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“Domani andiamo a pesca”: sequestrati 500 chili di droga

Sbarco della marijuana a Lendinuso, arrivano i finanzieri: la fuga. E qualcuno si perde: “Non riesco a orientarmi”. Telefonata alla moglie: “Mio marito lo devo uccidere, l’importante è che stanno bene”

BRINDISI – “Domani andiamo a pesca”. L’intenzione era “pescare marijuana”, in arrivo dall’Albania, su un gommone lungo sei metri con motore fuoribordo: il carico era atteso sulle coste di Lendinuso, suddiviso in 33 sacchi, pronti per essere venduti sul mercato locale per le festività di Natale di due anni fa.

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L’accusa

La contestazione di “importazione in concorso di sostanze stupefacenti, in quantità ingente”, è stata mossa nei confronti di sei indagati, tutti in carcere nell’inchiesta chiamata Musa nera: sono stati arrestati dai finanzieri i brindisini Giuseppe Lorè e Italo Lorè, fratelli; Nicola Magli; Luigi Spina e i cittadini di origine albanese Keljant Llaka e Ali Gockaj.

L’episodio oggetto del capo di imputazione si riferisce a quanto avvenuto la notte del 15 dicembre 2016, quando il carico che avrebbe dovuto fruttare un ricavato importante in termini di euro, è stato intercettato dai militari della Guardia di Finanza di Brindisi, alla ricerca di complici del gruppo. Secondo l’accusa, ai due albanesi sarebbe stato affidato il trasporto dal Paese delle Aquile alle coste salentine. Ad attendere la droga a Lendinuso c’erano i fratelli Loré, Spina e Magli, i quali prima “ricevevano e poi abbandonavano il carico alla vista dai finanzieri, dandosi alla fuga”. Volevano mantenere la libertà e ci sono riusciti sino a martedì 9 gennaio 2018, quando è scattato il blitz.

gdf blitz musa nera bis-2

Il maxi sequestro

In quella occasione furono sottoposti a sequestro “33 involucri di cellophane del peso di 436 chilogrammi”, trovati nel bagagliaio di una Renault Espace più “41 chilogrammi all’interno dello scafo spiaggiato”. Sul posto c’erano anche una Bmw e “altre persone”. La “Renault – si legge nell’ordinanza di custodia – veniva braccata e raggiunta, dopo essersi impantanata in un canneto, il conducente fuggiva nel buio nelle campagne”. Alla guida ci sarebbe stato Nicola Magli.

Le intercettazioni hanno portato a “ulteriore approfondimento dei risultati probatori che hanno confermato la correità di tutti i protagonisti della vicenda”.

La fuga

E hanno svelato la fuga rocambolesca nel buio con disorientamento per più di qualcuno, cosa che è successa a Nicola Magli: “Non riesco a orientarmi, ora sto vedendo una strada qua di fronte”, ha detto al telefono a Italo Lorè, passata la mezzanotte. Poco dopo le imprecazioni di altri e un dialogo tra una donna e un uomo, non ancora identificati: “Lo devo uccidere mio marito, dentro casa. L’importante è che stanno bene”.

I due albanesi sono stati “recuperati da Italo Lorè presso una stazione di servizio di distribuzione di carburanti, dopo una notte all’addiaccio e dopo aver raggiunto a piedi il comune di San Pietro Vernotico”.

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