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Cronaca

"Furbetti" del reddito di cittadinanza: nel Brindisino denunciate 240 persone

Controllati 2.417 nuclei familiari negli ultimi sei mesi dai carabinieri. Fra gli indebiti percettori, moglie e madri di persone condannate per associazione mafiosa, l'ex cassiere della Scu e un artigiano che aveva falsamente dichiarato di vivere da solo

Un artigiano aveva falsamente dichiarato di risiedere da solo, ma in realtà conviveva con i genitori. Una straniera ha mentito sul fatto che si trovasse in Italia da più di 10 anni. Tre donne avevano dei congiunti con condanne per associazione di tipo mafioso. Questi alcuni fra i casi più eclatanti tra le 240 persone denunciate in provincia di Brindisi per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza. I “furbetti” sono stati denunciati a piede libero dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi, con la collaborazione del personale del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, nell’ambito di specifica attività finalizzata al contrasto del fenomeno di illecita percezione del reddito di cittadinanza disposta dal comando Interregionale Carabinieri “Ogaden” di Napoli e a conclusione dei relativi accertamenti eseguiti negli ultimi 6 mesi del 2021, sul conto di 2.417 nuclei familiari Gli interventi hanno permesso di intercettare 1.004.346 euro indebitamente percepiti.

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In particolare, i carabinieri, per ciascun percettore, hanno esaminato la sussistenza dei requisiti previsti dalla norma per poter usufruire del beneficio, mediante un’attenta analisi di tutti gli indicatori che hanno determinato il valore dell’Isee, nonché la presenza di eventuali familiari detenuti e la sussistenza di condanne iscritte al casellario giudiziale ovvero ai casi in cui fosse stata applicata al percettore una misura cautelare personale, anche a seguito di convalida di arresto o di fermo. I militari hanno inoltre rilevato e contestato diverse dichiarazioni mendaci sulle relative Dichiarazioni Sostitutive Uniche (Dsu), documento cardine su cui si basa la richiesta del beneficio, che hanno riguardato mancati inserimenti di proprietà immobiliari, mancanza di alcuni requisiti previsti dalla norma e omissione di familiari ricompresi nello stato di famiglia già percettori del beneficio.

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Le storie

Quattro le vicende più emblematiche riscontrate dai carabinieri. 

Un 30enne di San Michele Salentino avrebbe attestato falsamente di abitare da solo nei locali della propria attività artigianale, dove risultava anagraficamente residente, in modo tale da dissimulare il differente domicilio “di fatto”, dove conviveva con i genitori lavoratori, che non gli avrebbe consentito di accedere al beneficio. Le indagini della locale stazione dei carabinieri hanno consentito di accertare che l’uomo, durante il periodo in cui gli è stato corrisposto il reddito di cittadinanza, ha percepito redditi da lavoro, avendo svolto in nero la propria attività artigianale che, invece, è risultata cessata dal novembre 2019. L’indebita percezione conseguita dall’uomo ammonta complessivamente a 3.000 euro e dallo scorso 29 settembre l’Inps ha applicato nei suoi confronti la decadenza del beneficio.

Una 52enne originaria della Costa d’Avorio residente a Villa Castelli avrebbe falsamente dichiarato di essere residente in Italia da più di dieci anni. Convocata presso la locale stazione dei carabinieri per chiarire la sua posizione, si è allontanata da quel Comando simulando un malore, recandosi prontamente presso un patronato, dove ha presentato un’istanza, non contemplata dalla legge, di rinuncia al beneficio, tentando così di sottrarsi alle proprie responsabilità penali, avendo percepito indebitamente 6.000 euro.

Tonino Screti, di San Pietro Vernotico, ritenuto ex cassiere della Sacra Corona Unita, avrebbe omesso di comunicare (come già riportato in un altro articolo) di essere sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, riuscendo a percepire il reddito di cittadinanza, per un importo complessivo di 10.800 euro. 

Denunciate anche tre donne facenti parte di tre distinti nuclei familiari di Mesagne, le quali avrebbero attestato falsamente che i componenti delle rispettive famiglie, negli ultimi dieci anni, non hanno riportato condanne per associazione di tipo mafioso. L’attività di controllo svolta dalla locale Stazione dei Carabinieri ha consentito, invece, di appurare che il coniuge di una delle donne e i rispettivi figli delle altre due, erano stati condannati per il citato reato, in tempi più recenti. L’importo indebitamente percepito dalle tre indagate ammonta rispettivamente a 840,00, 1.920,00 e 3.414,00 euro.

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