E' un dipendente comunale l'hacker che si introdusse nel pc del sindaco Marinotti

FRANCAVILLA FONTANA - Se è vero che un ragazzino allevato di fronte a un monitor avrebbe gioco facile a insinuarsi nel Pentagono, per ravanare nei segreti informatici di un sindaco basta certamente molto meno. Poco più di un clic dev’essere bastato al pirata informatico, che prendendo possesso della password di Giuseppe Marinotti, ex primo cittadino di Francavilla Fontana, oggi consigliere regionale finiano di ferro, gli ha reso impossibile la vita per un pezzo. La denuncia contro ignoti depositata presso gli uffici della polizia postale circa due anni fa, e adesso contro un iscritto nel registro degli indagati del pubblico ministero Cristina Fasano. Il pc dal quale è partito l’attacco informatico è quello di un dipendente comunale, M.D., trentatrenne, individuato dalla Polizia postale di Brindisi.

Giuseppe Marinotti con la fascia di sindaco

FRANCAVILLA FONTANA - Se è vero che un ragazzino allevato di fronte a un monitor avrebbe gioco facile a insinuarsi nel Pentagono, per ravanare nei segreti informatici di un sindaco basta certamente molto meno. Poco più di un clic dev’essere bastato al pirata informatico, che prendendo possesso della  password di Giuseppe Marinotti, ex primo cittadino di Francavilla Fontana, oggi consigliere regionale finiano di ferro, gli ha reso impossibile la vita per un pezzo. La denuncia contro ignoti depositata presso gli uffici della polizia postale circa due anni fa, e adesso contro un iscritto nel registro degli indagati del pubblico ministero Cristina Fasano. Il pc dal quale è partito l’attacco informatico è quello di un dipendente comunale, M.D., trentatrenne, individuato dalla Polizia postale di Brindisi.

Accadde circa due anno fa. Marinotti era ancora in sella al municipio, poltrona che avrebbe abbandonato per ritornare fra i banchi delle assise regionali, occupando in qualità di primo dei non eletti il posto lasciato vuoto da Michele Saccomanno, oggi senatore. Scelta che lasciò perplessi gli elettori, ma questa è un’altra storia. Marinotti rientra a casa una sera e trova la moglie a dir poco accigliata. La richiesta di spiegazioni culmina nella rivelazione della scoperta: un carteggio incandescente fra il marito e una signora non meglio identificata, ma di certo autorizzata ad esprimersi in toni di calda intimità.

Il sindaco trasecola. Eppure le prove sono lì, nella memoria della posta elettronica. Mail in uscita e mail in entrata. Ma non è tutto. L’indirizzo di posta elettronica è lo stesso che il primo cittadino adopera nell’esercizio delle funzioni istituzionali, corrispondenza ufficiale insomma, con gli altri enti, con i colleghi in fascia tricolore, insomma con le istituzioni di ogni livello, procura e questura inclusi. Se i sospetti coniugali si risolvono nella semplicità di un appello alla fiducia, c’è il resto, tutto il resto da risolvere, e in fretta. Marinotti non esita a rivolgersi, l’indomani stesso, alla Polizia postale. Non solo.

Preoccupato per le conseguenze dell’intrusione fa visita al questore dell’epoca, Salvatore Margherito: “E’ una faccenda che mi ha creato non pochi fastidi. Hanno risposto a delle mail di natura istituzionale, hanno tentato di creare scompiglio nella mia vita privata. Per questo decisi di rivolgermi al questore, da lui mi recai non solo in qualità di privato cittadino, ma da sindaco. Perché il fatto avrebbe potuto avere pesanti conseguenze sul piano istituzionale che dovevano essere scongiurate, al più presto”. Cambiare la password ed esporre denuncia servì a sedare le preoccupazioni per qualche tempo, ma non a relegarle nel dimenticatoio definitivamente. Chi era riuscito una volta nell’impresa, poteva riprovarci. Da qui l’urgenza di individuare al più presto il colpevole. Attesa durata oltre due anni.

Non sfugge all’ex sindaco che il gioco sporco di chi si è insinuato nella sua posta elettronica è un gioco da ragazzi, quantomeno per chi mastica agevolmente il linguaggio informatico. Nessun sospetto, almeno da parte sua, sugli strettissimi collaboratori di gabinetto, in possesso della password per ragioni anch’esse di natura istituzionale. Eppure, secondo le indagini, l’hacker si annidava proprio lì, a un passo dalla stanza dell’allora primo cittadino della Città degli Imperiali. Pare infatti inverosimile l’ipotesi che qualcuno, estraneo all’ente, possa essersi insinuato dall’esterno maneggiando indisturbato il pc del dipendente.

A quanto pare, il corsaro informatico, armeggiava sulla tastiera negli orari di lavoro. Questo dicono le mail inviate ai più disparati indirizzi, che non hanno creato incidenti diplomatici proprio grazie al diffondersi della notizia relativa alla denuncia depositata alla polizia postale da Marinotti. Se i sospetti dovessero essere confermati, a carico dell’indagato potrebbero profilarsi anche ipotesi di reato contemplate dalla legge Brunetta, la castiga - fannulloni. Perdigiorno e pure hacker.

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