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Raffaele Martena

Raffaele Martena

Droga brindisina alla Scu leccese

LECCE – C’è anche un uomo di fiducia del clan Buccarella di Tuturano nel ramo-stupefacenti tra i 49 destinatari di ordinanze di custodia cautelare al centro del blitz condotto dalle 3 del mattino odierne in varie località, ma soprattutto nel Salento, dagli investigatori del Ros dei carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Si tratta del 25enne Raffaele Martena, originario di S.Pietro Vernotico. Nel mirino varie organizzazioni di spacciatori, su tutte quella collegata da Ivan Firenze e Nicolino Maci, diretta emanazione del gruppo della Sacra corona unita controllato dall’ergastolano Totò Rizzo.

LECCE - C'è anche un uomo di fiducia del clan Buccarella di Tuturano nel ramo-stupefacenti tra i 49 destinatari di ordinanze di custodia cautelare al centro del blitz condotto dalle 3 del mattino odierne in varie località, ma soprattutto nel Salento, dagli investigatori del Ros dei carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Si tratta del 25enne Raffaele Martena, originario di S.Pietro Vernotico. Nel mirino varie organizzazioni di spacciatori, su tutte quella collegata da Ivan Firenze e Nicolino Maci, diretta emanazione del gruppo della Sacra corona unita controllato dall'ergastolano Totò Rizzo.

La rete della distribuzione della droga copriva l'area di Cavallino, Vernole, San Cesario, San Donato, Lizzanello, Merine, Vernole, Melendugno, Caprarica, Calimera e Martano. L'indagine, denominata Augusta, avviata nel 2007, ottenne una spinta decisiva con la cattura il 29 gennaio 2008, al valico del Brennero, di Ivan Firenze e di un suo complice, con 2,2 chili di eroina. Il Ros poi stabilì che quello era uno dei tre canali di approvvigionamento della sostanza stupefacente, che aveva il punto di riferimento in Olanda. L'altro era un'organizzazione romana, il terzo Martena.

Ivan Firenze riusciva però a dare disposizioni anche dal carcere, e il suo uomo di fiducia fuori diventò Nicolino Maci. Con l'approvazione ovviamente del boss Rizzo, che a Maci a sua volta affidò l'incarico di normalizzare i contrasti con un altro gruppo che inizialmente aveva l'esclusiva dello spaccio a Cavallino, quello composto da Andrea Leo e Sandro Verardi, e di costruire invece una collaborazione per rafforzare l'egemonia sul mercato. C'era anche un altro gruppo, individuato dai carabinieri nei referenti Roberto Solito e nella sua fidanzata Rossana Elia, che avevano il contatto di approvvigionamento proprio con Raffaele Martena. Solito fu arrestato nel 2007, e da quel punto parte anche "Augusta".

I carabinieri fecero bingo quando riuscirono a piazzare una cimice nella Bmw di Nicolino Maci. Molti sospetti e ricostruzioni investigative di avvalgono dei chiarimenti involontariamente forniti dal fiduciario di Totò Rizzo e Ivan Firenze. Salta fuori anche l'attività parallela di una agenzia leccese che teoricamente si sarebbe dovuta occupare della vigilanza e della security alle feste e nelle discoteche, la Iron Service che faceva capo ad un nipote di Totò Rizzo, ma che in realtà taglieggiava proprio i locali imponendo la guardiania abusiva. E questo è il filone estorsioni dell'operazione Augusta, che ha avuto un prolungamento di indagini poi dal 2009 sino al 2011.

Tra le 49 persone che sono state arrestate alle 3 del mattino e quelle che hanno ricevuto la notifica dell'ordinanza in carcere, c'è un altro soggetto della provincia di Brindisi, Andrea Saponaro, 24 anni, di Torchiarolo. Qui sotto, cliccando sul link, i dettagli dell'indagine in una nota del Ros.

Indagine AUGUSTA

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