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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Depuratore: nuovo esposto in Procura. "Disastro ambientale a Torre Guaceto"

Viene ipotizzato il reato di disastro ambientale nell'esposto sull'entrata in funzione del depuratore di Torre Guaceto presentato dal presidente del comitato nazionale per la tutela dell'oasi, il professore Elio Lanzillotti, primo presidente della riserva naturale dello Stato. Stamani intanto un delegato del ministero ha effettuato un sopralluogo nella riserva

BRINDISI -  Viene ipotizzato il reato di disastro ambientale nell’esposto sull’entrata in funzione del depuratore di Torre Guaceto presentato dal presidente del comitato nazionale per la tutela dell’oasi, il professore Elio Lanzillotti, primo presidente della riserva naturale dello Stato. Nel documento si chiede di appurare se l’attivazione dell’impianto non abbia comportato la violazione, in più punti, dei decreti istitutivi della riserva marina (4 dicembre 1991) e della riserva terrestre (4 febbraio 2000).

Gli atti sono stati inviati al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, alla Direzione generale Lo scarico del depuratore di Torre Guaceto-2dell’ambiente della Comunità e alla Procura della Repubblica di Brindisi. Nel rimarcare come la riserva marina di Torre Guaceto abbia assunto una rilevanza tale a livello nazionale da essere stata designata a rappresentare l’Italia in occasione dell’Expo che nel 2015 si terrà a Milano, Lanzillotti illustra una serie di “divieti assoluti” a cui tutti sono “obbligati ad ottemperare” per tutelare l’integrità dell’oasi.

Quali? “Il divieto di alterazione con qualsiasi mezzo, diretta o indiretta, dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e in genere l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell’ambiente, nonché la escavazione e la raccolta di materiali inerti”; e poi il divieto di apportare “qualsiasi mutamento dell’utilizzazione dei terreni con destinazione diversa da quella agricola e quanto altro possa incidere sulla morfologia del territorio sugli equilibri ecologici, idraulici e idrogeotermici e sulle finalità istitutive di cui all’articolo 2 del decreto”.

Lanzillotti ripercorre inoltre la genesi del depuratore dagli anni 80, quando partì la fase di progettazione (soggetta a numerose modifiche) dell’opera, fino allo scorso 26 settembre, quando l’impianto ha cominciato a ricevere i liquami prodotti dai Comuni di San Michele Salentino e San Vito Dei Il nuovo depuratore di BufalariaNormanni (ai quali si aggiungeranno anche quelli di Carovigno quando verrà completata la condotta di collegamento fra questo centro e il depuratore). 

Lanzillotti chiede dunque: al presidente della Repubblica, “un intervento per fare piena luce su quanto sta accadendo al patrimonio inestimabile che Torre Guaceto rappresenta”; al ministro dell’Ambiente, “la verifica in via amministrativa di quanto denunciato, l’eventuale blocco immediato dell’impianto di depurazione di Carovigno, degli scarichi in riserva, l’attivazione di una indagine amministrativa che rilevi eventuali responsabilità ministeriali”; alla Procura della Repubblica, “la verifica di eventuali reati e l’individuazione dei responsabili di quello che appare, a parere dello scrivente, un vero atto criminale verso il nostro Paese”.

Ma va ricordato che la Procura ha già avviato due inchieste parallele sulla vicenda, entrambe coordinate dal pm Antonio Costantini. Un procedimento, quello sullo sversamento di acque fognarie nelle falde di San Michele Salentino, San Vito e Carovigno, vede indagate sette persone con l’accusa di aver ritardato l’attivazione del depuratore, facendo sì che si continuassero a inquinare le cavità Carsiche. L’altra inchiesta riguarda invece l’entrata in funzione del depuratore ed è partita in seguito a due esposti presentati dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Capitaneria di porto.

Proprio sullo sversamento di acque luride nelle falde si incentra invece una lettera inviata al sindaco di Carovigno, Mimmo Mele, dalla sezione di Carovigno del Partito comunista di Marco Rizzo. Nella missiva, firmata dal segretario regionale del partito, Tonino Mosaico, viene rimarcato come per 40 anni  non si sia mosso un dito a fronte dello sversamento di fogna non depurata nelle cavità carsiche di San Michele, San Vito e Carovigno e di “circa il 40% dei paesi della Puglia”. “Per 40 anni  - scrive Mosaico - si è tenuto nascosto alle popolazioni quello che  si è scaricato illecitamente nel sottosuolo, augurandoci che si sia trattato solo di fogna non depurata, ma i dati Arpa Puglia lascano intravedere presenze di altri tipi di rifiuti non naturali”.

“La falda inquinata  - scrive ancora Mosaico - è da ritenere un pericoloso nemico del lavoro, della salute pubblica e dell’ambiente”. “I soldi  - si legge ancora nella missiva - ci sono e quindi  a Carovigno e nella  Puglia intera si deve diventare capaci di trasformare la fogna in  ottima depurazione per tutelare la salute dei cittadini. L’acqua inquinata può causare tumori e morte e nessuno deve far finta di niente, ed in primis i sindaci  che sono i Un momento del sopralluogo effettuato stamani a Torre Guaceto-2-3responsabili sanitari  dei  paesi da loro amministrati”.

Stamani, intanto, all’interno dell’oasi si è svolto un sopralluogo al quale ha preso parte un delegato del ministero dell’Ambiente: il capitano di vascello Aurelio Caligore, capo del Reparto ambientale marino (Ram) del Corpo delle Capitanerie di porto. Questi, accompagnato dal comandante della Capitaneria di porto di Brindisi, Mario Valente, dal sindaco di Carovigno, e dall’assessore all’Urbanistica di Brindisi, Pasquale Luperti, ha visitato il punto in cui le acque trattate dal depuratore finiscono nella riserva, manifestando l’intenzione di acquisire tutti i dati sulla vicenda (nella foto in alto, un momento del sopralluogo con il delegato del ministero).

Sempre nella riserva di Torre Guaceto, domani, 4 ottobre, si svolgerà una manifestazione indetta dallo stesso comitato di Elio Lanzillotti e dal movimento per la Salvaguardia dell’oasi nato su iniziativa del sindacato Cobas. L’appuntamento è alle ore 15 nel parcheggio della spiaggia di Punta Penna Grossa.

                                        

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