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Crack Banca Etruria: tremano 20 risparmiatori brindisini. C'è la prima diffida

Almeno 20 brindisini avevano investito una parte dei loro risparmi in azioni della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. E’ concreto il rischio che anche loro vedano andare in fumo il proprio denaro a seguito del crack dell’istituto di credito toscano, una delle quattro banche in crisi nei confronti delle quali il governo ha approvato un decreto che ha azzerato il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate

BRINDISI – Almeno 20 brindisini avevano investito una parte dei loro risparmi in azioni della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. E’ concreto il rischio che anche loro vedano andare in fumo il proprio denaro a seguito del crack dell’istituto di credito toscano, una delle quattro banche in crisi nei confronti delle quali il governo ha approvato un decreto che ha azzerato il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle stesse, assestando un duro colpo a centinaia di risparmiatori in tutta Italia.

Fortunatamente fra i brindisini non si registrano situazioni drammatiche come quella del pensionato 68enne di Civitavecchia che si è suicidato dopo aver perso 100mila euro (ripartiti fra contanti, obbligazioni e lingotto d’oro). Ma le cifre in ballo sono comunque consistenti. La situazione è monitorata dalla Conconsumatori Brindisi, presieduta dall’avvocato Emilio Graziuso, uno dei componenti del direttivo nazionale dell’associazione dei consumatori.

“Siamo stati contattati da 20 persone – spiega a BrindisiReport Graziuso – di cui 12 residenti nel capoluogo e 8 nei comuni della provincia. Al Emilio Graziuso-2momento solo una di loro, un impiegato, ci ha portato la documentazione da esaminare, facendo partire una diffida. Aveva investito circa 7mila euro in azioni di Banca Etruria. Anche gli altri avevano acquistato delle azioni via internet, attraverso il servizio di home banking”. Stando così le cose, questi investitori hanno poche possibilità di recuperare i rispettivi investimenti (a destra, Emilio Graziuso).

La Confconsumatori, oltre a fornire assistenza ai risparmiatori dei quattro Istituti di Credito liquidati forzosamente, sta già predisponendo un intervento nei confronti della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia per sostenere le ragioni dei piccoli risparmiatori. Per alcune obbligazioni subordinate della Banca Etruria (codici IT0004657786 ;IT0004539786; IT0004350515;IT0005031395), la Banca d'Italia, come riferito dalla Confconsumatori, ha previsto che i risparmiatori possano essere soddisfatti in futuro previa soddisfazione di tutti gli altri creditori, non subordinati, della vecchia banca. Ma per altre subordinate della Banca d’Etruria di cui la Banca d’Italia ha disposto l’azzeramento (IT0004931405, IT0004119407, IT0004966856, IT0004281504), ci sono pochissime speranze: gli investitori, sic stantibus rebus, non recupereranno neanche un euro. 

“Dall'esame della documentazione dei casi sottoposti, a livello nazionale, dai risparmiatori alla Confconsumatori e che hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita – spiega Graziuso - sono emerse alcune criticità ricorrenti. Molti risparmiatori che hanno acquistato i titoli nel 2013, su sollecitazione degli operatori di banca Etruria, avevano profilo di rischio bassi, medio bassi o medi incompatibili con titoli (corporate bond) strutturati come le obbligazioni subordinate di Banca Etruria”. 

“Oltre tutto moltissimi (quasi tutti) risparmiatori – prosegue Graziuso - non avevano esperienza in materia di strumenti finanziari complessi come i bond subordinati. Difatti in quasi tutti i casi, nel mese di settembre scorso (quando ormai i titoli erano quasi carta straccia) i piccoli risparmiatori hanno ricevuto una comunicazione, inviata per lettera semplice datata 3 giugno 2015, con la quale venivano avvisati che il titolo era incompatibile col loro profilo di rischio e l'invito a recarsi in filiale. In realtà l'articolo 23 e seguenti del Tuif imponeva l'obbligo di segnalare l'incompatibilità (pena la responsabilità contrattuale della banca venditrice)”.

Per seguire la disamina di ogni caso, la Confconsumatori ha bisogno dei seguenti documenti: contratto amministrazione e custodia titoli sottoscritto prima dell'ordine; prospetto generali rischi di investimenti consegnato in occasione dell'apertura del dossier titoli; estratti conto titoli ultimi 10 anni; ordine d'acquisto titoli; conferma d'ordine d'acquisto; prospetto informativo del titolo consegnato al momento dell'acquisto; questionari mifid via via firmati; lettere ricevute dalla Banca.

Solo da qualche giorno, a seguito anche del drammatico fatto di cronaca che ha visto protagonista il pensionato di Civitavecchia, si sta cominciando ad avere un’idea della portata del fallimento dei 4 istituti di credito. “Tuttavia – spiega Graziuso - le aperture del sottosegretario all’Economia Enrico Morando, subito quasi smentito dal Suo Ministro, Carlo Padoan, e del presidente della Nuova Banca Etruria appaiono generiche e superificiali. Il problema vero riguarda il collocamento e la vendita di obbligazioni subordinate che, al contrario delle obbligazioni 'normali', sono stati patrimonializzate dal commissario della vecchia banca.  Simili strumenti finanziari che sono strutturati e complessi non erano e non sono adatti alla clientela ‘retail’, perché implicitamente ed univocamente ad alto rischio".

“Se Banca Etruria – prosegue Graziuso - avesse chiaramente detto che stava vendendo un titolo ad alto rischio, peraltro non quotato nei mercati regolamentati quindi di difficile smobilizzo, non avrebbe incassato le centinaia di milioni che invece ha incassato”.

Le banche, insomma, non andrebbero sanzionate solo quando vanno male ma andrebbero controllate anche per le tipologie di vendite che fanno ai loro clienti. “Su questo – afferma Graziuso -  la politica e le istituzioni dovrebbero interrogarsi seriamente. Dall'esame dei centinaia risparmiatori che si sono rivolti alla Confconsumatori a livello nazionale è emerso, nella stragrande maggioranza dei casi, che solo nel giugno 2015, con una lettera firmata dai Commissari, la Banca (vecchia) si è accorta che quel titolo era incompatibile col profilo di rischio del cliente.  Senonchè la lettera è arrivata a settembre e, a quel punto, le obbligazioni erano divenute invendibili non solo per deprezzamento ma perché appunto non ammesse alle quotazioni ufficiali”.

Dunque per la Confconsumatori “la problematica non va risolta fissando l'asticella a 30 mila euro, come sembra detto dal presidente di Nuova Banca Etruria, ma ci sono persone che sono state mal consigliate ed hanno buttato in banca oltre 30 mila ma soprattutto talvolta hanno buttato tutti i loro risparmi (in quello che credevano un titolo sicuro)”.

A detta di Graziuso, “il problema, se seriamente si vuole affrontare, va risolto per tutti i piccoli risparmiatori ad eccezione dei risparmiatori con profili di rischio speculativi, avvezzi a rischiare in borsa o nei mercati finanziari”.

“Per fortuna di questa ultima categoria, si pensi bene, nessuno – afferma ancora Graziuso - è rimasto ‘vittima’ dall'affaire Etruria. Si trattava infatti di titoli che neanche rendevano un gran che e che spesso sono acquistati in sostituzione di precedenti obbligazioni bancarie”. “E' bene che il presidente di Nuova Banca Etruria sappia che la sua società – conclude il presidente di Confconsumatori Brindisi -  essendo subentrata nei rapporti giuridici della precedente, sarà presto chiamata in giudizio dai risparmiatori truffati”.

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