Diplomi facili: in 11 assolti anche in appello perché il fatto non sussiste

Confermata la sentenza del gup per Marco Macchitella della Icos e per i familiari imputati con rito abbreviato. Lo stesso procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso. La Procura di Brindisi sosteneva che gli studenti pagassero tremila euro per superare gli esami

La corte d'appello ha assolto gli imputati nel processo su presunti diplomi facili: in basso il titolare della Icos, Marco Macchitella e il pm Raffaele Casto

BRINDISI – Diplomi facili negli istituti privati di Brindisi e provincia, rilasciati dopo aver pagato tremila euro per superare gli esami: l’accusa inizialmente sostenuta dalla Procura di Brindisi è caduta anche in appello e 11 imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, tra i quali Marco Macchitella della Icos.

La sentenza di secondo grado è stata emessa nel tardo pomeriggio di ieri (11 marzo) dalla Corte di Lecce e conferma le conclusioni a cui era arrivato il gup del Tribunale di Brindisi, Valerio Fracassi, davanti al quale l’anno scorso era stato incardinato il processo con rito abbreviato scelto da Macchitella, dai suoi familiari e da altri imputati rimasti coinvolti nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Casto.

Marco Macchitella-2L’assoluzione arrivata anche in Appello riguarda oltre a Marco Macchitella, Enza Macchitella, Alessandra Macchitella, Gabriella Greco, Giuseppe Toraldo, Ines Aprile, Tito Sartorio, Quintino Rizzelli, Antonio De Stradis, Mimma Zanzarelli, Damiano Chiego. Nel collegio difensivo, gli avvocati Vincenzo Farina, Danilo Di Serio, Karin Pantaleo, Adolfo Sartorio, Cosimo Lodeserto e Maria Di Castri.

Per tutti il pm aveva chiesto condanne a pene comprese tra uno e sei anni, al termine della requisitoria di fronte al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi nel corso della quale aveva sostenuto l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata ai reati di abuso di ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione.

Il capo e promotore era secondo l’accusa Marco Macchitella, nato a Cellino San Marco, ma residente a Brindisi,  titolare della “Icos srl”, una fra le più accreditate scuole dedicate a chi ha la necessità o il desiderio di arrivare alla “maturità”: lavora nel settore dal 1980 e da allora ha ottenuto una serie di riconoscimenti riuscendo ad ampliare la propria attività anche nel settore sportivo, con la “Icos Sporting Club” che ha acquisito la gestione di strutture, tra cui piscine coperte, nei comuni di Francavilla Fontana, Fasano e di recente di Ostuni.

Giuseppe Toraldo, sempre secondo questa impostazione, avrebbe avuto il compito di istruire e seguire le pratiche, partendo dalle domande di ammissione agli esami sino alle prove scritte e orali, mentre Maria Enza Macchitella risulta tra i titolari delle quote in cui è ripartito il capitale della società a responsabilità limitata “Giovanni Pascoli”.

I carabinieri a cui è stata delegata l’attività di accertamento sono partiti dalla “Icos” che ha sede in via Luigi Einaudi, a Lecce, e sono arrivati nella provincia di Brindisi, passando in rassegna le sedi periferiche dell’istituto intitolato a “Pascoli”: in particolare hanno acquisito i registri con i nomi degli studenti e gli elenchi degli assenti e di coloro i quali hanno sostenuto gli esami dopo essere stati iscritti nelle sedi di Ostuni  e a Francavilla Fontana, arrivando alla conclusione che il superamento del diploma avvenisse in alcuni casi dietro il pagamento di somme di denaro, sino a tremila euro.

raffaele casto-2Il pm Raffaele Casto sulla base dei risultati delle indagini aveva appellato la sentenza di assoluzione.

Ieri il procuratore generale ha chiesto il rigetto dell’appello, pur riconoscendo gli elementi inizialmente raccolti dal sostituto procuratore. La Corte ha aderito alla richiesta, alla quale si sono associati i difensori: anche in secondo grado, quindi, è stata confermata l’inesistenza di diplomifici, di diplomi facili rilasciati dietro pagamento, come avevano sostenuto sin dall’inizio gli undici finiti sotto processo.

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