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La condizione delle uove sequestrate

La condizione delle uove sequestrate

Decine di migliaia di uova avariate

BARI - Qualcuno fa di tutto per continuare a rovinare l'immagine della produzione agroalimentare della Puglia, contando su leggi severe dal punto di vista dei controlli, ma deboli dal punto di vista delle sanzioni (è lo stesso per i reati ambientali). La definizione di civiltà giuridica non può coincidere con l'indulgenza di fatto.

BARI - Qualcuno fa di tutto per continuare a rovinare l'immagine della produzione agroalimentare della Puglia, contando su leggi severe dal punto di vista dei controlli, ma deboli dal punto di vista delle sanzioni (è lo stesso per i reati ambientali). La definizione di civiltà giuridica non può coincidere con l'indulgenza di fatto, quando si mettono a repentaglio la salute pubblica e l'economia. Ma questo è lavoro per la politica, sul campo invece ci sono le forze dell'ordine, in questo caso la Forestale.

Facendo seguito all'attività investigativa effettuata nei giorni scorsi, che aveva portato al sequestro di un ingente quantitativo di prodotti alimentari, tra cui pasta, taralli, uova e dolci, il personale del Comando Regionale Puglia del Corpo forestale dello Stato, nel corso di un'attività di controllo per la sicurezza e la tutela dei prodotti agroalimentari effettuata in una azienda avicola nel Sud Barese, ha sottoposto a sequestro 35 mila uova mal conservate, senza termine minimo di conservazione o con termine minimo di conservazione illecito.

Le indagini condotte dal Nucleo Tutela Regolamenti Comunitari, diretto dal commissario capo Alberto Di Monte, e dalla Sezione di Analisi Criminale della Forestale, diretta dal commissario capo Giuliano Palomba, hanno portato alla scoperta di un'attività fraudolenta da parte del rappresentante legale dell'azienda di allevamento di galline, un uomo di 45 anni, il quale è stato denunciato all'autorità giudiziaria.

I forestali durante il controllo in azienda hanno accertato la presenza di uova da destinare allo smaltimento, perché non integre, incrinate, sporche e infestate da insetti, che invece sarebbero state vendute alle industrie alimentari. Inoltre è emersa l'assenza totale di un sistema di tracciabilità delle uova. In azienda non erano presenti indicazioni circa il giorno di produzione delle uova e questo sia per quelle commerciabili sia per quelle avariate.

Tale organizzazione di lavoro favoriva un'altra condotta fraudolenta dell'azienda la quale posizionava a proprio piacimento il termine minimo di conservazione (tmc), che per legge è pari a 28 giorni dalla data di produzione. Infatti la ditta commercializzava uova dichiarate come prodotte in data successiva a quella realmente prodotta. I reati contestati sono: frode in commercio e detenzione per il commercio di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione.

 

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