Cronaca

Eredità dell'ex gestore del Desiré: 7 sette milioni di euro al centro di due processi

Il perito del pm: “Aldo Farinola non era in buone condizioni di salute”. Oggi udienza penale, ascoltata anche la collaboratrice domestica del ristoratore, scomparso a 93 anni: erede universale Nuri Guga, accusato circonvenzione di incapace. Parti civili, il fratello e la sorella del ristoratore

Un'immagine dalla veranda del ristorante Desiré e in basso il sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza

BRINDISI – Appartamenti tra Brindisi e Gallipoli e conti correnti per un valore di sette milioni di euro contesi e finiti al centro di due processi, uno penale e l’altro civile: il patrimonio apparteneva ad Aldo Farinola, gestore del ristorante Desiré a mare, che a 93 anni, in punto di morte, lasciò tutto a Nuri Guga, 62, di cui era diventato amico dopo avergli affittato un’abitazione.

Per la Procura di Brindisi l’erede universale avrebbe approfittato delle condizioni di salute psichica e fisica dell’anziano e per questo l’artigiano di nazionalità albanese è accusato di circonvenzione di incapace. Per i familiari del ristoratore, esclusi da quel testamento, le ultime volontà sono da annullare, motivo per il quale hanno adito le vie legali sul piano civilistico per poi costituirsi nel processo in sede penale, una volta avviato, con gli avvocati Gianvito Lillo e Vito Epifani.

Il dibattimento penale è ripreso questa mattina davanti al Tribunale in  composizione monocratica, mentre quello civile procede parallelamente dopo che il giudice ha disposto una perizia sulla capacità di intendere e volere dell’autore del testamento, nome che a Brindisi racconta la storia di un locale con affaccio sul porto interno. Il Desiré sorgeva dove oggi c’è la sede dell’Autorità portuale ed era il simbolo di una generazione così come di uno stile di vita.

L’udienza, iniziata questa mattina e terminata nel pomeriggio, è stata dedicata all’ascolto dei testimoni citati dal pubblico ministero Milto Stefano De Nozza, secondo cui Guga “approfittando o abusando dello stato di infermità psichica, di deficienza fisica o comunque di gravissima infermità fisica di Aldo Farinola”, tale da “impedirgli di formulare e manifestare una volontà testamentaria consapevole”, lo avrebbe “indotto a redigere un testamento olografo, pubblicato a mezzo del notaio Michele Errico” secondo il quale era l'erede universale di tutti i suoi beni immobili e mobili”. Il testamento venne aperto nel mese di agosto 2009. L’imputato è difeso dagli avvocati Roberto Cavalera e Maurizio Mele.

Il pm Milto De NozzaIl sostituto procuratore ha chiesto l’ascolto della collaboratrice domestica che per 14 anni ha lavorato a casa di Farinola e del consulente a cui è stato affidato incarico di valutare le condizioni di salute dell’ex gestore del ristorante Desiré a mare. La donna ha consegnato al Tribunale un ritratto dalle tinte casalinghe, ha raccontato come si svolgeva la giornata tipo di Farinola negli ultimi anni e ha riferito di aver visto Guga in diverse occasioni nell’appartamento in cui l’imprenditore viveva. Secondo il racconto della domestica, l’anziano avrebbe sempre mantenuto ottimo rapporti con i suoi fratelli e con la sorella.

Quanto al perito, la testimonianza è stata più tecnica perché ha riferito al Tribunale le patologie di Farinola, arrivando a concludere che, secondo la sua valutazione, l’anziano non fosse lucido non solo perché avanti con l’età, ma perché sofferente per altro.

L’ascolto dei testi del pm proseguirà nella prossima udienza, fissata per il mese prossimo. Hanno già reso dichiarazioni, sempre su citazione del rappresentante della pubblica accusa, amici della famiglia Farinola, tra i quali il gestore della friggitoria e pizzeria Romanelli.

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