Cronaca

Dopo la strage di Parigi l'Occidente cambi davvero strategie contro il terrorismo

Le ultime notizie ufficiali parlano di 127 morti e 180 feriti. Una ferita che lacera tutta Parigi, l’Europa e il mondo occidentale. Dopo millenni di evoluzione alla ricerca della civiltà e della razionalità, l’umanità deve ancora fare i conti con la propria bestialità, con un primordiale impulso di distruzione che vede in dei fanatici, poco più che ventenni, l’incarnificazione della follia

BRINDISI - Le ultime notizie ufficiali parlano di 127 morti e 180 feriti. Una ferita che lacera tutta Parigi, l’Europa e il mondo occidentale.
Dopo millenni di evoluzione alla ricerca della civiltà e della razionalità, l’umanità deve ancora fare i conti con la propria bestialità, con un primordiale impulso di distruzione che vede in dei fanatici, poco più che ventenni, l’incarnificazione della follia. Dopo gli attentati su Charlie Hebdo sono partite le azioni simultanee allo Stade de France, a Boulevard Voltaire, in Boulevard de Charonne e in altri luoghi centrali della capitale francese.

Un’efficiente regia terroristica che ha lasciato tutti basiti e ci ha portato indietro con la mente a quel 11 settembre del 2001 dove un senso di stupore e terrore si uniscono in uno stato di coscienza che difficilmente vorremmo riprovare. Le generazioni più giovani, quelle fortunate che non hanno mai conosciuto l’esperienza della guerra, ieri hanno toccato con mano cosa voglia dire la parola “emergenza”.

Le frontiere della Francia in fase di chiusura, spari di kalashnikov AK-47 intorno allo stadio dove si stava disputando Francia-Germania con migliaia di spettatori, la stessa squadra nazionale tedesca rimasta barricata dentro lo stadio sino all’alba, costituiscono presagi di scenari di guerra. Sì, guerra.

Nessuno di noi, lettori di questa testata, potrebbe immaginare di uscire di casa e di trovarsi immischiato, travolto in una sporca guerra non convenzionale che colpisce a caso, l’importante è che colpisca i più deboli. Ne sanno qualcosa i sopravvissuti di ieri al concerto del teatro Bataclan e le migliaia di spettatori che si sono riversati sul campo dello stadio Stade France aspettando di sopravvivere.

Oggi siamo tutti indignati e impauriti. Ci chiediamo come dei giovani possano immaginare l’ultimo giorno della propria vita sacrificato per un’ideologia di morte, dottrina che prende le proprie sembianze di un vestito nero e invoca la grandezza di un Dio che poco c’entra con gli interessi di chi li ha mandati a morire.

Non ce la facciamo ad essere solidali con questi assassini a cui è stato fatto un lavaggio del cervello: ciascuno è responsabile dei propri sbagli e dei danni che commette agli altri. Però, i racconti di chi scappa dall’Isis e narra le bestialità a cui sono esposti soggetti psicologicamente deboli, ci danno un quadro più chiaro della matrice terroristica con cui abbiamo a che fare.

Gli attentatori di Parigi non sono lupi solitari, forse sono i cosiddetti “foreign fighters”, cittadini europei incompatibili con l’Europa stessa e che anziché accettare la loro diversità vogliono distruggere ciò che è diverso. A collegare questo impulso con il terrorismo vi sono i vari Ibrahim Awwad al-Badri, Abu al-Qasem, nomi vuoti per noi, ma che sono al centro della complessa rete terroristica situata a migliaia di chilometri dalle nostre case.
E l’occidente cosa pensa di fare adesso? 

La risposta rimanda automaticamente a un’altra domanda: l’occidente ha responsabilità su quello che sta accadendo. La risposta la conosciamo. 
I baldanzosi attacchi in Afghanistan, Iraq e Libia stonano con l’immobilismo con cui si affronta la condizione Siriana. 

Gli attacchi post 11 settembre sono stati considerati una vittoria di Pirro. La destituzione di regimi disumani ha dato spazio alla guerriglia tra tribù in spazi sconfinati di terre dove il concetto di Stato non esiste e non è mai esistito dal VI-VII secolo, tempo in cui i califfi si erano spinti sino alla penisola iberica lasciano lodevoli tracce di cultura in Sicilia e nel resto d’Europa.

Quali saranno le conseguenze del sangue innocente versato per le vie di Parigi? Sino a che punto Usa, Russia, Cina e i paesi arabi detentori del petrolio, utilizzeranno la Siria nel loro scacchiere geopolitico? 

La risposta si trova negli interessi economici, nel Risiko mentale che hanno in testa i ministri delle potenze mondiali.  Peccato che questo non sia un gioco e che nessuna vita umana possa essere sacrificata in nome di un Dio o d’interessi nazionali. Con buona pace di chi invoca dissennate guerre di religione sia tra i Mussulmani che tra i Cristiani.

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