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Corruzione, il Comune di Brindisi chiede danni per un milione di euro all’ex sindaco

Le ragioni della costituzione di parte civile a carico di Consales, Screti e degli altri imputati: "Notevole degrado ambientale e danno all'immagine con conseguente allarme sociale e sfiducia dei cittadini". Già partito il processo civile contro Nubile. L'Oga ha presentato un conto per due milioni di euro: "Costretti a trasportare rifiuti in Emilia"

BRINDISI – “I fatti-reati contestati agli imputati hanno cagionato notevole danno all’ambiente, al territorio e al paesaggio nonché un danno all’immagine del Comune di Brindisi, dal momento che la vicenda ha avuto larga eco e vasta risonanza nel Paese”: il conto del risarcimento è arrivato a un milione di euro, da chiedere – in caso di condanna – all’ex sindaco Mimmo Consales, all’ex amministratore della Nubile Luca Screti e agli altri imputati nel processo sull’appalto per l’impianto di Cdr.

Consales in aula durante processo, avvocato Manfreda-2Le ragioni alla base della costituzione di parte civile sono state illustrate dall’avvocato Simona Guido, nominato dalla Giunta della sindaca Angela Carluccio, per rappresentare l’Amministrazione già in sede di udienza preliminare davanti al gup che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale presentata dal pm Giuseppe De Nozza per corruzione e truffa, a conclusione dell’inchiesta su un troncone dei rifiuti, legata al pagamento da parte di Screti, in favore di Consales, di una tangente da 30mila euro e all’assunzione di sei persone nell’impianto affidato a Nubile chiesta dall’allora sindaco. Screti, difeso dall’avvocato Vincenzo Farina (il secondo nella foto in basso), potrebbe avanzare richiesta di giudizio abbreviato condizionato a una perizia sulla situazione economico-finanziaria della Nubile, società che nel processo è rappresentata dall’avvocato Giuseppe Guastella (prima foto in basso). Consales, difeso dall’avvocato Massimo Manfreda, respinge le accuse.

Secondo l’avvocato Guido si è venuto a determinare “il cosiddetto clamor fori che si traduce di fatto in un’alterazione della stessa identità dell’Amministrazione e più ancora nell’apparire di una sua immagine negativa per la diffusione del sentimento di dispregio, sdegno, allarme sociale e sfiducia verso le istituzioni”. Cosa vuol dire sul piano pratico, tradotto nella realtà e quindi nel concreto svolgimento delle attività? Innanzitutto, a giudizio del legale “la violazione del diritto all’immagine va inteso come diritto al conseguimento, al mantenimento e al riconoscimento della propria identità come persona giuridica pubblica” e in quanto tale è economicamente valutabile, poiché si risolve “in oneri finanziari che si ripercuotono sull’intera collettività, dando luogo a una carente utilizzazione delle risorse pubbliche e a costi aggiuntivi per correggere gli effetti distorsivi che sull’organizzazione della Pubblica amministrazione si riflettono in termini di minore credibilità e prestigio e di diminuzione di potenzialità operativa”. Sul piano civile, si apprende da Palazzo di città, che è stato già incardinato il processo nei confronti della società Nubile per gravi inadempienze, con richiesta di danni la cui quantificazione è stata demandata alle valutazioni del Tribunale.

Un milione di euro è stato chiesto anche dal Comune di Cellino San Marco, con istanza dell’avvocato Francesco Magistro, a titolo di danni economici e di immagine. Centomila euro, invece, sono stati chiesti dal Comune di San Pietro Vernotico, rappresentato in giudizio dall’avvocato Guido Massari. Trecentomila euro a titolo di ristoro per Legambiente per “l’offesa al diritto alla salubrità dell’ambiente e al rispetto delle risorse naturali del territorio” e per il “deterioramento significativo delle risorse naturali”, stando a quanto sostenuto dall’avvocato Stefano Latini.

luca screti-2Prof Farina-2giuseppe guastella-3L’importo più alto è stato chiesto dall’Oga: due milioni di euro, si legge nell’istanza depositata dall’avvocato Francesco Magistro in relazione al fatto che le “condotte delittuose hanno riguardato un considerevole lasso di tempo, con rilevante danno di natura economica e hanno intaccato l’effettivo funzionamento del ciclo dei rifiuti in prima battuta nella provincia di Brindisi e di logica conseguenza in tutta la Regione Puglia”. La Regione – ha evidenziato il penalista – si è vista “costretta al commissariamento dell’organo di governo dell’Ato di Brindisi e del comune capofila in qualità di proprietario degli impianti pubblici gestiti dalla ditta Nubile srl” ed è stata “costretta a trasportare i rifiuti in Emilia Romagna, con ovvi aumenti dei costi sopportati dalle comunità locali”.

Non c’è quantificazione, invece, nella domanda di costituzione di parte civile della Regione Puglia rappresentata dall’avvocato Gaetano Sassanelli del foro di Bari, fermo restando l’affermazione del danno patrimoniale e non, legato alle conseguenze patite dai cittadini i quali hanno sostenuto un “maggiore costo di smaltimento del rifiuto in discarica in ragione della maggior ecotassa da pagare per il maggior volume dei rifiuti avviati a smaltimento, danno quantificato, per il solo anno 2014, per tutti i comuni della provincia di Brindisi, 451.000 euro circa”. Il legale ha evidenziato, riportandosi alla conclusione del pm, “l’ingiusto profitto della Nubile che, proprio ragione del minor costo sopportato per la produzione, il trasporto ed il collocamento sul mercato del Cdr e del minor costo sopportato per lo svolgimento di un’attività di biostabilizzazione del rifiuto conforme a norma, lucrava indebitamente la quota parte della tariffa determinata sul volume presuntivo di cdr  da prodursi e la quota parte di tariffa correlata al processo di biostabilizzazione con un minor costo di esercizio dell’impianto stimato in tre milioni e 321mila euro circa.

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