Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Oria

Così l'imprenditore coraggioso ha fatto capitolare "Man in black" e i suoi sodali

Non si sono lasciati intimorire dalle richieste dei presunti estorsori, che in più occasioni si sono presentati nel loro cantiere sciorinando un repertorio di minacce. Grazie al coraggio mostrato dal titolare di una ditta edile e da un suo socio, i carabinieri hanno disarticolato un presunto sodalizio dedito all'estorsione e allo spaccio di cocaina, eroina e marijuana per le vie di Oria

ORIA -  Non si sono lasciati intimorire dalle richieste dei presunti estorsori, che in più occasioni si sono presentati nel loro cantiere sciorinando un repertorio di minacce. Grazie al coraggio mostrato dal titolare di una ditta edile e da un suo socio, i carabinieri hanno disarticolato un presunto sodalizio (non viene però contestato il reato associativo) dedito all’estorsione e allo spaccio di cocaina, eroina e marijuana per le vie di Oria. 

Al vertice, secondo gli investigatori, c’era un presunto fiancheggiatore del clan Scu "Rogoli-Buccarella-Campana". Si tratta di Roberto Mazzutti, 49 anni, nato a Roberto Mazzutti-2Manduria e residente a Oria, che con il soprannome affibiatogli per l’abitudine di indossare abiti di colore nero, “uomo nero”, ha dato il nome all’operazione, “Man in black”, conclusasi stamani con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Brindisi Maurizio Saso, su richiesta del pm Milto Stefano De Nozza, nei confronti di sei indagati (nella foto a destra, Roberto Mazzutti). 

Oltre a Mazzutti, sono finiti in carcere: Alex Vitale, 35 anni, di Oria, detto “Gummune”; Cosimo Lamarmora, 35 anni, di Oria; Cosimo Saccomanno, 46 anni, di Oria. Andrea Summa, 25 anni, di Oria, si trova recluso in regime di domiciliari. Fabrizio Russo, 38 anni, di Oria, detto “Pizzichicchio”, raggiunto anche lui dalla misura restrittiva in carcere, risolta al momento irreperibile. 

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana al comando del capitano Nicola Maggio. Per quasi due anni, i militari del  Norm diretti dal tenente Roberto Rampino, in sinergia con i colleghi della stazione di Oria al comando del maresciallo Roberto Borrello, hanno pedinato e intercettato (piazzando cimici nelle auto e tenendo i telefoni sotto controllo) gli indagati. Dall’ordinanza emergono due filoni investigativi che si intrecciano fra di loro: quello Alex Vitale-2dell’estorsione (tentata e consumata) ai danni dell’imprenditore edile e del suo socio; quello dello spaccio di droga, nell’ambito del quale sono stati effettuati diversi sequestri di sostanza stupefacente (nella foto a sinistra, Alex Vitale)

L'estorsione. E’ iniziato tutto nel gennaio del 2013, con una denuncia sporta in caserma dalla vittima, che con la sua azienda stava realizzando delle villette nel centro di Oria. Da quanto appurato dagli inquirenti, Russo si presentò il 24 gennaio presso l’abitazione di un operaio che lavorava alle dipendenze dell’imprenditore estorto, chiedendogli di fissare un incontro con il suo datore di lavoro. Il giorno successivo, lo stesso Russo si reca presso la sede della ditta insieme ad un’altra persona non identificata, incontrando l’amministratore unico dell’impresa. 

Russo dice alla vittima di essere a conoscenza dei furti in cantiere verificatisi nei giorni precedenti (fra cui quello di pedane di mattoni), garantendo che se gli fosse stata corrisposta una somma di denaro, le scorribande dei ladri si sarebbero immediatamente interrotte. “E non la vogliamo far finire – afferma Russo – questa situazione? Sono venuto perché così mi ha detto la testa…senza pretese…qui soldi vogliamo”. Russo asserisce inoltre che quella è “casa sua” e che bisogna bussare alla porta prima di iniziare i lavori. Cosimo Lamarmora

“Io ti dico – dice ancora Russo – qua domani mattina non ti tocca più niente nessuno… te lo posso garantire al 100 per cento, quella è una responsabilità mia”. Oltre a quel cantiere, la vittima ne avrebbe dovuto aprire un altro in seguito. Russo dice di essere al corrente anche di questa situazione. E la richiesta estorsiva si fa esplicita. “Io ti sto dicendo a te – afferma Russo – tra qua e i lavori nuovi che devi fare…che poi bisogna vedere…mi dai 5mila euro qua e 5mila euro la…ti assicuro che non ne succedono…su Oria attualmente oggi, senza offesa, ne sto rispondendo io”. Russo, dunque, chiede all’imprenditore la somma complessiva di 10mila euro per poter lavorare serenamente (nella foto a destra, Cosimo Lamarmora)

Ma il 26 gennaio, l’imprenditore va a sporgere denuncia.  All’inizio vengono piazzati dei microfoni nell’auto dell’operaio (del tutto estraneo ai fatti) al quale Russo si era rivolto pochi giorni prima. Lo stesso operaio, nel corso di una conversazione con il datore di lavoro, fa i nomi di altre due persone che hanno affiancato Russo nelle sue sortite: Mazzutti e Vitale. Già, perché i presunti estorsori si ripresentano con fare minaccioso anche l’uno e il 3 febbraio, fino ad ottenere un appuntamento per il 7 marzo: giorno in cui ricevettero una prima (e ultima) tranche di denaro pari a mille euro. 

