Cronaca

Eredità del titolare del Desirée: imputato condannato a tre anni

Si è concluso con una sentenza di condanna il processo riguardante l’eredità di Aldo Farinola, l’imprenditore brindisino che gestì il ristorante del Desirée a mare, che sorgeva nel palazzo che attualmente ospita la sede dell’Autorità portuale

BRINDISI - Si è concluso con una sentenza di condanna il processo riguardante l’eredità di Aldo Farinola, l’imprenditore brindisino che gestì il ristorante del Desirée a mare, che sorgeva nel palazzo che attualmente ospita la sede dell’Autorità portuale. E’ pari a tre anni di reclusione e  500 euro di multa la pena inflitta all’albanese Nuri Guga, colpevole, da quanto stabilito nella serata di oggi (13 luglio) dal giudice del tribunale di Brindisi, di aver indotto il ristoratore, in punto di morte, a 93 anni, a scrivere un testamento in suo favore.

Il giudice dunque ha accolto la richiesta di condanna a 3 anni reclusione con l’accusa di circonvenzione di incapace formulata dal pm Milto Stefano De Nozza nel corso della requisitoria dello scorso 11 luglio.  Guga, presente in aula, rinunciò all’esame e non volle neppure rilasciare dichiarazioni spontanee, atteggiamento processuale che il rappresentante della pubblica accusa ha rimarcato arrivando alla conclusione che non ci sono gli estremi per riconoscere le attenuanti generiche.

Secondo l’accusa, Guga “approfittando o abusando dello stato di infermità psichica, di deficienza fisica o comunque di gravissima infermità fisica di Aldo Farinola”, tale da “impedirgli di formulare e manifestare una volontà testamentaria consapevole”, lo avrebbe “indotto a redigere un testamento olografo, pubblicato a mezzo del notaio Michele Errico” secondo il quale era l'erede universale di tutti i suoi beni immobili e mobili”. Il testamento venne aperto nel mese di agosto 2009. L’imputato è difeso dagli avvocati Roberto Cavalera e Maurizio Mele.

Guga, di origini albanesi, ma da anni residente a Brindisi, divenne  amico di Farinola dopo aver chiesto in affitto un’abitazione di proprietà dell’ex gestore del ristorante Desirée a mare, vista sul porto interno, ottima cucina, spesso ospiti importanti. E’ stato il simbolo di un pezzo di storia del capoluogo. Attività che ha contribuito al successo di Farinola, il quale nel corso degli anni ha accumulato beni immobili e conti correnti per un valore – stimato – di sette milioni di euro, tutto dato in eredità a Guga. Nulla, infatti, è stato riconosciuto ai familiari che hanno impugnato il testamento sul piano civilistico, per poi costituirsi come parte lesa nel processo penale, nel quale sono rappresentati dai penalisti Gianvito Lillo e Vito Epifani.

Per il pm De Nozza, al di là del valore dei beni lasciati in eredità, quel che rileva è che Farinola non era nelle condizioni di disporre in maniera consapevole degli averi, circostanza di cui hanno riferito diversi testimoni nel corso delle udienze. E il giudice è stato dello stesso parere. 

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