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Gli investigatori dell'Operazione B&W

Gli investigatori dell'Operazione B&W

Droga albanese, burattinaio brindisino

LECCE – Da Valona a Spiaggiabella (Lecce) passando per Brindisi e Bari, per arrivare a Napoli e Taranto. E’ seguendo, in gran segreto per 5 anni, la rotta balcanica della droga, che la Guardia di Finanza di Lecce in collaborazione con lo Scico (il Servizio Centrale di Investigazione sulla criminalità organizzata delle fiamme gialle di Roma) ha messo a segno 29 arresti smantellando l’organizzazione criminale transnazionale, che avrebbe avuto il suo fulcro in Emanuele Macchia, brindisino 36enne. Si sarebbe occupato lui dello smistamento della sostanza stupefacente, sia essa marijuana, hashish, cocaina o eroina.

LECCE - Da Valona a Spiaggiabella (Lecce) passando per Brindisi e Bari, per arrivare a Napoli e Taranto. E' seguendo, in gran segreto per 5 anni, la rotta balcanica della droga, che la Guardia di Finanza di Lecce in collaborazione con lo Scico (il Servizio Centrale di Investigazione sulla criminalità organizzata delle fiamme gialle di Roma) ha messo a segno 29 arresti smantellando l'organizzazione criminale transnazionale, che avrebbe avuto il suo fulcro in Emanuele Macchia, brindisino 36enne. Si sarebbe occupato lui dello smistamento della sostanza stupefacente, sia essa marijuana, hashish, cocaina o eroina.

Sarebbe stato Macchia l'intermediario fra i tre sottogruppi affiliati al sodalizio: il primo attivo sulle province di Lecce-Brindisi, il secondo su quelle di Brindisi-Napoli, il terzo sull'asse Brindisi-Taranto. I militari delle fiamme gialle al comando di Vincenzo Di Rella, con la regia della Direzione distrettuale antimafia e del procuratore capo Cataldo Motta, sono partiti da un sequestro avvenuto ad agosto del 2006, quando a largo di Torre Sant'Andrea, marina di Melendugno, la Finanza di Otranto sequestrò oltre 500 chili di marijuana, quasi 40 chili di hashish, 264 cartucce per kalashnikov ed un gommone a bordo del quale erano giunti sulle coste salentine e i quattro albanesi finite in manette.

Alle fiamme gialle è stato sufficiente acquisire alcuni dati custoditi nei cellulari degli albanesi per risalire ad un sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti sull'asse Italia-Valona. Da questi primi arresti ha preso il via l'operazione "Black & White" che ha portato alla disarticolazione di un'organizzazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Ventinove le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Lecce Cinzia Vergine, su richiesta della Dda. Dieci sono state notificate in carcere, 9 eseguite fra Lecce, Brindisi, Taranto, Napoli, Milano, Torino. 10 gli irreperibili ancora a piede libero.

Cinque i brindisini finiti nell'inchiesta: oltre a Macchia ci sono il 35enne Sebastiano Manni, il 32enne Walter Margherito, il 30enne Cosimo Almieri detto "Cocu" e il 40enne Danilo Vecchio. Era quest'ultimo - secondo gli investigatori - per il gruppo attivo tra Lecce e Brindisi, insieme con Attilio Salvini (leccese 27enne) ad occuparsi di reperire in loco i posti dove custodire la droga prima della sua cessione. Lo stesso compito, nel tarantino, era affidato Francesco Boccuni, 28 anni.

Figura di spicco infine, in seno all'associazione ramificata nel napoletano, quella di Gennaro Vespero, 59 anni. In Albania, i referenti di Macchia erano Illir Meto (36 anni) e Altin Avduramani (38 anni). Erano loro a reperire i carichi di droga da spedire in Italia. Nel corso delle indagini le fiamme gialle salentine hanno sequestrato 684 chilogrammi di marijuana, 64 di hashish, 5 di eroina ed oltre 1 di cocaina, un gommone, oltreché 264 cartucce per fucile mitragliatore kalashnikov.

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