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Cronaca

Società/ Quando i sensi di colpa frenano le denunce delle donne vittime di violenza

Donne abusate, violentate, perseguitate, vittime di stalking, aggredite in modo gratuito, arbitrario, sistematico. Succede ogni giorno a donne incinta, sole, in coppia, sposate, fidanzate, in fase di separazione e il persecutore può essere marito, compagno, fidanzato

Donne abusate, violentate, perseguitate, vittime di stalking, aggredite in modo gratuito, arbitrario, sistematico. Succede ogni giorno a donne incinta, sole, in coppia, sposate, fidanzate, in fase di separazione e il persecutore può essere marito, compagno, fidanzato, conoscente, padre, nonno, zio, sconosciuto, famigliare. Accade perché quell’uomo si impone ad un “no”, un rifiuto o una scelta di vita non condivisa. Altre volte capita che il molestatore agisca in balia dell’affetto di sostanze o alcool, in ogni caso mostra un temperamento impulsivo, facilmente irritabile, comunica con atteggiamenti e comportamenti caratterizzati da violenza, aggressività.

In preda ad un raptus questi uomini superano la linea di confine del rispetto, del pudore, della dignità e dell’umanità. Donne, che nel visionario del persecutore sono solo corpi da possedere ad uso e abuso libero e personale, sono oggetti del loro perverso desiderio di dominio, di un bisogno tanto fisiologico quanto materiale, di soddisfare un qualcosa di frivolo e immediato. Nulla di più. Scelgono la vittima se non la conoscono, tra donne spensierate o troppo deboli economicamente, giovani o meno ma che nell’immaginario dell’uomo sono sempre e comunque domabili, fragili, che meritano quel ruolo di sottomissione solo perché sono donne.

E nessuna patologia, motivazione legata alla circostanza, conseguenze dettate dell’abuso di alcool o droga, giustifica in alcun modo questi comportamenti osceni, spietati, al limite della ragione, poiché nascono da idee malsane del tutto disfunzionali e crudeli. E le donne, che deboli non sono, mostrano anzi troppa resistenza e forza a mantenere ancora in vita una relazione malata, unidirezionale, basata solo sulla prepotenza.

In famiglia se capita un piccolo errore innocente si paga con soprusi, minacce, violenza. Violenza psicologica, fisica, verbale, economica, ma anche assistita, perché allo spettacolo atroce dei calci, delle accoltellate, degli schiaffi, degli abusi sessuali, ci sono gli occhi innocenti dei bambini, figli di un mondo già troppo sporco e crudele per loro. Le donne che per paura, senso di colpa, perché credono che resistere in quell’essere “moglie-serva”, sia atto di rispetto verso il compagno, non denunciano il loro aguzzino.

Alcune di loro credono anche di meritarlo quel trattamento, sono convinte che non ci sia un modo diverso di essere in coppia, forse perché non lo conoscono un altro modo, e che quella sia dimostrazione di affetto e amore. Esse sono affettivamente dipendenti, temendo di rimanere in una tremenda solitudine che in fondo hanno cercato, non riescono a sciogliere la catena dell’abuso. Restano in quel circolo piuttosto che cercare un altro destino, forse migliore. Ritengono che sia più “giusto” rimanere in quella situazione di sottomissione che decidere altrimenti, perché non sopporterebbero il peso della colpa di aver disgregato una famiglia, un matrimonio, di aver incentivato la rabbia nel loro molestatore.

Come se fosse loro la colpa di tutto il meccanismo innescato, in realtà, a loro discapito. Il senso di colpa impera nelle menti e nei cuori di queste donne, muovendo il loro agire di sottomissione. Se e quando riescono a venir fuori dal circolo, vengono ancor di più perseguitate, pedinate, picchiate e abusate, ecco che la subordinazione reggeva un equilibrio malsano e disfunzionale. Molto spesso queste donne conoscono il carattere del loro compagno, ma lo difendono, giustificano come se fosse solo un difetto come tanti altri, e sperano che con il tempo e il loro amore (fatto di servilismo) lui cambi. Una pretesa troppo alta e delirante perché non si cambia una persona se non è lei stessa a volerlo fare, a voler cambiare rotta nella sua vita, in uno che difetto non è: si tratta di un vero e proprio reato, grave sia per la legge dello stato, che per la legge del cuore delle donne.

Questi episodi avvengono molto spesso a donne del nostro palazzo, che incontriamo sul pianerottolo, davanti a noi in fila alla posta, fuori dalla scuola, tutte donne con vite apparentemente semplici e serene, ma che nascondono paurosamente questo terribile segreto per timore delle conseguenze. Nascondono denunce, lividi, ferite e solchi dolorosi ben più profondi di quelli fisici.

Nel fenomeno del femminicidio non sono importanti i numeri, le percentuali, perché ogni donna, in quanto essere umano unico ed irripetibile ha diritto al rispetto, alla stima, all’attenzione, alla considerazione. Denunciare ai servizi, al 1522, parlarne con un’amica, un parente fidato è un passo fondamentale e centrale per iniziare a farsi forza e uscire dal circolo. Le donne sono già forti resistendo a tutto questo massacro, ma un altro passo verso la libertà può ridare dignità e rispetto per se stesse. È un diritto essere amata nel modo che si vuole, si desidera, che si sogna.

A volte si dimentica facilmente, sotto i pugni e i calci ricevuti, che esiste un amore puro e sincero, fatto di attese, di aspettative, di progetti insieme, di comprensione, di stima; un amore fatto di sentimenti e non solo di fisicità. Si dimentica che la sessualità è circondata da emozioni positive ed è una modalità privilegiata di relazionarsi, unita all’affettività; essa è sana quando è, o tende ad essere soddisfacente, spontanea, rispettosa verso il proprio e altrui corpo, responsabile. Al fine di scardinare l’omertà delle denunce per percosse e abusi, è necessario, anche con l’aiuto di qualcuno, far sentire la propria voce.

In occasione della giornata mondiale contro la violenza alle donne,  indetta dalle Nazioni Unite, il 25 novembre alle ore 17 presso il Chiostro ex Convento San Paolo, in via De Leo 7, a Brindisi sono previsti momenti e frammenti di vita, a cura di vari artisti, all’insegna dell’arte visiva, della cultura, del teatro, del cortometraggio, della fotografia e della musica. Le rappresentazioni avverranno nelle varie Sale del Chiostro, opportunamente allestite, ognuna delle quali sarà intitolata alle donne vittime di femminicidio e violenza nel corso del 2013. Inoltre, grazie all’intervento della dott.ssa Florenza Prete psicologa e psicoterapeuta, sarà possibile una riflessione circa il femminicidio, partendo dalla lettura del libro “Punto e a capo”.

In più, le associazioni “Io Donna” e “Meridiani Perduti” il 30 novembre alle ore 19.30 al Dopolavoro Live Club, Piazza Crispi (piazzale della stazione FS) a Brindisi, mettono in scena lo spettacolo teatrale “Corpi e storie di donne”, regia di Sara Bevilacqua, costo del biglietto 8 euro (acquistabile presso le sedi, in via Cappuccini 8-vicino all'ex ospedale Di Summa). Queste iniziative vogliono mettere in luce la possibilità di dare forza e coraggio a tante donne che stentano a trovare la via di fuga alle catene dell’abuso. Ogni donna in quanto tale merita di ritrovare amore e stima per se stessa, di essere amata e stimata in una relazione sana, desiderata da entrambi e fondata sul rispetto reciproco.

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