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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Enel, Cementir e Ilva: tutti gli indagati tra Brindisi e Taranto

Nell'inchiesta Araba Fenice avvisi di garanzia notificati anche dirigenti di Cerano oltre che ai vertici di Roma

BRINDISI – Potrebbero chiedere di essere ascoltati dai pubblici ministeri titolari dell’inchiesta Araba Fenice, alcuni dei 31 dirigenti delle società Enel, Cementir e Ilva.

Per Enel: Giovanni Mancini, Enrico Viale, Giuseppe Molina, Paolo Pallotti, Luciano Mirko Pistillo, Antonino Ascione, Bertoli, Fausto Bassi, Fabio Marcenaro, Fabio De Filippo e Carlo Aiello poiché “in concorso tra loro e nelle rispettive funzioni e qualità effettuavano attività non consentite di miscelazione di rifiuti, anche pericolose”, si legge nel decreto di sequestro. “Nonché, al fine di conseguire un ingiusto profitto in capo alla società, in termini di risparmio dei costi di smaltimento delle scorie di produzione, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative e organizzate, gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti derivanti dall’abbattimento dei fumi di combustione del processo produttivo della centrale Federico II di Brindisi”.

Le intercettazioni: "Report finti, ceneri contaminate da ammoniaca e mercurio"

Mancini in qualità di legale rappresentate fino al 31 luglio 2014; Vitale  dal primo agosto 2014 al 23 dicembre 2014; Pallotti dal 23 dicembre 2014 al 21 aprile 2016; Molina dal 21 aprile 2016 ad oggi, nonché consigliere di amministrazione con delega; Pistillo in veste di procuratore speciale dal 23 dicembre 2014; Ascione come responsabile dell’unità di Business di Cerano dal 19 dicembre 2012; Bertoli dal 20 dicembre 2012 al 10 dicembre 2014; Bassi dall’11 dicembre 2014 ad oggi. E infine De Filippo, Marcenaro e Aiello quali responsabili sicurezza e ambiente  rispettivamente dal 25 giugno 2010 al 29 novembre 2011, dal 30 novembre 2011 al 20 settembre 2016 e dal 21 settembre 2916 al oggi.

Per lo stabilimento Cementir di Taranto: Mario Ciliberto, Giuseppe Troiani, Leonardo Caminiti, Mauro Ranalli, Leonardo Laudicina, Paolo Graziani e Vincenzo Lisi, indagati in relazione alla “gestione abusiva di scorie provenienti dalla lavorazione siderurgica, denominata loppa d’altoforno, frammiste a detriti di vario genere tra cui blocchi di ghisa, inerti e pietrisco fluviale provenienti dall’adiacente Ilva, nonché residui derivanti dall’abbattimento dei fumi di combustione della centrale di Cerano. Per l’Ilva di Taranto, sono indagati: Vincenzo Riva, Bruno Ferrante, Enrico Bondi, Pietro Gnudi, Corrado Carruba, Enrico Laghi, Luigi Capogrosso, Salvatore De Felice, Aldolfo Buffo, Antonio Lupoli, Ruggiero Cola, Marco Andelmi e Tommaso Capozza.

Secondo il pm della Dda di Lecce, Alessio Coccioli,  ed ad avviso del gip Antonia Martalò "è emersa la volontà di assicurare alle compagini  societarie un ingiusto profitto insito nei risparmi aziendali, tutti correlati alla indebita esclusione del materiale dal campo di applicazione della normativa dei rifiuti". Da qui la contestazione del dolo specifico.

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