e del gip a Brindisi

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha accolto le richieste degli avvocati difensori Massimo Manfreda, Gianvito Lillo, Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero secondo i quali ad oggi non possono essere più ritenute concrete e attuali le motivazioni poste alla base della richiesta dell’ordinanza di arresto, perché è stato ascoltato – in via definitiva – l’imprenditore di Monteroni di Lecce che ha denunciato l’esistenza di un “sistema di corruzione” per l’aggiudicazione degli appalti nella Federico II.

Lo scorso 6 giugno, infatti, è stato interrogato con la formula dell’incidente probatorio, alla presenza dei difensori degli indagati e in tal modo, quindi, i pubblici ministeri Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio hanno raccolto e blindato l’impianto accusatorio in vista del processo. Quelle dichiarazioni, le affermazioni accusatorie rese dal titolare della ditta, confluiranno nel giudizio che i pm intendono chiedere a stretto giro, diventando “prove” a tutti gli effetti. Non va dimenticato che sulla vicenda degli appalti a Cerano c'è anche una denuncia presentata da Enel.

Il passaggio successivo che intendono seguire i sostituti procuratori è legato all’ascolto di Iaboni, con la stessa formula dell’imprenditore perché l’indagato, in sede di interrogatorio di garanzia per rogatoria a Roma, dove risiede, avrebbe fatto ammissioni sia pure parziali in relazione all’accusa di corruzione mossa nei suoi confronti.

Il gip, del resto, già nell’ordinanza di arresto eseguita dai finanzieri lo scorso 5 maggio, aveva sottolineato come fermo restando i “gravi indizi” costituiti dalle dichiarazioni dell’imprenditore, dai colloqui che lo stesso aveva registrato e dalla documentazione raccolta dai militari, le esigenze cautelari costituivano un aspetto importante, per evitare il pericolo di inquinamento delle prove costituito dalla concreta possibilità di incontro tra gli indagati e il titolare della ditta.

Per De Punzio, inoltre, era stato evidenziato un tentativo di inquinamento delle prove costituito da un documento che lo stesso dipendente Enel aveva preparato per giustificare la provenienza e la destinazione delle somme ricevute, con assegni intestati alla moglie.

Dal Riesame era stato scarcerato Nicola Tamburrano, difeso dall'avvocato Pasquale Angelini. Nell’inchiesta, restano indagati a piede libero Fausto Bassi e Fabio De Filippo, i cui nomi sono stati inseriti nel registro in un secondo momento, quando cioè l’imprenditore è stato interrogato sul cosiddetto livello superiore del presunto sistema corruttivo. Complessivamente, secondo la Procura, sarebbero state pagate tangenti per oltre 250mila euro dal 2012 ad oggi.

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