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Il cancello d'ingresso dell'azienda con la cartuccia depositata sul lucchetto

Il cancello d'ingresso dell'azienda con la cartuccia depositata sul lucchetto

Denunciò il racket: perseguitato da 7 anni

SAN PANCRAZIO SALENTINO– Un proiettile di pistola calibro 9, appoggiato sul lucchetto del cancello che chiude il capannone dell'ex azienda di Cosimo Maggiore, 46 anni, l'imprenditore di San Pancrazio Salentino che nel 2006 denunciò i suoi aguzzini facendo arrestare Andrea Bruno.

SAN PANCRAZIO SALENTINO- Un proiettile di pistola calibro 9, appoggiato sul lucchetto del cancello che chiude il capannone dell'ex azienda di infissi in alluminio di Cosimo Maggiore, 46 anni, l'imprenditore di San Pancrazio Salentino vittima di estorsioni che nel 2006 denunciò i suoi aguzzini facendo arrestare Andrea Bruno capo della frangia torrese della Sacra corona unita. E' questa la scoperta fatta dallo stesso imprenditore questa mattina poco dopo le 8 quando si è recato nella sua ex azienda, chiusa ormai da due anni a causa dei debiti.

Il 46enne non avrebbe intenzione di sporgere denuncia. Non vuole più coinvolgere le forze dell'ordine: "Sono stanco e mi sento solo. Non è la prima volta che ricevo minacce di questo genere, proprio questa mattina ho fatto un conteggio di quante volte ho denunciato: dal 2006 ho presentato 23 denunce. Per tanti e piccoli episodi simili, ma mi hanno procurato solo guai. Avevo un'azienda con dipendenti, ora sono quasi due anni che non lavoro, il capannone a causa dei debiti è stato venduto all'asta, non so da chi è stato acquistato. Nel frattempo sono stato bersaglio di atti intimidatori".

Minacce di morte scritte su un muro perimetrale dell'azienda, qualche mese fa l'imprenditore trovò una canna di fucile, qualche tempo dopo altri proiettili. Poi minacce e aggressioni per strada. "Sono anche stato accoltellato. Tutto questo l'ho sempre riferito ai carabinieri. Ma si tratta di denunce contro ignoti che fino a questo momento non mi hanno restituito la serenità che avevo un tempo, prima dell'inizio dei miei guai".

I problemi per Cosimo Maggiore, da quanto egli stesso sostiene, ebbero inizio quando nel 2006 fu vittima di estorsione da parte del clan di Andrea Bruno, ora condannato all'ergastolo. L'imprenditore lo denunciò facendolo arrestare, si è costituito parte civile nei processi contro l'ex capo della Scu torrese ma poi per lui sarebbero piovuti solo guai.

Gli fu assegnata la scorta "Ora ridotta al quarto livello, vengono solo su chiamata ma in realtà non so più cosa farmene. Non posso prevedere le minacce o gli atti intimidatori. A che serve avere due carabineri a disposizione solo quando li chiamo? Purtroppo la mia fiducia nelle istituzioni è andata perduta, a parlare sono i fatti. Riconosco l'impegno di Maria Antonietta Gualtieri (presidente dell'associazione antiracket Salento, ndr), che sta facendo di tutto per aiutarmi ma io ormai sono esasperato, avvilito".

"Mio figlio di soli 20 anni mi ha detto che è stanco di sentire parlare sempre e solo di denunce, mi ha chiesto quando finirà questa storia, quando avremo una nuova vita. Ho i genitori anziani a cui non voglio dare preoccupazioni, non serve a nulla denunciare. Cercherò il modo di difendermi da solo, forse è la soluzione migliore".

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