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Giuseppe De Nozza e Savina Toscani, i sostituti titolari dell'inchiesta sulla presunta corruzione

Giuseppe De Nozza e Savina Toscani, i sostituti titolari dell'inchiesta sulla presunta corruzione

Corruzione, la Procura chiede due milioni di euro a Screti

La somma da versare in caso di patteggiamento: per il pm ingiusto profitto derivante dalla tangente di 30mila euro contestata all'imprenditore e all'ex sindaco per l'appalto del Cdr. La difesa opta per l'abbreviato e chiede una perizia sulla situazione economico-finanziaria della Nubile

BRINDISI – Alla vigilia dell’udienza preliminare, la Procura chiede all’imprenditore Luca Screti la restituzione di due milioni di euro a titolo di “ingiusto profitto” conseguito per effetto della tangente da 30mila euro che l’ex amministratore della Nubile avrebbe versato in tranche all’ex sindaco di Brindisi, Mimmo Consales, per saldare i debiti con Equitalia, ottenendo la gestione dell'impianto di Cdr.

L'imprenditore Luca Screti, amministratore di Nubile SrlI pm hanno chiesto il processo per entrambi e la decisione spetta al gup, ma prima di arrivare all’appuntamento in Tribunale tra accusa e difesa, hanno quantificato la somma nell’ipotesi in cui Screti dovesse chiedere di patteggiare la pena. Perché, le nuove disposizioni in materia di concordato, prevedono accanto all'aspetto detentivo, quello pecuniario con la finalità di estinguere la conseguente del reato contestato. In questo caso la corruzione tra il vecchio primo cittadino e l’imprenditore, con un accordo che avrebbe permesso a Screti di ottenere l’appalto per i rifiuti. Motivo che ha portato entrambi agli arresti lo scorso 6 febbraio.

La difesa di Screti, affidata all’avvocato Vincenzo Farina, sembra aver scartato l’ipotesi ventilata in un primo momento per chiudere il conto a due anni e undici mesi, per scegliere l’abbreviato condizionato a una perizia sulla effettiva situazione economico-finanziaria della Nubile srl, su cui più volte l’ex amministratore unico ha riferito nel corso dell’interrogatorio in cui ha ammesso di aver versato somme a Consales, su richiesta di questi, limitando il pagamento a metà della somma contestata nel capo di imputazione. Sedicimila euro e non 30mila.Versioni smentite da Consales, secondo il quale la somma sarebbe stata offerta da Screti a titolo di contributo elettorale.

I pm  hanno puntellato l’impianto accusatorio, arrivando a sostenere che ci sono tutti gli elementi per sostenere al dibattimento l’esistenza di un accordo corruttivo perché – si legge – nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal capo Marco Dinapoli e dal sostituto Giuseppe De Nozza, l’ex sindaco di Brindisi  avrebbe speso “il ruolo politico e amministrativo in sostengo degli interessi della Nubile, società gravata da un’imponente esposizione debitoria, oggetto di transazione con l’Agenzia delle Entrate” reso possibile “anche e soprattutto spendendo la stipula del contratto da 176.514.000 di euro con il Comune di Brindisi per la gestione, per 15 anni, dell’impianto per rifiuti di via per Pandi, di proprietà dell’Amministrazione cittadina”.

La corruzione contestata è stata ampliata con l’inserimento nel capo di imputazione di “ulteriori utilità consistite nell’assunzione e comunque nel far lavorare alle dipendenze della Nubile sei persone, in occasione della messa in esercizio a regime, il 7 gennaio 2014 dell’impianto di Cdr” con provvedimento ritenuto “illegittimo del 6 novembre 2013”. I sei sono stati ascoltati dalla Digos lo scorso mese di giugno.

Le conclusioni della Procura scaturiscono dagli interrogatori di Screti:  “In altri termini, lui Consales, ha detto a lei che aveva problemi di debito e lei gli ha detto io ho problemi di debito sull’azienda, se non parte il contratto va a finire male. Quindi è stato uno scambio fra voi?” Screti ha ammesso: “Sì”. Ancora: Lui mi ha fatto capire che senza il suo sostegno la pratica va alle lunghe”.

Il riassunto del pm è il seguente: “E’ accaduto che negli incontri le ha detto a Consales, io ho necessità di far partire l’impianto altrimenti come impresa sto male. E Consales le ha detto io mi spendo per aiutarti però tu mi devi fare una mano con qualche soldo per pagare il debito. E’ così?”. Sì, esatto. Mi sentito vittima del sistema, tutti quanti guardavano alla Nubile come una mucca da allattare. Mungere, corregge il dirigente della Digos.

L'impianto di Cdr-2L’impianto poi parte. Parte con l’ordinanza a firma di Consales che Screti sostiene di non volere: “Preferivo non partire, lavorare solo con la discarica e guadagnavo di più. La differenza tra ordinanza e contratto è questa: il contratto può essere portato in banca e anticipato, mentre l’ordinanza non serve a niente. Io lo volevo attivare ma dicevano che c’erano problemi: io volevo anticipare il contratto, era un appalto di 178 milioni di euro, per andare in banca e chiedere il 5 o il 3 per cento dell’anticipo. Ma se non parte, non posso”.

“Interesse o necessità?”, chiede il pm. Sfumatura non di poco conto, rimarcata dallo stesso difensore di Screti il quale risponde: “Più che altro era necessità, per coprire il resto dell’esposizione bancaria”. Dopo l’ordinanza, secondo la Procura ci sarebbero state le assunzioni chieste da Consales: “persone da lui segnalate, entrate nell’impianto di Cdr con contratto tramite agenzia interinale  perché non sapevano fare niente, non avevano esperienza nel settore, li abbiamo dovuti assumere, e poi passati a tempo indeterminato man mano che scadevano i termini.

Su richiesta del difensore, l’imprenditore ha riferito la situazione di “difficoltà finanziaria, dopo la transazione fiscale e la gara aggiudicata”. C’era un’esposizione, secondo Screti, “di diversi milioni di euro”: “Avevamo mutui con il Banco di Napoli, la transazione era di sei milioni, c’era anche l’esposizione con Unicredit, Banco di Napoli per 900mila euro più altri 900mila per i quali ho fatto richiesta di prestito per cassa. Anche le società controllate stavano in difficoltà, la Salento Salute e Masseria Pignicedda. Dieci milioni di debiti”.

Screti sostiene di non aver saputo dell’esposizione debitoria di Consales, verso Equitalia, per 315mila euro, se non dai giornali. O meglio: “Attraverso l’attacco giornalistico di D’Attis, durante la campagna elettorale”.

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