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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Da Brindisi in Sicilia per minacciare un imprenditore, due arresti per estorsione

Ci sono anche due brindisini tra le sei persone arrestate all'alba di oggi dai carabinieri della compagnia di Paternò (paese della provincia di Catania, Sicilia)nell'ambito di un'operazione antiracket. Si tratta di Teodoro Chiarella 26 anni e Roberto Leuci 38

BRINDISI – Ci sono anche due brindisini tra le sei persone arrestate all'alba di oggi dai carabinieri della compagnia di Paternò (paese della provincia di Catania, Sicilia) nell'ambito di un'operazione antiracket. Si tratta di Teodoro Chiarella 26 anni e Roberto Leuci 38. Gli altri sono i cugini Alfio e Salvatore Licciardello, di 52 e 53 anni, Francesco Alberti, di 44, Roberto Camarda, di 48, originari di un altro paese in provincia di Catania, Belpasso. L'ipotesi di reato è estorsione aggravata dal metodo mafioso.

La banda di presunti estorsori è finita in manette grazie alla denuncia della vittima, un imprenditore del posto, titolare di un'azienda agricola e casearia, stanco delle vessazioni subite da lui e dai suoi familiari.

Le indagini tecniche e di riscontro dei militari dell'Arma avrebbero avvalorato le dichiarazioni della vittima.

A capo del gruppo i carabinieri indicano Alfio Licciardello, ritenuto “affiliato di spicco del clan del Malpassotu”, che, sostiene l'accusa, “avvalendosi del suo spessore criminale ha tentato di impossessarsi dell'attività economica dell'imprenditore e di estrometterlo dal mercato del commercio di prodotti caseari per acquisirne il monopolio”.

Licciardello è accusato di avere prelevato delle vasche e dei macchinari per la produzione di prodotti caseari, per un valore di circa 5mila euro dall'azienda. Poi si sarebbe fatto consegnare dall'imprenditore la lista dei suoi clienti e con il suo gruppo, avrebbe minacciato commercianti di Belpasso di rifornirsi da lui e dai suoi collaboratori. La vittima sarebbe stata infine costretta a cedere una quantità giornaliera di latte, non riuscendo così a proseguire la sua attività subendo un danno economico che militari dell'Arma stimano in circa 20mila euro.

A conclusione dell'attività di indagine, il gip di Catania, su richiesta della locale procura distrettuale, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei sei indagati.

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