Detenuto in attesa di giudizio tenta il suicidio in carcere

BRINDISI - Un uomo di 58 anni, detenuto presso il carcere di Brindisi, in attesa di giudizio per rapina, ha tentato il suicidio la scorsa notte impiccandosi nella propria cella con un lenzuolo legato alle sbarre della finestra. Lo rende noto il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, secondo cui l'uomo è stato salvato grazie all'intervento di un agente di polizia penitenziaria. «Ormai nella regione Puglia - sottolinea ancora un volta il Sappe - non si contano più i tentativi di suicidio di detenuti che vivono in condizioni igienico-sanitarie drammatiche a causa del sovraffollamento delle celle in cui sono rinchiusi: oltre 4.600 detenuti per non più di 2.300 posti disponibili».

Il carcere di Brindisi

BRINDISI - Un uomo di 58 anni, detenuto presso il carcere di Brindisi, in attesa di giudizio per rapina, ha tentato il suicidio la scorsa notte impiccandosi nella propria cella con un lenzuolo legato alle sbarre della finestra. Lo rende noto il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, secondo cui l'uomo è stato salvato grazie all'intervento di un agente di polizia penitenziaria. «Ormai nella regione Puglia - sottolinea ancora un volta il Sappe - non si contano più i tentativi di suicidio di detenuti che vivono in condizioni igienico-sanitarie drammatiche a causa del sovraffollamento delle celle in cui sono rinchiusi: oltre 4.600 detenuti per non più di 2.300 posti disponibili».

La Puglia figura già al secondo posto nella classifica nazionale del “sovraffollamento carcerario”. Risalgono all’estate scorsa, i precedenti più recenti, di cui uno tragico: teatro sempre la casa circondariale di via Appia. Ad agosto un detenuto di nazionalità tunisina, di 43 anni, si tolse la vita, impiccandosi nella sua cella del carcere di Brindisi.

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Due mesi prima tentò di uccidersi, tagliandosi le vene dei polsi, Marvin Strazimiri, pregiudicato albanese, per alcuni anni domiciliato a Carovigno, diventato famoso perché a seguito delle sue rivelazioni fece finire agli arresti ben sette carabinieri, due ufficiali e cinque tra sottufficiali e graduati, accusati di avere falsificato i verbali relativi agli arresti di Carmelo Vasta, ostunese, e della sua compagna Maria Loparco, pure lei di Ostuni, di avere arrestato arbitrariamente i due ostunesi, e di detenzione e porto abusivi di armi.

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