Cronaca

Enel, in Procura gli atti Arpa sulla certificazione Emas contestata

Dopo l’indagine interna all’Agenzia, provvedimenti disciplinari per i funzionari. Il direttore Assennato: “Hanno dichiarato di non sapere del processo all' Enel sulla dispersione delle polveri di carbone”

BRINDISI – Dal Senato della Repubblica alla Procura di Brindisi: è probabile che i pareri rilasciati dagli uffici dell’Arpa sulla base dei quali è stata rilasciata la certificazione Emas per la centrale Enel di Cerano siano acquisiti dalla magistratura, dopo essere stati chiesti dalla Commissione Ambiente, allo scopo di verifica se quanto accaduto sia anche rilevante sul piano penale.

Di fronte a un processo penale in corso davanti al Tribunale del capoluogo, per la dispersione di polveri di carbone, non sarebbe mai stato possibile “passare” la pratica da Brindisi a Bari e da Bari a Roma, al comitato di nomina ministeriale. Ci si chiede, quindi, come sia stato possibile. Una svista o qualcosa di diverso? Una situazione grave, gravissima per il direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato.

“L’esistenza di un procedimento penale pendente è causa ostativa al rilascio del parere favorevole, in altre parole non c’erano e non ci sono i requisiti previsti dalle disposizioni di legge per ottenere la certificazione Emas”. E’ stato lui, Assennato, a scoprire di quel che possibile non poteva essere, di quel via libera partito dagli uffici del Dipartimento di Brindisi, titolare della parte istruttoria, per essere spedito al Comitato scientifico che ha sede a Bari, obbligatorio per la prosecuzione dell’iter amministrativo che conduce al rilascio dell’attestazione che equivale a una sorta di bollino verde perché conferma la legalità ambientale.

La centrale Federico II di Enel CeranoCerano è al momento sub judice invece per la dispersione delle polveri di carbone negli anni scorsi. Ecco perché Assennato ha revocato, in autotutela,  il parere favorevole che i suoi dirigenti hanno rilasciato e ha contestualmente avviato un’indagine interna, rilevante ai fini disciplinari ma determinate, a quanto sembra, anche sul piano penale visto che non è affatto escluso che il fascicolo sulla certificazione Emas per Enel sia trasmesso per opportuna conoscenza alla magistratura, per verificare se quella omissione siano o meno rilevante sul piano penale.

Secondo indiscrezioni ci sarebbe già una relazione di Assennato nelle mani dei magistrati che a Brindisi fanno parte del pool specializzato in inchieste sui reati ambientali. Il direttore dell’Arpa Puglia non conferma, ma non smentisce neppure. Del resto non potrebbe. Né tanto meno spiega quali siano stati i risultati della verifica interna. Vero è che i dirigenti brindisini e baresi sono stati ascoltati nell’ultimo mese e che le loro dichiarazioni sono state messe a verbale.

E’ stato chiesto a ognuno se sapesse o meno del processo in corso e la risposta è stata negativa. Nessuno dei funzionari Arpa, titolati a intervenire nel procedimento sapeva.  Va precisato che Enel non ha omesso nulla poiché nella dichiarazione ambientale presentata dalla società e consultabile su internet, è fatto riferimento al processo, il nodo invece resta tutto interno agli uffici dell’Arpa Puglia, dove non si sa come e perché nessuno abbia segnalato l’esistenza del procedimento penale, nato da un’inchiesta condotta dalla Digos per la procura di Brindisi, dopo alcuni esposti depositati da agricoltori titolari di terreni in agro di Cerano.  

L’ipotesi accusatoria imbastita inizialmente a proposito della dispersione delle polveri di carbone, usato come combustibile per alimentare la centrale, è rimasta in piedi a conclusione delle indagini ed è stata riportata nel capo di imputazione formulato a carico di 13 persone, tra cui ci sono dirigenti responsabile dell’Unità di produzione di Cerano, alcuni dei quali sono stati trasferiti nel frattempo. Bastava fare una semplice ricerca on line (o leggere i giornali, con i resoconti delle udienze), come sostiene Assennato. Così non è stato. La Commissione Ambiente del Senato vuole vederci chiaro e ieri ha autorizzato l’acquisizione di tutti i documenti sul caso Emas.

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