Delitto Salati: condanne a 30 anni

LECCE - Il gup di Lecce condannato a 30 anni Vito Stano (difeso da Raffaele Missere) e Francesco Gravina (difeso da Elvia Belmonte), e a 10 anni il pentito Cosimo Giovanni Guarini, tutti di Mesagne (Brindisi) imputati per l’omicidio di Giancarlo Salati, 62 anni, aggredito a bastonate.

Giancarlo Salati, la vittima

LECCE - Fu un omicidio volontario e premeditato, su commissione, una barbara esecuzione a bastonate decisa dai più alti ranghi della Scu per ragioni private, ma anche per una strategia comunicativa utile ad acquisire consenso. E per questo aggravato dal metodo mafioso. La sentenza di primo grado lo conferma: il gup di Lecce ha inflitto una pena pari a 30 anni di reclusione a Vito Stano (difeso da Raffaele Missere) e a Francesco Gravina (difeso da Elvia Belmonte), e 10 anni per il pentito Cosimo Giovanni Guarini, tutti di Mesagne (Brindisi) imputati in un processo che si è celebrato con rito abbreviato per l’omicidio di Giancarlo Salati, 62 anni, aggredito a bastonate.

Salati,

detto ‘Menzarecchia’ fu picchiato violentemente da due persone, nella sua abitazione, con un bastone in ferro. Era il 16 giugno di 4 anni fa. Morì il giorno dopo in ospedale. Guarini e Stano sono ritenuti gli esecutori materiali del delitto per cui sono imputati anche un altro collaboratore di giustizia, Ercole Penna, e uno dei presunti capi della Scu mesagnese, Massimo Pasimeni (quali mandanti unitamente a Gravina) che hanno scelto invece l’ordinario in corso dinanzi alla Corte d’Assise di Brindisi. Stano avrebbe fatto da “mediatore”, ma avrebbe comunque partecipato al delitto.

Alle 19 di oggi la sentenza del gup di Lecce, Cinzia Vergine. Il delitto fu svelato alla fine del 2010, quando Ercole Penna (detto Lino lu Biondu) decise di collaborare con la giustizia. Stando alle sue dichiarazioni Salati sarebbe stato punito in modo esemplare perché inviso ai capi, in particolare a Pasimeni per ragioni private. Gli andava impartita una dura lezione, anche a costo di procurargli la morte, oltretutto, per una presunta relazione che avrebbe intrattenuto con una minorenne.

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Le circostanze sono poi state confermate, in tempi più recenti anche da Guarini, l’ultimo dei pentiti brindisini, coinvolto nella spedizione punitiva con ruolo di esecutore materiale. Ma c’era anche una “motivazione sociale”, quella che avrebbe dovuto rafforzare l’immagine di “giustiziere” di Pasimeni stesso, oltre che la sua autorevolezza in ambiti criminali. ll 27 gennaio 2012 gli arresti eseguiti da Mobile e poliziotti del commissariato di Mesagne, con l’operazione ‘Revenge’, tutti su ordinanza di custodia cautelare disposta dal Tribunale di Brindisi. Agli imputati erano contestati i reati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’aver agevolato un’associazione mafiosa.

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