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Usura e campagne elettorali: “L’avvocato sapeva di essere intercettato”

Nel processo scaturito dalla denuncia dell'ex consigliere regionale Danilo Crastolla, i difensori sollevano dubbi sulla genuinità delle conversazioni ascoltate a Roma e acquisite in un secondo momento: mancava il file audio della durata di un'ora e 21 minuti. L'ufficiale di pg conferma: "Siamo andati nello studio per sistemare le apparecchiature"

BRINDISI – “Risulta in maniera eclatante che alcuni degli imputati fossero a conoscenza delle intercettazioni ambientali, o meglio che sapessero di essere ascoltati: basta leggere la trascrizione delle conversazioni allegate su richiesta della difesa dopo aver accertato che quel file mancava”.

Carmelo MolfettaI penalisti Carmelo Molfetta (foto accanto) e Silvio Molfetta hanno sollevato dubbi sulla genuinità e credibilità degli interlocutori di quei dialoghi, tra i quali risulta esserci l’ex consigliere regionale di Fi, Danilo Crastolla, in veste di parte lesa nel processo scaturito dalla sua denuncia su prestiti che, per l’Antimafia, furono chiesti per coprire le spese elettorali legate alla ricandidatura e accordati a tassi usurai, fino al 400 per cento. Crastolla, avvocato, è lui stesso imputato in questo processo in relazione a fatture false.

Quei dubbi sono stati confermati, a giudizio dei difensori, dal controesame dell’ufficiale di polizia giudiziaria, Ferretti, ascoltato come teste dell’accusa. “Questa domanda gliela devo fare, anche per onestà intellettuale per pubblico ministero: Danilo Crastolla e suo fratello sanno che c'è l’intercettazione ambientale  durante l’incontro con Poci (imputato, ndr?)”, ha chiesto l’avvocato Carmelo Molfetta, difensore di Poci. La risposta del teste è stata la seguente: “Lo sanno perché siamo andati nel loro studio a mettere gli apparati di intercettazione”.

Le intercettazioni rispetto alle quali sono state evidenziate perplessità si riferiscono agli incontri avvenuti a Roma, nello studio del professionista, per discutere della restituzione di un prestito chiesto per saldare le spese pari a 150mila euro. Il candidato Azzurro non riuscì a essere confermato come consigliere nelle Assise della Regione e rimase impigliato nelle rete di chi pretendeva, stando ai capi di imputazione, anche con minacce e metodo mafioso. L’inchiesta fu battezzata Fenus Unciarum, 16 gli arresti nel blitz del 18 settembre 2014.

Il caso delle intercettazioni e del file mancante è stato affrontato in occasione dell’ultima udienza del processo in corso dinanzi al Tribunale di Brindisi, presidente Domenico Cucchiara, e stando a quanto si legge nel verbale, ha lasciato perplesso lo stesso rappresentante della pubblica accusa, subentrato quando l’istruttoria dibattimentale era già in corso. “Non finisco mai di scoprire cose nuove in questo lavoro”, ha detto il sostituto procuratore.

“Posso precisare che nelle prime udienze è stato anche estrapolato il tratto della conversazione mancante: durava un’ora e 21 minuti e risultava da un cd in possesso dei difensori”, ha spiegato l’avvocato Carmelo Molfetta. Il perché mancasse è interrogativo che venne posto, all’epoca, anche dagli avvocati Rosanna Saracino e Stefano Prontera. “E’ un dialogo tra Crastolla e uno degli ufficiali di polizia giudiziaria: si sente che parlano e, volte, scherzano sulle modalità delle ambientali. Per questo motivo noi abbiamo dedotto che Crastolla fosse a conoscenza non solo delle intercettazioni, ma di essere lui stesso ascoltato”, ha spiegato.

A giudizio ci sono 21 brindisini, tra cui Francesco Campana, ritenuto al vertice dalla Sacra Corona Unita, e Teodoro Tagliente, ex consigliere comunale di Mesagne. Gli altri imputati, sia pure a diverso titolo, sono: Roberto Antoniolli; Angelo Bellanova; Sandro Bruno; Oreste Luigi Secondo Devicienti; Francesco Lavino; Roberto Mazzuti; Antonio Occhineri; Pierpaolo Palermo; Francesco Luigi Poci; Vincenzo Primiceri; Pietro Soleti; i fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo; Rossella Antoniolli; Giuseppe Diviggiano; Domenico Fioravante; Antonio Maizza; Giovanni Pozzessere, Pierpaolo Poci.

Nel collegio difensivo, oltre agli avvocati Carmelo Molfetta, Silvio Molfetta,  Rosanna Saracino e  Stefano Prontera, ci sono Cosimo Lodeserto, Carmelo Molfetta, Giancarlo Camassa, Luca Mangia, Giulio Bellanova, Gianfrancesco Castrignanò, Marcello Marasco, Gerardo Giorgione, Massimo Manfreda, Ladislao Massari.

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