Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Francavilla Fontana

Dietro i traffici di droga c'era una vera e propria associazione per delinquere

Poco più di 5mila anime e traffici milionari di droga. E' stato definito l'ombelico del mondo, Torchiarolo, dal capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta

FRANCAVILLA FONTANA – Poco più di 5mila anime e traffici milionari di droga. E’ stato definito l’ombelico del mondo, Torchiarolo, dal capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, durante la conferenza stampa di presentazione dell’operazione dei carabinieri di Francavilla Fontana "Finibus 2" che ha portato a un nuovo arresto per sette delle 15 persone che il 16 novembre scorso furono raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare per concorso in traffico e detenzione illeciti di quantità ingenti di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegali di arma da fuoco, ricettazione, nonché rapina in abitazione. Ora sono accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per porto e detenzione illegali di arma da fuoco. Si tratta di Francesco Trisolini  di Oria, 52 anni e la moglie Patricia Theodora Johanna Van Hell 44 anni nata in Olanda, Daniele Rinosola 41 anni e la convivente Semira Ruggero 47 anni, Simone Nucera 30 anni, Maria Grazia Mileto 50 anni e il marito Patrizio Perrone 56 anni di Torchiarolo. A questi si aggiunge la figlia di Perrone e Mileto, Francesca, 31 anni.

La loro posizione si aggrava. Dopo l’arresto del 16 novembre e le dichiarazioni rese da alcuni indagati, tra cui Trisolini  durante gli arresto francavilla-2interrogatori successivi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Maurizio Saso su richiesta del pm Valeria Farina Valori, i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana diretta dal capitano Nicola Maggio e i colleghi del Nucleo operativo radiomobile al comando del tenente Roberto Rampino, si sono messi nuovamente a lavoro portando alla luce nuovi elementi che dimostrano come il gruppo di otto persone finito oggi nuovamente nei guai, avesse dato vita una vera e propria associazione per delinquere. Tutti i traffici di droga e dalla Germania fino a Torchiarolo, paesino al confine con Lecce, passando da Oria e Francavilla Fontana, sono stati ricostruiti dettagliatamente tanto da convincere il gip, Carlo Cazzella, dell’esistenza di un’associazione dedita al traffico di stupefacenti.

“A fine giugno e a fine luglio 2015 Trisolini Francesco e Van Heel Patricia, Rinosola Daniele e Ruggero Semira, Nucera Simone, Perrone Patrizio con la moglie Mileto Maria Grazia e la figlia Perrone Francesca, si resero protagonisti, in concorso, di due distinti approvvigionamenti di cocaina dall’estero, come si desume inequivocabilmente dai servizi di osservazione, dai controlli aeroportuali, dalle localizzazioni satellitari di vetture e telefoni, dai filmati degli impianti di sorveglianza, dal tenore delle conversazioni intercettate e dal definitivo riscontro oggettivo del sequestro di 39,342 kg di cocaina occultato nella Peugeot condotta da Trisolini Francesco in data 31 luglio, che rappresenta il sigillo inconfutabile della ricostruzione operata con i predetti altri elementi acquisiti nel corso dell’indagine”.

IL VIDEO DEL BLITZ

Trisolini, arrestato in flagranza e poi sottoposto a misura cautelare nel novembre 2015, ha confessato i due rifornimenti di droga, precisato di aver prelevato 45 kg di cocaina a Utretcht e poi circa 40 kg a Rotterdam e aggiungendo di aver effettuato due trasporti analoghi (40-45 kg), in collaborazione con Perrone Patrizio, anche nel giugno 2014.

Sempre dalle dichiarazioni di Trisolini è emerso anche “che il trio Rinosola, Trisolini Nucera risultava impegnato ad allestire un veicolo di trasporto, poi certamente utilizzato nei rifornimenti di giugno e luglio, in ordine ai quali appare pacifico il coinvolgimento non solo delle rispettive conviventi Ruggiero Semira e Van Heeel Patrizia, ma anche del figlio minore del Trisolini e dei componenti della famiglia Perrone”.

cane antidroga in azione-2Ancora “In entrambi i casi Trisolini si recava in Germania e Olanda con la Van Heele il figlio (la prima volta in auto con la Peugeot, la seconda in aereo), mentre Rinosola effettuava da solo viaggi-lampo in aereo di andata e ritorno, evidentemente per partecipare alla conclusione dell’affare”. Simone Nucera “metteva costantemente a disposizione la Puegeot (Oltre ad aver partecipato al viaggio all’estero di maggio, aver trasportato n una circostanza “erba”, aver interloquito sulla necessità di disfarsi delle armi a seguito dell’arresto di Trisolini – “Simone ha detto la pistola, capisci, sparire…uscire tutto, viene Simone con Fabrizio, vanno a bruciare…”)”. Semira Ruggiero, invece, “assumeva un ruolo rilevante nella gestione degli affari, recandosi personalmente più volte in casa del Trisolini, maneggiando il denaro e prendendo decisioni in egual misura al suo convivente Daniele Rinosola e alla coppia Trisolini-Van Heel, risultava chiaro un contesto illecito in cui tutti i soggetti qui indicati cooperavano per la gestione di un imponente traffico di cocaina, unitamente a Perrone Patrizio, Mileto Maria Grazia e Perrone Francesca, i quali pur non occupandosi direttamente dell’organizzazione degli approvvigionamenti dall’estero, finanziavano l’operazione perché, all’esito, dovevano provvedere alla distribuzione sul mercato locale di una cospicua parte di carico”.

Perrone Patrizio è stato considerato dal gip un “grossista” di cocaina “intento a distribuirla sul mercato tramite una rete articolata di pusher, alimentata ovviamente da spacciatori al minuto e stabili acquirenti. Egli, con il ricavato delle vendite, era in grado di pagare anticipatamente i fornitori ed agire a stretto contatto con Trisolini, la Van Heel, Ruggiero e Nucera, che si occupavano direttamente dell’approvvigionamento periodico all’estero, attraverso il canale che Trisolini aveva trovato in Olanda e Germania certamente sfruttando conoscenze legate alla provenienza della sua convivente proprio dai Paesi Bassi, nazione storicamente assurta a polo strategico di importazione della cocaina dai mercati sudamericani”.

Mileto Maria Grazia e la figlia Francesca di Perrone, invece risultano coinvolte in diversi episodi legati al traffico di stupefacenti ricostruito dai carabinieri. In diverse occasioni si sono recate a casa di Trisolini per prendere droga o portare grosse somme di denaro. 

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