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“Devi pagare, ti lego dietro l’auto o ti vendi un rene”: accusa di estorsione confermata dal Riesame

L’ipotesi di reato contestata ad Alessandro Coffa, Alioscha Lazzoi, Teodoro De Matteis, Angelo Falcone, Nicolò Sgura, tutti in carcere e ad Alessio Romano e Roberto Leuci ai domiciliari

BRINDISI – Minacce anche di morte all’ambulante di frutta e verdura: “Lego tuo figlio dietro l’auto e gli scoppio la faccia se non paga”. E ancora: “Rintraccialo, che si vendesse un rene per saldare”. Il Tribunale del Riesame di Lecce ha confermato l’accusa di estorsione di fronte al tenore di una serie di conversazioni ambientali e telefoniche intercettate dai finanzieri nell’inchiesta chiamata Exodus e ha confermato la misura della custodia cautelare nei confronti dei brindisini arrestati lo scorso 20 febbraio 2018.

Il Riesame, l'accusa e la difesa

Alessandro CoffaL’ipotesi di reato è stata ribadita nei confronti di: Alessandro Coffa, 25 anni, finito in carcere (nella foto accanto); Alioscha Lazzoi, 29 anni, in carcere; Teodoro De Matteis, detto Rino, 26 anni, in carcere (foto in basso); Angelo Falcone, Nicolò Sgura, 29 anni, in carcere; Alessio Romano, 23 anni, ai domiciliari; Roberto Leuci, 42 anni, ai domiciliari.

Il Riesame ha respinto i ricorsi presentati dai difensori i quali, a questi punto, devono valutare se impugnare e seguire la strada della Cassazione. Tutti gli indagati in sede di interrogatorio di garanzia, all’indomani dell’esecuzione del provvedimento di arresto, hanno respinto l’addebito negando di aver minacciato l’ambulante e il padre, per ottenere il pagamento di somme di denaro. Il giovane, stando alla denuncia sporta dal genitore, fu costretto a lasciare la città e a trasferirsi al Nord per sfuggire a quel vortice. E il papà per pagargli il biglietto del viaggio in treno, riferì ai finanzieri di aver impegnato le fedi nuziali, non avendo altre disponibilità.

I debiti di gioco, la denuncia e le minacce di morte

Teodoro De Matteis La chiave di lettura data dal pubblico ministero e dal gip Giuseppe Biondi è stata avallata dal Riesame ed  è agganciata agli elementi raccolti dai finanzieri, dopo la denuncia del padre del giovane ambulante, avvenuta l’8 luglio 2017. Nell’ordinanza, il giudice ha evidenziato innanzitutto la differenza tra “il delitto di estorsione e quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni mediante violenza e minaccia”, per arrivare alla contestazione della prima fattispecie di reato.

Il padre raccontò di aver scoperto che il figlio aveva accumulato debiti per 70-80mila euro giocando di continuo alle slot-machine e di aver ricevuto minacce quando lui stesso era alla bancarella del figlio, per vendere frutta e verdura. In un’occasione uno degli indagati gli avrebbe chiesto di dargli l’auto e la casa della famiglia, un alloggio popolare. In un’altra la minaccia avrebbe avuto il seguente tenore: “Vado a prendere tuo figlio, ovunque si trovi, lo uccido e mi consegno da solo alla questura”. A seguire una serie di messaggi: “Sappiamo dove si è nascosto, se vogliamo lo andiamo a prendere, ci ha fatto un danno di 30mila euro”. E ancora: “Lo tagliamo a pezzettini e lo mettiamo sul banco”. “Se entro giovedì non abbiamo risolto niente, vado a prendere tuo figlio e gli faccio vendere un rene”. Da ultimo: “Lo lego dietro l’auto e gli spacco la faccia”.

L’aggravante

Secondo l’accusa, inoltre, “almeno in un caso la minaccia veniva posta in essere insieme da Alessio Romano e Roberto Leuci e in un’altra circostanza il pagamento veniva effettuato nelle mani di Alioscha Lazzoi al fine di consegnare l’importo a Romano che l’avrebbe, a sua volta, data a Coffa”, si legge. “Dunque  esisteva in capo a tutti i coindagati la consapevolezza di agire in concorso e in unione tra loro, sicché, stante la natura oggettiva dell’aggravante, la stessa si comunica a tutti”.

La conferenza stampa dell'Operazione Exodus-2-2-2

Le esigenze cautelari

Le esigenze cautelari – si legge – sono legate al quadro che emerge “di estrema gravità”, situazione che “rende estremamente concreto e attuale il rischio di recidivanza, anche in considerazione della particolare pervicacia mostrata nel portare avanti il proprio proposito criminoso”. Anche su questo fronte, il Tribunale del Riesame ha espresso la stessa valutazione del giudice per le indagini preliminari di Brindisi.

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