Do ut des, l’ex sindaco Cascione patteggia a tre anni e quattro mesi. E chiede la libertà

Concordano la pena anche due ex assessori e un ambulante. L’Amministrazione ammessa nel processo in abbreviato chiede 5 milioni di danni. Cascione ha restituito 9.400 euro, fine dei domiciliari dopo 8 mesi. Escluso il Comune di Cellino come parte civile

BRINDISI – Otto mesi dopo lo tsunami giudiziario che travolse il Comune di Cellino di San Marco per presunte tangenti dietro gli appalti, arriva il primo conto della giustizia: l’ex sindaco, Francesco Cascione, ha patteggiato la pena a tre anni e quattro mesi, dopo aver restituito la somma di 9400 euro ritenuta il profitto di mazzette. E ha chiesto la revoca dei domiciliari per tornare a essere un cittadino libero dopo otto mesi trascorsi in custodia cautelare.

Il concordato della pena proposto dall’avvocato Giuseppe Guastella, difensore di fiducia dell’ex primo cittadino, ha ottenuto il sigillo del gup del Tribunale di Brindisi Maurizio Saso, dopo il parere favorevole del pubblico ministero Antonio Costantini, titolare dell’inchiesta, che nulla ha opposto di fronte all’istanza che permetterebbe a Cascione di riprendere la vita quotidiana, sia pure con il peso che la vicenda giudiziaria trascina inevitabilmente con sé.

Hanno patteggiato la pena anche due ex componenti della Giunta di centrodestra che lo scorso 10 aprile furono travolti dall’azione della magistratura, tenuta a battesimo con il nome “Do ut des”: Gianfranco Quarta, ex titolare della delega ai Servizi sociali,  Omero Macchitella Molendini, ex assessore al Bilancio,hanno chiuso il conto a tre anni e otto mesi, così come proposto dai difensori Fabio Di Bello e Massimo Renna. La stessa strada processuale della richiesta di pena è stata scelta da Francesco Francavilla, “soggetto privo dei requisiti per poter svolgere attività commerciale” (in un chiosco), per il quale l’accordo si è fermato a due anni, in accoglimento dell’istanza del difensore Ladislao Massari. 

Le istanze, come si ricorderà, erano state congelate alla luce della nuova disciplina che attiene al patteggiamento quando il rito alternativo al processo ordinario si riferisce a reati contro la Pubblica Amministrazione, come nel caso contestato agli ex amministratori di Cellino. Dallo scorso 14 giugno, infatti, trova applicazione la novità normativa derivante dalla legge (la numero 69 del 27 maggio 2015), secondo cui l’ammissibilità al concordato della pena è subordinata alla “restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato”. Il che significa che la “riparazione” equivale a una condizione preliminare, in mancanza della quale non è possibile procedere con la richiesta. La restituzione integrale è avvenuta per tutti e quattro gli imputati. 

Dal patteggiamento è stata esclusa la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Cellino San Marco, rappresentato  dall’avvocato Cosimo Pagliara: l’Ente chiedeva cinque milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni, anche di immagine. Il gup ha accolto l’opposizione sollevata nelle scorse udienze dal penalista  Guastella secondo cui non è possibile la costituzione trattandosi di rito alternativo scaturito dal giudizio immediato.

L’Amministrazione, invece, resta  nel processo con rito abbreviato a carico di altri due vecchi componenti della Giunta, Corrado Prisco, ex assessore alle Attività produttive, commercio, artigianato e agricoltura, e Gianfranco Pezzuto, vice sindaco con delega ai Lavori Pubblici. Per entrambi, è arrivata la condanna a tre anni e quattro mesi a fronte della richiesta del pm a quattro anni di reclusione, con l’esclusione dalle attenuanti generiche, più quattromila euro di multa. E ancora la confisca della frazione della mazzetta di diecimila euro e l’interdizione dai pubblici uffici.

Il Comune è già parte civile anche nel processo ordinario in cui sono imputati Gabriele Elia, 32 anni, ex assessore ai Servizi sociali, Tommaso Ricchiuto, 70 anni, presidente del Consiglio di amministrazione della società Igeco (socio di maggioranza di Boccadi Puglia), ritenuto dalla Procura amministratore di fatto della spa, e Alfredo Bruno, 58 anni, responsabile tecnico della stessa Igeco. Il dibattimento è stato incardinato davanti al Tribunale di Brindisi.

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