Cronaca

Depuratore, vertice in Regione: ecco la soluzione per evitare gli scarichi nell'oasi

La realizzazione di trincee disperdenti potrebbe porre fine allo sversamento nella riserva di Torre Guaceto delle acque reflue trattate dal depuratore consortile di Bufalaria. Avanzata dai tecnici nominati dal consorzio di gestione dell'oasi, questa proposta ha messo d'accordo tutti gli enti che oggi (7 ottobre) si sono incontrati in Regione

BRINDISI – La realizzazione di trincee disperdenti potrebbe porre fine allo sversamento nella riserva di Torre Guaceto delle acque reflue trattate dal depuratore consortile di Bufalaria. Avanzata dai tecnici nominati dal consorzio di gestione dell’oasi, questa proposta ha messo d’accordo tutti gli enti che oggi (7 ottobre) si sono incontrati in Regione, per trovare una soluzione alle problematiche scaturite dall’attivazione dell’impianto in cui attualmente confluiscono i liquami prodotti dai comuni di San Michele Salentino e San Vito dei Normanni e in futuro confluiranno anche quelli di Carovigno.

Al vertice, convocato la scorsa settimana dal presidente della Regione, Nichi Vendola, hanno preso parte: gli assessori regionali Angela Barbanente e Gianni Giannini; due tecnici regionali (gli ingegneri Limongelli e Zotti); L’amministratore, Nicola Costantino, il direttore generale, Nicola Di Donna, Angela Barbanentedue tecnici e un dirigente di Acquedotto pugliese (AqP); il direttore del consorzio di Torre Guaceto, Alessandro Ciccolella, accompagnato da due avvocati e da tre consulenti tecnici (Piccinni, Fraschetti e Terlizzi); il direttore dell’Autorità idrica Pugliese, Vito Colizzi; un rappresentante del consorzio di bonifica dell’Arneo. Ha assistito al confronto anche il presidente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini (nella foto a destra, l'assessore regionale Angela Barbanente).

I vertici di AqP si sono impegnati a verificare la fattibilità delle trincee disperdenti attraverso un’indagine geognostica in due aree alternative individuate dai Comuni di Carovigno e Brindisi. Se i rilievi daranno esito positivo, l’opera, da quanto appreso, potrebbe vedere la luce nell’arco di 2-3 mesi, consentendo così un recapito complementare o alternativo rispetto a quello del Canale Reale, dove attualmente confluiscono i reflui.

Ma si tratta comunque di una soluzione provvisoria, in attesa della realizzazione della condotta sottomarina che porterà i reflui del depuratore sul fondale di 50 metri al largo di Apani. Anche su questo fronte si registra una schiarita. AqP ha infatti comunicato che i tempi per l’entrata in funzione dell’impianto potrebbero essere ridotti (si parla dei primi mesi del 2016) attraverso lo sdoppiamento del progetto originario in due stralci funzionali, oggetto di separata aggiudicazione.

L'assessore regionale Gianni GianniniNel frattempo, AqP ha già attivato una serie di filtri a sabbia per migliorare l’abbattimento dei solidi sospesi ed è pronto a eseguire una serie di interventi in caso di eventuali emergenze (piogge e scariche abusivi): gli stessi preannunciati nel corso di un incontro con i comuni di Brindisi e Carovigno svoltosi il 29 settembre, sempre in Regione (nella foto a sinistra, l'assessore regionale Gianni Giannini).

Quali? L’attivazione, entro i prossimi 20 giorni, della vasca di accumulo già presente nell’area dell’impianto come vasca di laminazione per eventuali scarichi anomali e sovraportatei; l’installazione, entro 60 giorni, di un sistema di teleallarme per tutte le principali apparecchiature elettromeccaniche, in modo da garantire un pronto intervento in emergenza in caso di avaria, rottura, o altre situazioni di disagio; l’applicazione all’ingresso dell’impianto di un misuratore rilevatore di sostanza organica, anche questo per garantire il pronto intervento in caso di apporti anomali.

Il consorzio ha accolto positivamente gli impegni assunti da Aqp e insieme a tutti gli altri enti ha sottoscritto un verbale in cui viene fissato un nuovo appuntamento per il prossimo 27 ottobre, quando sarà noto l’esito delle indagini geognostiche, fondamentale per accertare l’idoneità delle aree individuate per la realizzazione delle trincee. 

Parallelamente alle vicende amministrative, procedono entrambe le inchieste avviate dal pm Antonio Costantini. Un procedimento, quello sullo Lo scarico del depuratore-2sversamento di acque fognarie nelle falde di San Michele Salentino, San Vito e Carovigno, vede indagate sette persone con l’accusa di aver ritardato l’attivazione del depuratore, facendo sì che si continuassero a inquinare le cavità Carsiche. L’altra inchiesta riguarda invece l’entrata in funzione del depuratore ed è partita in seguito a due esposti presentati dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Capitaneria di porto.

La settimana scorsa, poi, si è aggiunto un ulteriore esposto in Procura: quello presentato dal comitato nazionale per la tutela dell’oasi, in cui viene ipotizzato il reato di disastro ambientale. 

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