Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

Don Francesco Caramia: “Sono innocente, credetemi”

L'ex parroco di Bozzano davanti al gip per due ore: respinge l'accusa di atti sessuali su un chierichetto di nove anni. Arrestato per evitare la reiterazione del reato: "Il prete nonostante il divieto del vescovo ha confessato la vigilia di Pasqua". Il minore, oggi 16enne, ritenuto attendibile

BRINDISI – “Sono innocente, credetemi: non ho mai fatto del male a nessuno dei ragazzi della parrocchia, quelle accuse non sono corrispondenti alla verità. Vero è che conosco il ragazzino e che ha fatto il chierichetto, ma non c’è niente altro”.

Dopo una notte trascorsa nel carcere di Brindisi, don Francesco Caramia, 42 anni, originario di Mesagne, ex parroco della chiesa di San Giustino de’ Jacobis, nel rione Bozzano del capoluogo, ha rivendicato la sua innocenza di fronte all’accusa di atti sessuali aggravati dalla minore età e dal ruolo ricoperto, per la quale è stato tratto in arresto dai carabinieri ieri mattina.

E’ stato un interrogatorio lungo, durato oltre due ore: il prete si è presentato davanti al gip Maurizio Saso che ha firmato l’ordinanza di arresto, oggi attorno alle 11,30 e ha spiegato quando e come ha conosciuto il minore che all’epoca della contestazione, risalente al periodo compreso tra il 2007 e il 2008, aveva nove anni. Per poi passare a spiegare le giornate tipo in parrocchia e quelle trascorse con i ragazzi fra la catechesi e i viaggi assieme alle famiglie.

Ha maturato la scelta di affrontare il fuoco di fila delle domande confermando incarico per la difesa all’avvocato Giancarlo Camassa assieme a Maria Cristina Ciace, i quali hanno già anticipato il ricorso al Tribunale del Riesame di Lecce. Confermata anche la nomina della criminologa Roberta Bruzzone come consulente della difesa, uno dei volti più noti del panorama italiano in materia di perizie, nonché di quello televisivo.

Fino alla pronuncia dei giudici restano i gravi indizi di colpevolezza a carico del parroco e le esigenze cautelari ravvisate dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta Milto Stefano De Nozza e condivise dal giudice per le indagini preliminari, e resta fortemente scossa la comunità parrocchiale del quartiere Bozzano di Brindisi.

I fedeli, per lo più giovani, ieri subito dopo la notizia dell’arresto di don Francesco hanno postato sulla pagina Facebook del prete messaggi di solidarietà dicendoci convinti dell’assoluta estraneità ai fatti contestati e hanno lanciato l’hastag testimonidiverità, così come era già successo all’indomani della perquisizione nella parrocchia che aveva portato a conoscere l’esistenza delle indagini a carico del parroco. Da oggi il profilo del parroco non è più attivo.

Don Francesco Caramia sapeva di essere indagato e lo sapeva dalla fine del mese di dicembre dello scorso anno, quando lui stesso mise a disposizione degli inquirenti il computer usato nel suo ufficio assieme a quello personale, per procedere all’acquisizione dei file e delle mail. E’ rimasto a piede libero e nel frattempo è stato intercettato, sia al telefono che in ambientale, nella sua auto ed è ascoltando quelle conversazioni con i familiari, con gli amici e con la perpetua, che il pm prima e il gip poi hanno maturato il convincimento che solo la misura cautelare degli arresti in carcere potesse escludere il pericolo di reiterazione dello stesso reato.

Pericolo ritenuto concreto perché il parroco avrebbe continuato a mantenere contatti con la comunità religiosa del Brindisino, anche dopo aver rassegnato le proprie dimissioni lasciando l’incarico di parroco a Bozzano: nell’ordinanza si fa riferimento alla sua partecipazione attiva a una celebrazione a Mesagne, in occasione della vigilia di Pasqua, durante la quale avrebbe confessato i fedeli nonostante ci fosse stato un preciso divieto del vescovo.

Il pm Milto De NozzaQuanto ai gravi indizi contestati, sono stati messi in relazione alle dichiarazioni rese dal minore che all’epoca dei fatti aveva nove anni e che oggi ne ha 16: è stato ritenuto attendibile dopo che la perizia disposta dal gip su rchiesta del pm De Nozza (in foto), in sede di incidente probatorio, ha portato al riconoscimento di una “capacità cognitiva media”. E’ stato ascoltato lo scorso 16 febbraio, in forma protetta, con le cautele prescritte per i minori e nei casi di violenza sessuale, e ha ricostruito come e quando ha conosciuto il parroco e dove sarebbero avvenuti gli incontri, confermando il contenuto della denuncia sporta dal pediatra del minore, in seguito al colloquio con la madre del ragazzino, una volta venuta a conoscenza del disagio del figlio da un’amica di quest’ultima.

Gli episodi contestati si riferiscono al periodo di tempo compreso tra il 2007 e il 2008 e sarebbero avvenuti nei locali della sacrestia della chiesa San Giustino de’ Jacobis, quando il ragazzino chiedeva di fare chierichetto e di salire sull’altare assieme al prete per la celebrazione della messa. Alcune volte, anche due giorni nell’arco di una settimana.

Credibile, quindi, secondo la perizia. Attendibile anche quando ha riferito di episodi di spintoni e di minacce subite: “Quel parroco, si avvicinava a me per fare delle cose: succedeva in sacrestia, qualche volta mi ha dato spintoni e mi ha minacciato dicendo che se avessi parlato avrebbe fatto licenziare mio padre o fatto vendere la casa”.

Sempre nel corso dell’incidente probatorio e sempre con la formula dell’incidente probatorio, è stata sentita l’amica del ragazzino: la giovane, anche lei non ancora diciottenne, avrebbe per prima raccolto del confidenze del chierichetto e sarebbe stata lei a riferire tutto alla madre.

Nel fascicolo d’inchiesta anche la relazione che il tutor di Caramia scrisse prima dell’ordinazione sacerdotale, per attestare l’autenticità della vocazione.

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