Cosimo SaccomannoSarebbe stato Russo a prendere la mazzetta di denaro. I carabinieri, appostati intorno al luogo dell’incontro, filmano la scena e pedinano Russo per qualche metro, fino a quando l’indagato non si dilegua per le vie di Oria. 

Dopo questo episodio, le richieste estorsive, grazie alla denuncia sporta dalla vittima, si interrompono. Nel frattempo le forze dell’ordine continuano ad intercettare i sodali, scoprendo un giro di droga riguardo al quale entreremo nel dettaglio più avanti. Il 21 ottobre del 2013, però, si registra un nuovo tentativo di intimidazione ai danni dell’imprenditore. E’ ancora una volta Russo a raggiungere la vittima sul marciapiede di un cantiere edile, riallacciando il discorso interrotto un anno prima (nella foto a sinistra, Cosimo Saccomanno)

Russo era a conoscenza della denuncia sporta nel 2012. “Sei un infame – dice l’oritano rivolgendosi all’imprenditore – mi hai fatto la denuncia e gli infami fanno una brutta fine…questo cantiere lo puoi chiudere…tanto non riuscirai a realizzarlo”. Russo dice di non aver paura della galera e che non gli avrebbe fatto proseguire i lavori se non avesse avuto altri soldi. “Se non vuoi mettere il guardiano – afferma Russo – quanto mi vuoi dare? Già l’altra volta mi avete dato mille euro e poi vi siete persi”. E poi: “Ad Oria tutti mi conoscono, basta chiedere di Fabrizio Russo e tutti dicono dove sto”. Prima di andarsene, infine: “Adesso devo risolvere questo problema di chi ha fatto la Andrea Summa-2denuncia…adesso vado dall’altro… tu pensa a quello che devi fare”.

Lo spaccio di droga. Questo episodio segna il capitolo conclusivo delle indagini. Ma fra il gennaio del 2012 e il marzo del 2013, come accennato, erano venuti alla luce anche diversi episodi di spaccio di droga riconducibili sempre a Russo, Mazzutti e Vitale, in concorso con Lamarmora, Saccomanno e Russo. Da quanto si legge nell’ordinanza, il gruppo aveva messo in piedi un’attività in cui ognuno svolgeva un ruolo specifico. Mazzutti “risultava essere colui il quale organizzava i viaggi per l’attività di rifornimento” da San Giorgio Jonico (Taranto), con la collaborazione di Russo e dell’oritano Rocco Santese, proprietario di un piccolo deposito adibito a falegnameria (nella foto a destra, Andrea Summa)

Alex Vitale e Cosimo Lamarmora, sempre sulla base di quanto appurato dagli inquirenti, sarebbero stati incaricati di gestire la vendita al dettaglio. Saccomanno, invece, avrebbe curato l’approvvigionamento della marijuana, direttamente ad Oria. 

Da sinistra, il tenente Roberto Rampino, il colonnello Andrea Paris e il capitano Nicola Maggio-2Nel corso delle indagini sono stati effettuati due grossi sequestri di droga. Nel maggio del 2012, i carabinieri recuperarono 1,133 chilogrammi di eroina e 130 grammi di cocaina all’interno della falegnameria di Rocco Santese, che venne arrestato in flagranza di reato e nel frattempo è stato condannato con sentenza passata in giudicato. Nel marzo del 2012, vennero trovati 1,210 chilogrammi di marijuana all’interno di un’abitazione abbandonata in cui Alex Vitale e il concittadino Valentino Andriani, anche lui arrestato in flagranza di reato e condannato con sentenza passata in giudicato, avevano allestito una piccola piantagione di cannabis (nella foto a sinistra, da sinistra, il tenente Roberto Rampino, il colonnello Andrea Paris e il capitano Nicola Maggio)

A questi vanno aggiunti altri tre sequestri di minore entità, ma comunque consistenti: il 9 marzo 2012, 6 grammi di eroina; il 16 settembre 2012, 10 dosi di eroina; il 28 settembre 2012, 14 grammi di sostanza stupefacente, fra eroina e cocaina. Ci sono inoltre altri quattro episodi di spaccio di marjuana, hascisc ed eroina (tra il febbraio e l’aprile del 2012, Vitale, come emerso dalle intercettazioni telefoniche, avrebbe addirittura ceduto a una persona del posto ben 10 chilogrammi di eroina e oltre un chilogrammo di marijuana), riconducibili a Vitale, Saccomanno, Lamarmora e Andrea Summa.

Per le vie di Oria, insomma, scorrevano fiumi di droga. E’ impressionante, in particolare, la richiesta di eroina (il cui consumo purtroppo sta tornando in auge fra i giovani, che la trovano più conveniente rispetto ad altre droghe) in rapporto a una popolazione di poco superiore ai 15mila abitanti. Gli stessi indagati, del resto, non sembravano entusiasti dei profitti fatti con la vendita di cocaina. Lamarmora, durante una conversazione con Summa intercettata dai carabinieri, disse che non ci stava guadagnando “niente sopra la cocaina”.

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