Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca Oria

Droga e tentata estorsione: processo "congelato" per un latitante del Brindisino

Si tratta del 46enne Fabrizio Russo: irreperibile già nel gennaio 2022, quando scattò un'operazione della Finanza. E' accusato, tra l'altro, di aver richiesto parte dei proventi di un traffico di stupefacenti

Reati in materia di droga e tentata estorsione aggravata: il gup del Tribunale di Lecce, Alessandra Sermarini, ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Fabrizio Russo, 46enne nato a Monopoli (Bari), ma residente ufficialmente a Oria, difeso dall'avvocato Alexia Pinto del Foro di Lecce. La sentenza, con motivazione contestuale, risale al 18 gennaio 2023. Quando, nel gennaio 2022, la Guardia di Finanza notificò diverse ordinanze di custodia cautelare in merito a un presunto traffico di droga incentrato a Oria, Russo risultava già irreperibile. Per il gup del Tribunale di Lecce, che nella sentenza richiama la riforma Cartabia, non è provato che Russo sia a conoscenza dell'ordinanza di custodia cautelare, né del procedimento in corso - che per altre persone coinvolte è andato avanti, come si vedrà in seguito - Peraltro, come si evince dalla sentenza, nel febbraio 2022 l'oritano è stato dichiarato latitante. Le ricerche hanno dato finora esito negativo. Il gup ha ritenuto che non esiste alcun elemento che provi "la sottrazione volontaria alla conoscenza del processo". 

L'indagine della Guardia di Finanza

Che succede ora? Di fatto, la posizione processuale di Fabrizio Russo è "congelata". Ma qualora il provvedimento del gup dovesse essere notificato a Russo, allora "il procedimento a suo carico sarà riaperto dinnanzi al gup del Tribunale di Lecce". Inoltre, il giudice ha disposto che "le ricerche della persona nei cui confronti viene emessa la sentenza (lo stesso Russo, ndr), ai fini della notificazione del presente provvedimento, continuino, a cura della polizia giudiziaria territorialmente competente, fino alla data del 25.01.2059". Fin qui, la posizione di Russo. L'indagine, inzialmente, contemplava 37 indagati, 23 erano state le persone arrestate nel gennaio 2022. L'inchiesta riguardava un presunto traffico di stupefacenti, perlopiù cocaina ed eroina. La droga dall'Olanda e dalla Turchia transitava, attraverso autobus e camion, a Oria per poi venire smistata in tutta la Puglia e in provincia di Reggio Calabria. I reati ipotizzati, a vario titolo, nei confronti degli allora 37 soggetti coinvolti nelle indagini erano quelli di: traffico internazionale di stupefacenti, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni e armi da guerra, danneggiamento, violazione degli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale e autoriciclaggio.

La situazione processuale

Alcuni dei personaggi coinvolti hanno optato per il rito abbreviato: lo scorso 18 gennaio, il gup Alessandra Sermarini, in un'aula del Tribunale di Lecce, ha letto il dispositivo della sentenza: 13 condanne e una assoluzione, pene fino a 18 anni di reclusione (qui, il link al relativo articolo). Altri imputati, saranno giudicati con rito ordinario presso il Tribunale di Brindisi. Si celebrerà il processo con rito abbreviato, invece, nei confronti del 62enne mesagnese Giovanni Donatiello, dopo che il gup aveva rigettato una prima richiesta dei suoi legali, Marcello Falcone e Dario Budano, richiesta poi accolta in un secondo momento, il 22 marzo 2023 (qui, il link al relativo articolo), dai giudici del Tribunale del capoluogo adriatico. Questo, il quadro complessivo della situazione processuale. Russo deve rispondere di alcuni capi di imputazione relativi a presunti reati in materia di stupefacenti, reati risalenti al febbraio 2019. Ma nell'aprile 2019 gli inquirenti ricostruiscono alcune "frizioni". Come detto, gli investigatori hanno ricostruito un giro di droga non indifferente. Quest'ultimo implica denaro, tanto denaro. Soldi che attirano le mire della Scu. "Cinque lire", al secolo Giovanni Donatiello, all'epoca uscito di recente dal carcere, per il tramite del presunto reggente del gruppo mafioso operante a Oria, Fabrizio Russo per l'appunto, avrebbe preteso da chi quel giro lo avrebbe gestito, Pierluigi Chionna (44 anni, di Francavilla Fontana, residente a Oria, condannato a 18 anni di reclusione nel processo che si è svolto con rito abbreviato), la "spartenza", ovvero una parte degli introiti illeciti, una cifra che oscilla dai 25mila ai 60mila euro. 

La tentata estorsione

La richiesta sarebbe stata presentata nei confronti di Chionna in maniera "diretta", con minacce esplicite durante un incontro presumibilmente avvenuto presso un distributore di carburante sulla superstrada Taranto-Brindisi, nei pressi di Latiano. Nei capi di imputazione, si parla anche della presenza di una pistola, per rendere più efficace la richiesta. Ma per il gip che si è occupato del caso, la presenza dell'arma non è certa. La somma richiesta è di 50-60 mila euro. Non solo: Chionna avrebbe dovuto corrispondere subito una somma pari a 25 mila euro. Poi, il 27 maggio successivo, ci sarebbe stato un secondo incontro, alla presenza di Russo e altre persone, per costringere Chionna a corrispondere il denaro nei confronti del presunto gruppo della Sacra Corona. A Chionna viene "rimproverato" di "aver messo in mezzo" altri personaggi, calabresi e di Manduria. Il successivo intervento di Walter Modeo (48 anni, di Manduria, anche lui condannato in abbreviato, a 8 anni di reclusione) risultò evidentemente determinante. E altrettanto determinante fu l'intervento delle forze dell'ordine, in quanto sia Modeo che Chionna fuorono raggiunti, in momenti differenti ma di poco successivi ai fatti narrati, da ordinanze di custodia cautelare per altri episodi. Ora per questo e altri accadimenti, la situazione processuale di Russo è "congelata". Non è la prima volta che le forze dell'ordine si mettono sulle tracce dell'oritano: Russo "sparì dalla circolazione" nel 2015 e venne rintracciato in Spagna l'anno successivo.

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