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Cronaca

Droga dall'Albania, armi, tentata estorsione: blitz all'alba, 15 arresti

Eseguita dai carabinieri un'ordinanza di custodia cautelare fra i Comuni di Brindisi, Fasano, Oria e Catania. Indagini condotte dai militari delle compagnie di Brindisi e Fasano

BRINDISI - Blitz alle prime luci di oggi (7 febbraio) dai carabinieri del comando provinciale di Brindisi. Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Brindisi a carico di 15 persone, fra i Comuni di Brindisi, Fasano, Oria, Brindisi e Catania. I militari sono stati coadiuvati nell’esecuzione del provvedimento restrittivo dai colleghi del capoluogo etneo. Uno degli indagati destinatario di ordinanza di custodia cautelare è irreperibile. In sei sono rimasti a piede libero, non essendoci esigenze cautelari.

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Gli arrestati

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo dei reati di detenzione e cessione in concorso di sostanze stupefacenti e ricettazione, tentata estorsione, rapina, nonché detenzione e porto abusivi di armi da fuoco. Gli arrestati sono: Paolo Chiarella, 53 anni, Carlo Cofano, 37,  fratelli Italo e Giuseppe Loré, rispettivamente 43 e 47 anni, i cugini Roberto e Antonio Ferlito, entrambi di Catania, di 42 e 43 anni, Armando Corsa, 45,  Francesco D'Urso, 38, Giovanni Rizzato, 50, Antonio Signorile, 48, Pietro Vergaro, 28,  Walter Margherito, 39, Onofrio Margaritondo 41 e Roberto Nigro, 51. Sei persone sono indagate a piede libero. 

Operazione Tunder-2

Le indagini, sotto la voce Thunder (in italiano tuono)  sono state condotte dai carabinieri delle compagnie di Brindisi e Fasano al comando rispettivamente dei tenenti Marco Colì e Daniele Boaglio, con l'ausilio anche dei colleghi della stazione di Pezze di Greco coordinati dal meresciallo Salvatore Rubbino.  I dettagli dell'operazione sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa presieduta dal colonnello Giuseppe De Magistris, comandante provinciale dell'Arma. L'inchiesta, avviata nel febbraio 2017 e conclusasi nell’agosto successivo, ha permesso di disarticolare due distinti gruppi dediti al traffico di sostanze stupefacenti provenienti dall’Albania. L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Stefania De Angelis, su richiesta del pm Valeria Farina Valaori prima del trasferimento a Lecce.

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Due gruppi paralleli

Le indagini hanno accertato la presenza di due gruppi paralleli nella commercializzazione della marijuana all'ingrosso, con contatti con due catanesi, i cugini Ferlito, i quali avrebbero dato vita a una sorta di baratto: a Brindisi portavano hashish, ricevendo in cambio marijuana. A dare il via all'inchiesta è stato il controllo a casa di Aldo De Carlo, trovato in compagnia di persone già note agli uomini delle forze dell'ordine per droga. Le figure considerate di primo piano, in quanto a capo dei due gruppi, sono Rizzato e Margherito.

La sparatoria

Le indagini hanno portato a ricostruire una sparatoria avvenuta in una zona di campagna, alle porte di Brindisi: secondo l'accusa, sarebbe stato il brindisino Walter Margherito a esplodere un colpo contro l'auto di una persona che non avrebbe saldato il debito legato all'acquisito di una partita di droga. L'episodio contestato è avvenuto il 27 aprile 2017. Con l'accusa di estorsione Margherito venne arrestato dalla Mobile.

Lo sbarco sbagliato

Nel corso delle indagini sono state arrestate quattro persone in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre: sono stati sequestrati complessivamente 800 chilogrammi di marijuana, documentandone peraltro le diverse modalità di trasporto, mediante l’utilizzo di natanti (per il trasporto dall’Albania alle coste pugliesi) e mediante l’utilizzo di Tir (per il trasporto in ambito nazionale).

E' stato ricostruito un episodio di tentata estorsione con l’uso di armi da fuoco per una partita di droga non pagata; sono stati individuati i luoghi di occultamento/stoccaggio dello stupefacente, fra cui due garage situati in viale Francia, al rione Bozzano, in uso a due delle persone indagate. 

Foto Thunder 05-4

A marzo dello scorso anno, sono stati sequestrati 350 chili di marijuana a Savelletri. Sbarco che secondo i carabinieri sarebbe avvenuto per errore perché il carico di droga era destinato altrove, a Bisceglie. Ma sbagliarono rotta. I colli furono trovati all'interno di un furgone. Il gommone usato per lo sbarco sarebbe stato in uso a D'Urso. In quella occasione, in flagranza di reato furono tratti in arresto Margheritondo, Cofano e un terzo indagato che risulta allo stato irreperibile.

Il gommone, sulla base di quanto accertato dagli inquirenti, era condotto dai due scafisti albanesi, Questi, resisi conto di aver sbagliato rotta, di rivolsero a Margheritondo per trovare supporto logistio una volta sbarcati. Margaritondo avrebbe organizzato a stretto giro un gruppo di quattro persone che a bordo di due furgoni raggiunsero il punto di sbarco. Ma qui vennero intercettati dai carabinieri della compagnia di Fasano, che avevano ricevuto delle segnalazioni su dei movimenti sospetti lungo il litorale. Le forze dell'ordine fermarono in furgone contenente 350 cili di marijuana. Altre decine di colli vennero ritrovati lungo la costa. 

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