Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Diritto accoglienza salvo per 5 lavoratori, Cgil e Flai intervengono ottenendo revoca espulsioni

Cinque persone in provincia di Brindisi rischiavano di essere espulse per il superamento di un reddito da lavoro di importo pari all'assegno sociale che è di poco inferiore a 6000 euro annui

BRINDISI -  Diritto all'accoglienza salvo ed espulsione revocata per cinque persone che già da oggi possono guardare con più serenità al futuro. A Brindisi la Cgil e la Flai intervengono ottenendo il ritiro dei provvedimenti di revoca di accoglienza scrivendo insieme con la Prefettura – che si ringrazia per la sensibilità e l'attenzione al problema – una pagina importante in tema di diritti umani e del lavoro. A rebderlo noto Cosimo Della Porta, segretario generale Flai-Cgil Brindisi. 

Cinque persone in provincia di Brindisi, richiedenti protezione internazionale, rischiavano di essere espulsi dalle strutture di accoglienza per il superamento di un reddito da lavoro di importo pari all'assegno sociale che è di poco inferiore a 6000 euro annui. Tali provvedimenti si verificano sistematicamente in presenza di questa condizione. Cgil e Flai sono intervenuti a tutela di cinque lavoratori dimostrando che i loro redditi erano inferiori al valore dell'assegno sociale facendo affermare, in tal modo, legalità e diritti.

"C'è da dire che moltissimi di questi lavoratori sono sistematicamente obbligati alla restituzione di una parte salariale al caporale o ad aziende compiacenti, la questione si aggrava ulteriormente ed il timore di essere espulsi dalle reti di accoglienza dà lievito allo sfruttamento e spinge molti di loro a lavorare in nero sotto il dominio dei caporali piuttosto che avere un reddito e quindi tutte le tutele previdenziali previste che non essere più ospiti delle strutture di accoglienza".

"Non si può neanche perdere di vista chi è espulso dall'accoglienza e, vista l'emergenza abitativa più volte denunciata dalla Cgil e dalla Flai, trova necessariamente riparo nei ghetti e negli accampamenti rurali che si allargano anziché essere svuotati come richiesto dalle stesse da tantissimo tempo, o nel migliore dei casi in strutture di fortuna con condizioni igienico-sanitarie poco dignitose e a costi insostenibili".

"Infine non si tiene conto di un'altra emergenza, quanto mai attuale, che è quella legata alla ricerca disperata di manodopera in agricoltura - settori in cui la maggior parte dei richiedenti accoglienza sono impegnati -  che rischia di pregiudicare le campagne di raccolta estive di frutta e verdura. L'allarme è già stato lanciato".

"L'espulsione dall'accoglienza non è un automatismo ossia solo se si raggiunge la capacità reddituale minima evocata dalla legge. In effetti vi è una errata valutazione della direttiva 33/2014 che dice: "La revoca delle misure di accoglienza è l'extrema ratio che si applica in casi eccezionali debitamente motivati". A conferma di ciò, nelle scorse ore, con nota ufficiale, la Prefettura di Brindisi, a seguito della comunicazione fatta dalla nostra organizzazione sindacale, ha ritirato i provvedimenti di revoca ripristinando le misure di accoglienza precedenti. E ripristinando legalità e diritti". 

"Abbiamo ottenuto un grande risultato positivo ed umanitario nei confronti di coloro che sono più deboli e che non devono in alcun modo essere abbandonati in primis dalle istituzioni".

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