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“Devo fare due lavoretti: hashish e fumo”: trasporto di 600 chili

Dopo gli arresti per il traffico di clandestini, indagini su un giro di droga tra le coste di Brindisi e quelle albanesi con il supporto di ragazzi nel ruolo di “pali”. Uno degli indagati nel frattempo ha aperto un ristorante

BRINDISI – “Devo fare due lavoretti, quando il telefono è spento vuol dire che c’è qualcosa. Hashish e fumo, roba di 600 chili. Mi servono un appartamento e due garage”. Non solo traffico di clandestini dalle coste della Grecia e dell’Albania verso quelle di Brindisi: alcuni degli indagati, arrestati giovedì scorso nell’inchiesta chiamata Caronte, sarebbero stati interessati al trasporto di droga. Tanta. Da far arrivare con l’aiuto di ragazzi a cui affidare il compito di “pali”, vale a dire di vedette per informare gli altri dell’eventuale presenza in navigazione di motovedette della Guardia di finanza. Secondo l’accusa mossa dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, titolari del fascicolo, ci sarebbe stata un’organizzazione analoga a quella contestata con riferimento al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, posta alla base dei sei arresti ai domiciliari.

La rotta del traffico di migranti-2-2-3

Il filone della droga

La scoperta di un possibile traffico di droga via mare lungo l’Adriatico, parallelo se non contestuale a quello degli immigrati, e poi via terra da Perugia e Chieti, avrebbe portato i pubblici ministeri ad allargare lo spettro delle indagini con apertura di nuovo fascicolo nel quale sarebbero confluiti già nomi di brindisini, alcuni dei quali destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita giovedì dai finanzieri. Il punto di partenza degli accertamenti è costituito da una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali in uno con arresti avvenuti tra l’Umbria e l’Abruzzo.

Dall’ascolto delle conversazioni, è emerso che “Cosimo Calò e Antonio Prudentino il primo giugno 2014 erano interessati al reperimento di una barca per fare dei viaggi, dovendosi effettuare due lavoretti, ossia il trasporto di 600 chili”, si legge nel provvedimento di arresto firmato dal gip. Il sospetto investigativo è che si trattasse di droga, poiché in un’ambientale del 2 giugno 2014, Calò parla della necessità di “scaricare hashish e fumo”, nonché della ricerca di “un appartamento da intestare a un prestanome al quale corrispondere tremila euro e due garage per parcheggiare due auto”. Gli immobili sarebbero stati destinati, secondo questa lettura, per “scaricare la roba”. Sostanza stupefacente.

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La scoperta della marijuana

Calò è ai domiciliari perché ritenuto alla testa del sodalizio che avrebbe organizzato il traffico di clandestini su imbarcazioni e aspetta di essere interrogato dal gip per chiarire la propria posizione. Prudentino è indagato a piede libero: nei suoi confronti i pm avevano chiesto l’arresto, ma il gip ha evidenziato che “l’apporto del brindisino nel frattempo si è ridimensionato, in considerazione del fatto che proprio il primo giugno 2014 è stato destinatario di un provvedimento restrittivo della libertà personale per scontare un residuo di pena pari a tre anni e sei mesi di reclusione”. Le indagini hanno poi permesso di accertare che Prudentino ha aperto un ristorante e che gestisce l’attività intestata a due donne del suo nucleo familiare.

Quanto al traffico di droga, sotto inchiesta ci sarebbero Antonio e Cosimo Massaro, padre e figlio, stando a quanto emerge dall’ultima informativa di reato della Guardia di Finanza, depositata in Procura l’11 maggio 2017. I due furono “arrestati, in flagranza di reato, il 30 dicembre 2016 perché trovati in possesso di circa 53 chilogrammi di marijuana”. Ed è sulla base di questo arresto che il gip ha ritenuto “concrete e attuali le esigenze cautelari” in relazione all’accusa di aver fatto parte dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico di clandestini. L’altro nome riportato nell’informativa sulla droga è quello di Giovanni Carbotti, ai domiciliari per traffico di clandestini: venne arrestato, in flagranza di reato, a Chieti il 9 aprile 2017 “essendo stato trovato in possesso di 1.921 chilogrammi di marijuana”.

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