Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Corruzione in Tribunale, torna libero l'imprenditore Massimo Bianco

Il gip del Tribunale di Potenza dispone la misura del divieto di dimora nella provincia di Brindisi. Valorizzato il "mutato assetto dei rapporti personali tra gli indagati"

FRANCAVILLA FONTANA - Massimo Bianco, arrestato il 28 gennaio scorso nell’ambito dell’inchiesta sul presunto sistema corruttivo in cui avrebbe giocato un ruolo centrale il giudice Gianmarco Galiano, torna in libertà. Il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Potenza, Lucio Setola, ha revocato la misura degli arresti domiciliari emessa a suo tempo nei confronti dell'imprenditore francavillese Massimo Bianco  sostituendola con la misura meno afflittiva del divieto di dimora nella provincia di Brindisi. Massimo Bianco è difeso dagli avvocati Domenico Attanasi del Foro di Brindisi e Sebastiano Flora del Foro di Potenza. Nella ordinanza il gip ha valorizzato il "mutato assetto dei rapporti personali tra gli indagati". Qualche giorno fa era tornato libero l'avvocato francavillese Francesco Bianco. Massimo Bianco, come detto, era stato arrestato e condotto in carcere, per poi passare il 2 febbraio in regime di arresti domiciliari. Bianco, secondo l’accusa, avrebbe elargito sponsorizzazioni fittizie a un paio di associazioni sportive dilettantistiche riconducibili al giudice Gianmarco Galiano. Durante l'interrogatorio Massimo Bianco aveva risposto alle domande del gip, per chiarire la propria posizione.

Il 12 maggio il personaggio centrale dell'inchiesta per gli investigatori, il magistrato Gianmarco Galiano, aveva lasciato il carcere dopo più di tre mesi. Il gip gli aveva concesso i domiciliari. Galiano era stato arrestato il 28 gennaio nell'inchiesta che si è rivelata un terremoto per il Tribunale di Brindisi e per la città di Francavilla Fontana. Un giudice, professionisti stimati e noti imprenditori: tutti finiti nella rete degli inquirenti. A vario titolo vengono contestate le accuse di estorsione, corruzione passiva in atti giudiziari, corruzione attiva, associazione per delinquere, riciclaggio, auto-riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Oltre alle misure cautelari, il gip aveva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro e beni per un valore complessivo pari a circa 1,2 milioni di euro. Nelle attività di notifica del provvedimento restrittivo e nelle perquisizioni erano stati impiegati circa 100 finanzieri del comando provinciale di Brindisi. 

Il fulcro delle indagini, per il gip, è il rapporto a tre tra Galiano, Pepe Milizia e la famiglia di imprenditori francavillesi Bianco: “Gli accertamenti – scrive il gip – hanno fatto emergere l'esistenza di una consolidata prassi illecita che vede tali soggetti pronti a collaborare per la realizzazione di qualsiasi attività illecita possa consentire loro di vivere agiatamente e godere delle proprie passioni”. Le indagini si soffermano su un arco di tempo che va dal 2012 al 2018: i tre fulcri si sarebbero aiutati a vicenda con favori e condotte illecite. Galiano sarebbe stato il garante in sede giudiziaria degli interessi del gruppo, gli altri avrebbero fatto ottenere al primo consistenti vantaggi economici. Un caso su tutti: quello dello yatch Kemit, del magistrato Galiano, “ma di fatto mantenuto – scrive il pm – […] grazie ai proventi generati da un congegno criminogeno architettato e condotto da Galiano col contributo dei sodali Massimo Bianco e Pepe Milizia, in seno al quale si combinavano, secondo un ben articolato disegno speculativo, condotte corruttive, false fatturazioni ed evasione fiscale”.

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