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“Di questo rifiuto con Arpa non devi parlarne, sennò mi arrabbio come una bestia”

Lite al telefono tra dirigente Enel di Cerano e dipendente di una ditta che chiedeva nuove analisi dopo aver notato una incongruenza sul certificato del laboratorio

BRINDISI – “Senti, tu di questo rifiuto con l’Arpa non ne devi parlare, sennò mi arrabbio come una bestia. Non stare a fare casini, perché se scoppiano sono anche problemi vostri”. A parlare al telefono è uno dei dirigenti Enel, responsabile del sito di Cerano, indagati nell’inchiesta Araba Fenice della Dda di Lecce che l’altro ieri ha portato al sequestro della centrale Federico II per reati ambientali, assieme agli stabilimenti di Taranto Ilva e Cementir.

La trincea del nastro trasportatore allagata

Dall’altra parte del telefono c’è un dipendente di una società che ha sede a Roma, titolare di un appalto per lo smaltimento degli scarti della produzione del sito di Brindisi. Chiede spiegazioni dopo aver ricevuto i risultati di analisi e si accorge di qualcosa che lui stesso definisce “strano”, motivo per il quale si rapporta con i vertici Enel: “Ho avuto le vostre analisi, ma sono per lo smaltimento e non per il recupero: sono analisi standard”, dice più volte. “Non vanno bene perché non è chiaro se vanno a smaltimento o a recupero”. Per il dirigente invece erano regolari: “Quella dicitura smaltimento barra recupero l’abbiamo fatta inserire apposta”. E poi ancora: “Quel rifiuto tu lo puoi mandare sia a un’operazione che a un’altra, il certificato è completo: prevede entrambe le destinazioni”.

A questo punto la conversazione assume toni più accesi, come si legge nello stralcio riportato nel decreto di sequestro firmato dal gip Antonia Martalò: “C’è una diatriba su questo fatto, allora coinvolgiamo l’Arpa”, dice il dipendente. La risposta del dirigente è la seguente: “Lascia perdere, fidati. Questo è un consiglio che di sto dando”. Quindi il consiglio, l’ultimo, che secondo la lettura data dai pubblici ministeri sarebbe stato l’equivalente di un divieto: “Non parlare di questo rifiuto con Arpa”.

nastro trasportatore carbone enel-2-2

Anche questa conversazione intercettata, secondo il gip, dimostra l’assoluta consapevolezza dei dirigenti Enel, tanto romani, quanto del sito di Brindisi, di condotte penalmente rilevanti. Tanto è vero che nel provvedimento è stato più volte evidenziata la presenza del dolo specifico rispetto alla “irregolarità della procedura di gestione delle ceneri”.

Il dirigente Enel, poco dopo aver parlato con il dipendente, chiama al telefono un collega e ammette di essersi arrabbiato parecchio: “Mi sono un po’ pentito di quello che gli ho detto, però si devono mettere in testa che finché parliamo di nastro trasportatore carbone, vabbe’ ti fottono i soldi, qui siamo su altro livello. O ce ne rendiamo conto tutti o sennò io non voglio responsabilità”.

Le responsabilità sono state contestate a 31 persone. Ma non è escluso che il numero degli indagati possa salire: tutto dipendente dalla conclusione degli accertamenti dei finanzieri ancora in corso. Sono da chiarire altri aspetti della gestione degli scarti del ciclo di produzione a Cerano in relazione alle qualifiche e quindi alle mansioni ricoperte da funzionari della centrale, ancora in servizio.

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