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Foto di repertorio della spiaggia della Conca

Foto di repertorio della spiaggia della Conca

Divieto di balneazione: anche l'Asl spiazzata dall'ordinanza del commissario

Fra i gestori degli stabilimenti balneari monta lo sdegno per l'ordinanza del commissario prefettizio che ha istituito il divieto di balneazione in un'area che racchiude un'ampia porzione di litorale a nord del capoluogo compresa fra Cala Materdomini e località Acque Chiare

BRINDISI – Fra i gestori degli stabilimenti balneari monta lo sdegno per l’ordinanza del commissario prefettizio che ha istituito il divieto di balneazione in un’area che racchiude un’ampia porzione di litorale a nord del capoluogo compresa fra Cala Materdomini e località Acque Chiare. La maggior parte di loro ha appreso dell’interdizione dagli organi di informazione. Ad Aldo Malcarne, gestore di Lido Brin, ad esempio, non è stato notificato ancora nulla.

Anche lui, come tanti cittadini, è caduto delle nuvole quando ha visionato le planimetrie allegate al provvedimento, dalle quali emerge che la costa a nord del capoluogo è costellata di scarichi di acque meteoriche di dilavamento (rispetto ai quali il regolamento regionale prevede il divieto di balneazione e di pesca entro il raggio di 200 metri) di cui non si conosceva l’esistenza. Perché l’unico scarico superficiale di cui è nota la presenza è quello in cui confluiscono le acque accumulatesi nelle vasche dell’aeroporto e si trova nei pressi della storica “Conca”.

Tale scarico, da quanto appreso, da oltre 100 anni è collegato al piazzale dell’aeroporto militare. Dopo l’eliminazione delle servitù militari, quei suoli sono passati nella sfera patrimoniale dell’aviazione civile, che a un certo punto ha chiesto all’amministrazione provinciale l’autorizzazione a scaricare in mare le acque di prima pioggia. Ma un evento di questo tipo dovrebbe verificarsi sono in occasione di piogge abbondanti, da 50 centimetri al giorno, quando c'è necessità, appunto, di liberare i piazzali dall'acqua. Nell'arco di un anno, quante volte può succedere qualcosa di simile? 

“Il mio stabilimento balneare - dichiara Aldo Malcarne - è regolarmente allacciato all’impianto comunale. Non capiamo per quale ragione dovrebbe ricadere in una zona in cui è vietato farsi il bagno”. Nella medesima situazione si trovano anche i gestori della "Spiaggia del sole" (situata accanto alla Conca) e degli stabilimenti di proprietà dei vigili del fuoco, della polizia e dei carabinieri. Non solo, tale ordinanza di fatto vanificherebbe i lavori di riqualificazione di cala Materdomini, visto che pure l’ex spiaggia della Marina insiste sui terreni che nelle planimetrie sono delimitati dal color salmone (interdizione temporanea).

Nei prossimi giorni è prevedibile una pioggia di ricorsi da parte dei privati danneggiati dall’ordinanza. Aldo Malcarne, per adesso, non prende iniziativa. “E’ l’amministrazione comunale – dichiara l’imprenditore – che dovrebbe ravvedersi, bloccando l’ordinanza. Visto che ancora non mi è stato notificato nulla, io non posso muovermi”. Malcarne esprime forti riserve anche per la tempistica con cui è stato emesso il provvedimento. “Purtroppo – afferma il gestore – ci ritroviamo con un’ordinanza di questo tipo a poche settimane dall’inizio della stagione estiva. L’apertura del mio stabilimento, in cui sono impiegate circa 20 persone, è prevista per i primi di giugno. Questo documento ci ha colti del tutto di sorpresa”.

Persino gli enti competenti hanno appreso solo dalla stampa l’applicazione dell’interdizione a un’area oggettivamente eccessiva rispetto alla presenza di un solo scarico di acque pluviali. Dall’Asl infatti si apprende che i funzionari comunali, a differenza di quanto accaduto in passato in analoghe circostanze, non hanno consultato i tecnici del servizio di Igiene, prima di redigere l’atto. E anche questa è una cosa parecchio insolita. 
 

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