Cronaca Ostuni

Crollo nella scuola di Ostuni: sette indagati, anche un tecnico comunale

L'inchiesta riguarda i lavori di consolidamento e messa in sicurezza della scuola Pessina effettuati fra il 2009 e il 2015. Indagati il dirigente dell'ufficio tecnico, due professionisti e quattro imprenditori

OSTUNI – Sette persone risultano indagate nell’ambito di un’inchiesta scaturita dal crollo nella scuola elementare Pessina di Ostuni, avvenuto il 13 aprile 2015. Si tratta di un procedimento riguardante i lavori di consolidamento e messa in sicurezza dell’edificio effettuati fra il 2009 e il 2015, quando la scuola venne inaugurata.

L'attività investigative condotta dai militari della guardia di finanza della compagnia di Ostuni al comando L'ingegnere Roberto Melpignano-2del capitano Gerardo Chiusano, in sinergia con la procura di Brindisi, è sfociata ieri nella notifica di un avviso di conclusione delle indagini al dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Ostuni, l'ingegnere Roberto Melpignano, al direttore dei lavori, Salvatore Molentino (difeso dall’avvocato Francesco Sabatelli), al responsabile del piano sicurezza, l’architetto Stefania Farina, e a quattro imprenditori residenti rispettivamente a Oria, Ceglie Messapica, Ostuni e Grottaglie (nella foto a destra, Roberto Melpignano).

Le accuse contestate sono a vario titolo di abuso d’ufficio e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per aver frazionato artificiosamente gli incarichi professionali e di esecuzione di lavori, in concorso.

L’indagine è nata da una costola dell’inchiesta riguardante il cedimento del solaio, con il ferimento di due scolari e di una insegnante. In quel procedimento sono già coinvolti gli stessi Molentino e Melpignano, rinviati a giudizio con l’accusa di lesioni personali colpose (il terzo imputato, Palmiro Brocca, di Lecce, legale rappresentante della ditta incaricata di eseguire i lavori di intonacatura del plesso scolastico, ha patteggiato una pena pari a 13 mesi, sempre con l’accusa di lesioni personali).

I finanzieri dunque sono andati a ritroso, scavando fra gli incartamenti riguardanti l’affidamento dei lavori di restyling del plesso. Questo fu interessato da numerosi numerosi interventi di ristrutturazione (pari a 1.814.335,30 euro), alcuni dei quali (per un importo pari a 666.193 euro) realizzati tramite affidamenti diretti per la progettazione, coordinamento della sicurezza, direzione dei lavori ed esecuzione degli stessi, senza che fosse indetta alcuna gara ad evidenza pubblica.

Sulla base di quanto appurato dagli inquirenti, gli indagati avrebbero frazionato un unico incarico in due diversi incarichi, in maniera tale da eludere la soglia, pari a 20mila euro, oltre la quale scatta l’obbligo di indire una gara a evidenza pubblica, escludendo la possibilità di procedere con una chiamata diretta. I due professionisti, insomma, si sarebbero messi d’accordo con Melpignano per dividere in due tronconi (uno la progettazione, l’altro la direzione dei lavori) quello che secondo il pm era un unico incarico.

Tutto ciò, stando al teorema accusatorio, avrebbe provocato un ingiusto vantaggio ai destinatari degli incarichi ed un conseguente danno al Comune di Ostuni che ha esborsato una somma superiore rispetto a quella che avrebbe erogato se fosse stata eseguita la gara pubblica, che fra l’altro avrebbe garantito, sempre secondo gli inquirenti, un servizio migliore e più trasparente.

“L’Autorità Nazionale Anticorruzione, interessata in merito – si legge in una nota della Finanza - ha condiviso tutte le risultanze operative contestate”. “L’intervento delle Fiamme Gialle si inserisce nel quadro delle attività che il Corpo svolge per garantire il rispetto delle regole e salvaguardare la concorrenza leale tra operatori in un panorama nazionale che registra frequenti, analoghe situazioni di cattiva gestione delle procedure di affidamento delle opere pubbliche”.

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