Cronaca

Diede fuoco all’amante: condanna definitiva a 15 anni per la donna

Dora Buongiorno, bracciante agricola di Carovigno, torna in carcere per scontare la pena definitiva: la Cassazione ha respinto il ricorso. Cosimo Damiano De Fazio morì in ospedale per le ustioni riportate. La difesa chiedeva una perizia per vizio parziale di mente con consulenza del criminologo Bruno. Parti civili la moglie, i figli e i fratelli

BRINDISI – Condanna definitiva a 15 anni di reclusione per Dora Buongiorno, la bracciante agricola di Carovigno che bruciò l’amante, Cosimo Damiano De Fazio, la sera di Santo Stefano del 2012: la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa e la donna che dall'uomo aveva avuto un figlio,  è stata trasferita dai domiciliari al carcere per scontare la pena conseguente all’accusa di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall’uso del mezzo.

La pronuncia degli Ermellini è arrivata nella tarda serata del primo marzo e immediata è stata la comunicazione per dare esecuzione alla condanna che il difensore dell’imputata, Roberto Cavalera, sperava di limare chiedendo una perizia per dimostrare il vizio parziale di mente accertato dal consulente, Francesco Bruno, criminologo, volto peraltro anche noto al pubblico televisivo. Il penalista chiedeva, inoltre, il riconoscimento della legittima difesa e contestava l’aggravante legata alla crudeltà, contestata nell’immediatezza dei fatti dal pubblico ministero della Procura di Brindisi, Luca Bucchieri.

Dora BuongiornoLa Cassazione ha respinto il ricorso, come avevano chiesto il procuratore generale e le parti civili costituite già in sede di udienza preliminare dinanzi al gup Valerio Fracassi, con gli avvocati Gianvito Lillo e Marcello Tamburrini: il primo per la figlia minore della vittima, nel frattempo diventata maggiorenne, e per la madre, il secondo per gli altri figli e i fratelli.

La donna, 43 anni, diede fuoco a Cosimo Damiamo De Fazio, 51, imprenditore agricolo all’altezza dei genitali che morì dopo due giorni in ospedale, per le ustioni riportate sul 95 per cento del corpo.

Stando alla ricostruzione dell’accusa, la bracciante agricola  somministrò all’uomo con cui aveva una relazione da 15 anni,  un farmaco soporifero, il Minias: quella sera lo portò in campagna, facendogli intendere di volerlo invece accompagnare in contrada Palmarini, a Brindisi, dove risiedeva con la sua famiglia. “Con la scusa di un rapporto sessuale”  lo avrebbe indotto a “uscire dall'auto per poi cospargerlo di benzina, contenuta in una tanica” e poi gli avrebbe dato fuoco allontanandosi mentre veniva investito dalle fiamme.

Damiano De FazioUn mese dopo i fatti, Dora Buongiorno, alla presenza degli agenti della Mobile, ammise gli addebiti, confessò di essere stata lei a dare fuoco all'uomo la sera del compleanno del figlio nato dalla relazione con l'imprenditore agricolo, mentre erano appartati in auto in contrada Epifanio, nelle campagne di Mesagne.

La difesa anche in Appello aveva sottolineando lo sfondo di molestie e di violenza in cui il delitto sarebbe maturato: nel settembre del 2011, la donna sarebbe stata legata a un albero, bastonata e poi cosparsa di benzina da De Fazio che non le avrebbe dato fuoco solo perché impietosito dalle sue richieste.  La richiesta finalizzata al riconoscimento dell’attenuante della legittima difesa non ha trovato accoglimento e la pena non è stata scalfita, diventando definitiva. Quindici anni di reclusione.

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