Droga e stalking: un marito violento

BRINDISI - Il fratello del latitante, esperto nelle modalità di approvvigionamento della droga. Il punto di riferimento per la fornitura di sostanza, attivo 24 ore su 24 a Francavilla, in grado di smerciare droga a chili.

Il pm Milto De Nozza

BRINDISI - Il fratello del latitante, esperto nelle modalità di approvvigionamento della droga. Il punto di riferimento per la fornitura di sostanza, attivo 24 ore su 24 a Francavilla, in grado di smerciare droga a chili. I ragazzetti che rifornivano “quello che ha la profumeria a Ostuni” e che fissavano appuntamenti nei pressi dei locali della movida. Ma anche quelli che si munivano di litri di ‘vino’, in realtà benzina, per incendiare l’abitazione di una donna, la ex moglie del mandante, uno di quegli uomini che considerano la consorte come proprietà privata.

L’ordinanza di custodia cautelare eseguita stamani dai carabinieri del nucleo investigativo di Brindisi, provvedimento chiesto dal pm Milto Stefano De Nozza e disposto dal gip Giuseppe Licci a carico di 14 persone (9 in carcere 5 ai domiciliari) su 16 indagati in totale, racconta di uno scorcio di provincia particolarmente attivo sotto il profilo della microcriminalità. Qui non si parla di malavita organizzata, ma di atteggiamenti radicati, ormai così integrati nel vivere normale che gli spacciatori di turno potevano permettersi di tagliare, confezionare, “squagliare” il fumo e avvolgerlo nella stagnola in un appartamento di via De Gasperi, pieno centro di Carovigno.

E non si curavano tanto di ingannare gli investigatori con le solite definizioni fantasiose della sostanza stupefacente: si occupavano di hascisc, coca e marijuana e solo in alcuni casi indicavano la droga con appellativi del genere ‘jeans’ e ‘mortadella’. Nella gran parte dei casi era ‘coca’, ‘fumo’, ‘bamba’, ‘polvere’. I soprannomi (sceriffo, pipiticchio) raccontano di affari illeciti che si tramandano di padre in figlio. “E’ la prima volta in tempi recenti – ha rilevato il maggiore Alessandro Colella – che si registra in un’attività di pochi mesi la presenza di una compagine così attiva a Carovigno”. Così è, per quel che concerne la droga.

Si discorre al telefono, in auto, in casa, di crack, di bicarbonato (che serve a tagliare lo stupefacente), di soldi. Poi c’è il risvolto più amaro, capitato per caso nel cumulo di materiale raccolto per supportare l’ipotesi di spaccio. Lo stalking, le violenze subite e in parte denunciate da una giovane madre di tre figli che veniva letteralmente perseguitata dal suo ex marito.

“Quando sono le undici e mezza entra e uccidila di botte” e poi ancora “al massimo, butta i bambini in una stanza..”, “vai nella stanza da letto e metti fuoco da tutte le parti lo stesso”: e’ quanto diceva al telefono Rocco Marrazza, 41 anni, nel dare incarico ad altre tre persone, una delle quali all’epoca dei fatti minorenne, perché incendiassero l’abitazione dell’ex moglie. L’episodio e’ finito nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita stamani dai carabinieri a carico di 14 persone. Gli investigatori stavano indagando su un giro di spaccio nel comune di Carovigno, nel Brindisino, e in altri centri della provincia quando si sono imbattuti nelle conversazioni tra il presunto mandante e gli esecutori, Cataldo Scatigna e Altavilla Vincenzo. Costoro, secondo quanto emerso, erano vicini al gruppo di presunti spacciatori particolarmente attivo a cavallo tra il 2011 e il 2012.

Secondo quanto accertato la droga, cocaina, hascisc e marijuana, veniva acquistata a Francavilla Fontana da Antonio Parisi, 57 anni, il ‘fornitore’, con precedenti specifici (nonché parente dei Parisi di contrada Caniglia, dove sono stati compiuti almeno un paio di omicidi). Ne venivano acquistati ingenti quantitativi che venivano poi confezionati e tagliati in un appartamento disabitato del centro di Carovigno. Le consegne venivano effettuate a domicilio, le ordinazioni al telefono. In una circostanza in particolare è stato anche appurato il possesso di una pistola, una calibro 9x21 illegalmente detenuta: in una intercettazione ambientale si distingue il rumore di uno sparo, durante un test per verificare l’effettivo funzionamento dell’arma.

E poi il phon per asciugare la sostanza, il taglierino. L’ammirazione di una delle donne con ruolo affatto marginale che si stupiva nel costatare la velocità con cui il fumo si “stava squagliando”. Tutto è cominciato dalla ricerca di un latitante, Donato Claudio Lanzilotti, preso poi in un casolare di Ceglie Messapica il 4 luglio 2011. Hanno ascoltato le chiacchierate al telefono del fratello Salvatore, detto Pipiticchio. E hanno poi esteso le indagini fino a ricostruire con dovizia di particolari gli affari illeciti dei componenti della combriccola. E’ emerso che alcuni di essi si occupavano anche di altro genere di reati, furti e danneggiamenti. E’ stato tirato nella mischia anche Rocco Marrazza, l’ex marito violento.

Pochi mesi, per chiudere il cerchio e poter asserire che l’abitudine di comprare e rivendere dosi su dosi era vecchia e ormai consolidata. Non e’ stato contestato agli indagati il vincolo associativo ma il concorso, del resto, come ha spiegato oggi il procuratore della Repubblica, Marco Dinapoli, al fianco del comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Andrea Paris: “Le nostre indagini sono una lotta contro il tempo. Il peggior nemico è la prescrizione, quindi bisogna sempre fare quanto più in fretta possibile”.

In carcere ci sono finiti Vincenzo Carlucci, Alfonso Lacorte, Luigi Lanzilotti, Salvatore Lanzilotti, Vito Marzio, Antonio Parisi, Cosimo Saponaro, Alessandro Scatigna e Fabio Loparco. Ai domiciliari Alessandra Baccaro, Bellisario Botticelli, Alessandro Giannotti, Rocco Marrazza, Selene Carla Spagna.

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