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Cronaca

Droga: affare firmato Scu & n’drangheta

LECCE – Ufficialmente i suoi recenti viaggi in Albania pare avessero come unico scopo quello di acquistare pietra da trasportare in Italia. L’edilizia, del resto, è stato il ramo che ha fatto le fortune e le disgrazie dell’imprenditore ostunese Antonio Flore (45 anni). Ma gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, seguendo la pista dei sassi, avrebbero scoperto molto di più sulle attività intraprese lungo l’asse adriatico dal quarantacinquenne ostunese, arrivando a fare luce sul grande affare, firmato a quattro mani da Scu dalla n’drangheta.

LECCE ? Ufficialmente i suoi recenti viaggi in Albania pare avessero come unico scopo quello di acquistare pietra da trasportare in Italia. L?edilizia, del resto, è stato il ramo che ha fatto le fortune e le disgrazie dell?imprenditore ostunese Antonio Flore (45 anni). Ma gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, seguendo la pista dei sassi, avrebbero scoperto molto di più sulle attività intraprese lungo l?asse adriatico dal quarantacinquenne ostunese, arrivando a fare luce sul grande affare, firmato a quattro mani da Scu e n?drangheta.

Pedina di collegamento sul territorio, tra le due organizzazioni criminali, pare fosse proprio l?insospettabile imprenditore ostunese, in contatto con il gruppo di Merine (in provincia di Lecce) ma anche con esponenti della criminalità albanese (non indagati) e della criminalità calabrese (Francesco Zoccoli classe 1972 da Locri, appartenente ad una cosca della n?drangheta ed all?epoca latitante, che ad un controllo dei carabinieri di Como, aveva fornito le generalità di suo fratello Stefano, sottraendosi alla cattura).

Fiumi di cocaina e marijuana provenienti dall?Albania e gestiti in solido, tra il Salento e la Calabria: questo il patto di ferro, spezzato all?alba di oggi, sull?onda lunga di un?attività investigativa culminata  nell?operazione ?Animal House? : nome che i carabinieri del Comando Provinciale di Lecce hanno preso a prestito dall?omonimo negozio di articoli per animali di Merine di Lizzanello, utilizzato per organizzare e coprire il traffico di droga. Tredici le persone arrestate dai carabinieri, con l?accusa di associazione e traffico illecito di stupefacenti, in esecuzione di un?ordinanza emessa da GIP del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, e richiesta dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia.

Oltre a Flore sono finiti in carcere alle prime luci del giorno anche gli ostunesi Giuseppe Cantoro (49 anni), Cosimo Lottatore (60 anni), Francesco Paolo Ungaro (39 anni). Insieme al gruppo operante nella Città bianca e dintorni, sono stati tratti in arresto anche i componenti del sodalizio attivo nel Salento: Graziano De Fabrizio (30 anni, di Lizzanello, a capo dell?organizzazione), Pierluigi Bascià (30 anni, di Lizzanello), Antonio Damiano (30 anni, di Collemeto, frazione di Galatina), Mirko De Blasi (originario di San Cesario e residente a Giuggianello), Marco De Fabrizio (35 anni, di Lizzanello), Roberto Mirko De Matteis (35 anni, originario di Lecce, residente a Lizzanello), Salvatore Franco (30 anni, di Nardò), Cristian Micelli (33 anni, di Lizzanello) e Antonio Isernia (34 anni, di Matino, l?unico a beneficiare dei domiciliari).

Gli indagati, come ha spiegato nel corso di una conferenza stampa il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce Cataldo Motta,  farebbero parte di due rami contigui alla Sacra corona unita, collegati tra loro, operanti nelle province di Lecce e Brindisi, con ramificazioni in Albania e nella Repubblica di San Marino. A capo del gruppo di Merine pare ci fosse Roberto Mirko De Matteis, classe 1976, già noto, ritenuto a capo dell?associazione ed organizzatore del traffico, che ha ricevuto la notifica in carcere, essendo già detenuto per tentata estorsione. Fu infatti arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce il 29 dicembre scorso per un' estorsione ai danni di un centro sportivo, all'interno del complesso residenziale "I giardini di Athena".

Flore, invece, era il coordinatore su Ostuni. Nel corso dell?attività d?indagine, sono stati sequestrati alcuni chilogrammi di droga. Il gruppo salentino operava principalmente su Merine di Lizzanello ed era ramificato in alcuni comuni della provincia leccese, come Giuggianello, Nardò e Galatina. Il secondo gruppo operava invece su Ostuni, in provincia di Brindisi. In particolare, il gruppo di Ostuni sarebbe stato parecchio attivo nel procacciarsi la droga all?estero (San Marino e Albania), introducendola sul territorio nazionale e cedendola al ramo salentino. Stando alle indagini, supportate da intercettazioni ambientali e telefoniche, sarebbe collegabile al sodalizio ostunese un quantitativo di droga (oltre un chilo di marijuana), sequestrato a Lecce nel maggio del 2010.

L?elemento di collegamento tra il gruppo di Merine e quello di Ostuni era Luciano Perfetto classe 1964, già noto, domiciliato nella Repubblica di San Marino, deceduto il 23 agosto 2010 in seguito ad un incidente. Le indagini, sia di tipo tradizionale che tecnico, erano state avviate nei primi mesi del 2010, su iniziativa del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e si sono concluse verso la fine dello stesso anno. Nel corso delle stesse, oltre a documentare i continui contatti tra gli associati, è stata sequestrata sostanza stupefacente e sono stati trovati i riscontri all?ipotesi accusatoria.

Oltre ai numerosi sequestri di piccole quanità di droga, eseguiti nei confronti di assuntori, i carabinieri all?alba del 16 luglio 2010, in Merine di Lizzanello, effettuarono il recupero di circa 200 grammi di cocaina confezionata sottovuoto, nei confronti di Pierluigi Bascià. La droga, occultata all?interno dell?abitazione, gli era stata consegnata la sera prima da Cristian Micelli e Graziano De Fabrizio.

La sera del 12 maggio 2010, invece, il gruppo di Merine avrebbe contrattato una partita di marijuana con il gruppo di Ostuni, facendo arrivare un chilogrammo di marijuana a Salvatore Franco ed Antonio Damiano. I due, che viaggiavano su due diverse autovetture, intercettati dai carabinieri sulla tangenziale di Lecce, si diedero alla fuga. Ne nacque uno spericolato inseguimento durante il quale Damiano riuscì a disfarsi del pacco, simile ad un pallone da rugby, contenente oltre un chilogrammo di marijuana.

Nome in codice della droga? ?Pantaloni?. Così veniva chiamata, la droga, nelle conversazioni che vedrebbero protagonista Flore e gli altri presunti trafficanti ostunesi. E di ?jeans? pare che tra l?Albania e l?Italia ne avrebbero trasportati parecchi: affari sui quali la Procura Distrettuale antimafia di Lecce, al culmine di un?attività investigativa durata circa due anni, avrebbe fatto luce.

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