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Cronaca Carovigno

Corruzione, escort e rifiuti: nuovo interrogatorio dopo le confessioni

Incidente probatorio per gli imprenditori Leobilla e Pecere. Tra gli indagati, il senatore uscente Zizza

BRINDISI – Prima gli arresti con l’accusa di corruzione dietro l’aggiudicazione dell’appalto sui rifiuti, alla quale sono state aggiunte quelle di finanziamento illecito ai partiti e, in alcuni casi, anche di sfruttamento della prostituzione con l’arrivo a Carovigno di una escort. Poi le confessioni e adesso un nuovo interrogatorio in vista del processo: gli imprenditori Pasquale Leobilla e Angelo Pecere, nomi legati alla società Reteservizi srl, saranno sentiti con la formula dell’incidente probatorio.

 L’incidente probatorio

Francesco Carluccio-2Risponderanno alle domande del pm Francesco Carluccio (nella foto al lato) titolare dell’inchiesta Hydra sulla gestione dei rifiuti, sfociata nel blitz il 22 ottobre 2017, a quelle del gip e dei difensori degli altri indagati, dopo aver reso “dichiarazioni etero accusatorie” con riferimento a una “molteplicità di fatti”, allo scopo di anticipare la prova ai fini del dibattimento.

Secondo il pubblico ministero, tenuto conto dell’apporto  in termini di dichiarazioni rese dai due imprenditori “saranno presumibilmente necessarie più udienze da celebrare”. Con l’incidente probatorio, ci sarà un’economia sui tempi.

In vista di questo passaggio, il sostituto procuratore ha ottenuto una proroga delle indagini per ascoltare “alcuni indagati al fine di verificare, prima di una eventuale formale contestazione di imputazioni mediante l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, le prospettazioni difensive e le spiegazioni alternative in merito ad alcune ipotesi di accusa per fatti che emergono dal compendio delle attività di intercettazione”.

Gli indagati 

Pasquale Leobilla-2Complessivamente il numero degli indagati è salito a 29, con l’inserimento – tra gli altri – del senatore uscente di Direzione con l’Italia, Vittorio Zizza, in qualità di ex sindaco di Carovigno, rispetto all’ipotesi di “corruzione continuata per atto contrario ai doveri d’ufficio fino al mese di gennaio 2013”. Ipotesi respinta da Zizza nel corso dell’interrogatorio, alla presenza del difensore. Il legale ha già depositato una serie di documenti a supporto delle dichiarazioni rese da Zizza, non ricandidato alle ultime elezioni, chiedendo l'archiviazione della posizione.

Gli avvisi di proroga sono stati notificati, oltre che a Leobilla e Pecere, a: Cosima Celino, Francesco Pecere, Clementina Sbano, Angelo Leozappa, Giovanni Del Coco, Giovanni Castrignanò, Nicola Serinelli, Maurizio Nicolardi, Vitantonio Caliandro, Giovanbattista Selvaggi, Vittorio Zizza, Michele Zaccaria, Giuseppe Velluzzi, Giorgio Sofia, Giuseppe Guarini, Giacomo Dormio, Laura Alexandra Madaras, Pietro Tamborrino, Giovanna Leo, Giovanni Maiorano, Antonio Milito, Orsola D’Agostino, Erika D’Ettorre, Carmelita Marraffa e Pasquale Giovane. Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati:  Daniela Faggiano, Vincenzo Farina, Gaetano Sansone, Giuseppe Lanzalone, Massimo Manfreda, Carmelo Molfetta, Roberto Palmisano, Rosario Almiento e Danilo Di Serio.

La corruzione

Su Leobilla pende l’accusa di essere stato a capo di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di sindaci (e vice) di Torchiarolo e del primo cittadino di Villa Castelli, al finanziamento illecito ai partiti, alla truffa e al falso così al favoreggiamento della prostituzione in relazione all’arrivo a Carovigno di una escort rumena, inserita in un giro di appuntamenti con politici, tra i quali ex parlamentari, e professionisti. Accuse identiche mosse nei confronti di Angelo Pecere, considerato il suo uomo di fiducia.

L'incontro tra Serinelli e Pecere in un bar di Brindisi-2-2-4

“L’attività di indagine ha documentato un dato fattuale incontestabile, vale a dire quello dell’esistenza di una fitta rete di rapporti illeciti intrattenuti da Leobilla e da Pecere anzitutto con gli amministratori di Torchiarolo, il sindaco Nicola Serinelli, il vice Maurizio Nicolardi”, “con l’ex sindaco Giovanni Del Coco”, il quale rimase a piede libero non ricoprendo più alcun incarico”, nonché con il “primo cittadino di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro. Questo è il quadro riassunto dal magistrato inquirente.

I rapporti dei due sarebbero andati oltre il Brindisino, per raggiungere i comuni di Poggiorsini, Biccari e Isole Tremiti “ciò a dimostrazione dell’ampia estensione territoriale della capacità criminale del gruppo.

Le campagne elettorali

Angelo Pecere-2Nell’ordinanza di custodia cautelare c’era un riferimento alle elezioni  in alcuni comuni della provincia: “Esemplificativa la vicenda del Comune di Torchiarolo nella misura in cui il duo Leobilla-Pecere, in pieno svolgimento della campagna elettorale per le votazioni amministrative del maggio 2015, se da un lato stila il patto  corruttivo con il sindaco uscente, Del Coco, dall’altro e contestualmente garantisce appoggio elettorale all’altro candidato sindaco, Serinelli, tramite un finanziamento illecito pari a tremila euro. Tutto ciò al fine di preservare la posizione egemonica della Reteservizi srl, nella gestione della raccolta dei rifiuti. Emerge, quindi, un meccanismo corruttivo che registra un’allarmante continuità e sinergia tra i rapporti di favoritismo”.

“Si veda altresì la vicenda riguardante il comune di Villa Castelli: qui emerge con chiarezza un duraturo rapporto di reciproco scambio di favori tra la Reteservizi e Caliandro, dapprima in quanto candidato sindaco con l’elargizione della somma di cinquemila euro come contributo alla campagna elettorale del 2014 e, successivamente, in quanto eletto, momento in cui Pecere e Leobilla elargiscono altre e diverse somme di denaro ottenendo in cambio la promessa di corsie preferenziali nell’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti”.

La escort

Leobilla, secondo il pm, avrebbe garantito a una ragazza rumena “un discreto guadagno dalla sua attività di prostituta, procurandole una serie di appuntamenti” nella cerchia delle sue conoscenze. Le avrebbe fatto ottenere la residenza, la carta d’identità, il codice fiscale e anche “l’apertura di un conto corrente bancario nonché l’assistenza sanitaria”. Tutto “grazie alle sue amicizie”. In tal modo avrebbe “garantito pure l’assunzione fittizia presso la Reteservizi srl benché la donna vivesse all’esterno, venendo sporadicamente in Italia per esercitare il meretricio, per periodi di una o due settimane, ogni due-tre mesi”.

Sarebbe stato possibile guadagnare sino a duemila-2500 euro durante il soggiorno a Carovigno, con incontri con personaggi di un certo livello: c’erano politici e liberi professionisti.  

Aggiornamento del 28 febbraio 2021: Verso la prescrizione il reato contestato a Vittorio Zizza


 

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