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Dormitorio nel degrado, la cooperativa: "Tutte le nostre segnalazioni cadute nel vuoto"

“Non c’entriamo nulla con lo stato di degrado in cui versa il dormitorio di via provinciale San Vito, anzi abbiamo più volte segnalato numerose problematiche alle autorità competenti, ma nessuno ha mai fatto nulla”. La cooperativa Città dei Servizi sostiene la propria estraneità alle disastrose condizioni igienico-sanitarie in cui versa il centro notturno per migranti

BRINDISI – “Non c’entriamo nulla con lo stato di degrado in cui versa il dormitorio di via provinciale San Vito, anzi abbiamo più volte segnalato numerose problematiche alle autorità competenti, ma nessuno ha mai fatto nulla”. La cooperativa Città dei Servizi sostiene la propria estraneità alle disastrose condizioni igienico-sanitarie in cui versa il centro notturno per migranti.

Lo fa attraverso una nota firmata dalla presidente, Adriana Tagliente. Il blitz anti-terrorismo effettuato all’alba d giovedì (3 dicembre) dalla polizia, ha fatto emergere un quadro desolante: 135 stranieri, molti di più rispetto al limite consentito di 80 unità, vivono circondati dai topi e dalle cimici, ammassati l’uno accanto all’altro all’interno di uno stabile che rappresenta una vera e propria bomba ecologica.

La cooperativa, nel ringraziare la questura “per aver finalmente smosso le acque”, rimarca come “sino a ieri siano rimaste inevase le innumerevoli missive con le quali da anni andiamo segnalando, all’ufficio stranieri e al Comune, le criticità presenti all’interno del dormitorio comunale, (tra le altre cose, un numero di ospiti superiore a quelli preventivati)”.

Da quanto si legge bella nota, le polizie ordinarie e straordinarie, oltre alla manutenzione e alla cura dell’immobile, spettano all’amministrazione comunale. Il compito dei due volontari della Città dei servizi che operano quotidianamente nel dormitorio “è quello di aprire il centro alle ore 19, pernottando all’interno dopo che tutti gli ospiti sono andati a letto, per riaprire i cancelli all’alba e consentire l’uscita di quanti si recano a lavorare in campagna, consentendo agli altri ospiti liberi da impegni di trattenersi sul posto sino alle 9, dopodiché il centro viene chiuso e lasciato incustodito”.

La cooperativa riferisce di aver “ ripetutamente segnalato che molti ospiti rientrano dopo la chiusura e sostano all’interno, complici le ripetute rotture ‘accidentali’ di alcune porte d’ingresso posteriori, rotture segnalate al Comune e riparate dopo mesi di continue richieste, scritte e verbali”.
La cooperativa rimarca di aver “ripetutamente segnalato” anche la carenza di igiene “sottolineando che non possono assolutamente essere sufficienti le pulizie dei (pochi) bagni una volta alla settimana, e la pulizia della struttura una volta al mese, da parte della Multiservizi”. “L’igiene  - prosegue la Tagliente - continua ad essere carente, nonostante si cerchi di sensibilizzare gli ospiti a curare l’igiene personale e dei luoghi, coinvolgendoli in piccoli interventi ai quali pochi partecipano; Il centro Cara di Restinco viene pulito ben due volte al giorno”.

La presidente della cooperativa spiega anche di aver “scritto varie volte, lamentando il fatto che non possono certo essere i volontari presenti ad impedire l’ingresso alla struttura alle persone eccedenti gli ottanta consentiti, e quando si è provato a telefonare alle forze dell’ordine, nessuna esclusa, per chiedere un intervento, la risposta è sempre stata: ‘Stanno dormendo? Non danno fastidio? E allora lasciateli dormire’. 

E a tal proposito spunta un’aggressione verificatasi “tempo fa” ai danni di un volontario che finì in ospedale, “dopo essere frustato con del filo di ferro da un immigrato infuriato perché, al pari di altri, al rientro nel centro non aveva trovato il materasso con il quale dormiva in terra, eliminato al mattino con decine di altri quando il centro era vuoto, nel tentativo di scongiurare la permanenza di quanti non disponessero del posto assegnato”. “A sera – prosegue la Tagliente - tutti i materassi erano stati rimpiazzati, o sostituiti momentaneamente da coperte e giacigli di fortuna”.

La cooperativa aggiunge un altro aspetto:  “il dormitorio rappresenta comunque l’unica realtà presente in città, rispetto alle panchine delle pubbliche vie, unica possibile ‘sistemazione’ di quanti, ‘in soprannumero’, dovessero essere allontanati dal centro di via provinciale San Vito, se non dovesse essere creata nel frattempo una alternativa”.

Ma la cooperativa non intende neanche gettare a croce addosso ai comuni: “Occorre invece solidarizzare con i sindaci lasciati soli ad affrontare, con le poche risorse disponibili, una emergenza che non hanno voluto ma subiscono, in ogni parte d’Italia”. 

“E’ opportuno – prosegue la Tagliente - e sempre bene ricordare anche che, di fronte alla insensibilità delle istituzioni, la Caritas, su esplicita richiesta di monsignor Domenico Caliandro, ha gettato la spugna e rinunciato a prendersi cura del dormitorio, cosa che anche noi avremmo fatto da tempo, se per i nostri volontari, disoccupati, il rimborso spese erogato dal comune - 2,78 euro ad ora per dormire ogni notte nelle stesse situazioni di disagio degli ospiti immigrati - non rappresentasse l’unica entrata e fonte di sostentamento”

E allora la cooperativa propone una soluzione: “Se con il contributo di banche, fondazioni, grandi imprese presenti sul territorio, si provvedesse a realizzare un paio di strutture alternative, di dimensioni ridotte, si potrebbe dare un tetto a tutti, immigrati e connazionali in condizione di disagio abitativo, e si sgonfierebbero naturalmente le presenze nel centro, riportandolo a condizioni più facilmente gestibili”.

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