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Eredità dell’ex titolare del Desirée, sorella e nipote in Tribunale

“Ottimi rapporti con Aldo Farinola, nessuna lite sul patrimonio: conservava lui i gioielli dei nostri genitori”. Nuri Guga è erede universale indicato dal ristoratore morto a 93 anni ed è imputato per circonvenzione di incapace. Ascoltato anche il consulente della difesa

BRINDISI – Sorella e nipote dell’ex titolare del ristorante Desirée a mare sono state ascoltate oggi come testimoni chiave della Procura e della parte civile nel processo sull’eredità di Aldo Farinola che a 93 anni, in punto di morte, lasciò il suo patrimonio del valore di sette milioni di euro a Nuri Guga, 62, imputato con l’accusa di circonvenzione di incapace. Perché secondo la Procura e prima ancora della famiglia Farinola, l’anziano non era in buone condizioni di salute, non tali da disporre delle sue ultime volontà.

Milto Stefano De Nozza Clelia Farinola ha risposto alle domande del sostituto procuratore  Milto Stefano De Nozza (nella foto), rappresentante della pubblica accusa nel processo in corso davanti al Tribunale di Brindisi, sostenendo che i rapporti con il fratello erano ottimi: “Vivo da anni a Roma”, ha precisato la donna che risiede nella Capitale dal 1974 e che per le vacanze estive ogni anno raggiunge Gallipoli. “Non c’è mai stato un diverbio sulla gestione del patrimonio della nostra famiglia, mai”, ha ripetuto. “Mio fratello custodiva anche i gioielli dei nostri genitori”.

Stessa versione dalla nipote di Farinola, citata come teste di riferimento: anche lei ha confermato che la famiglia è sempre stata unita e che non ci sono stati mai contrasti legati alle proprietà.

Nel corso dell’udienza di oggi, è stato sentito  il consulente dell’imputato, Gabriele Canuso, al quale il pubblico ministero ha chiesto spiegazioni sulla perizia condotta e il professionista, incalzato più volte anche dagli avvocati Gianvito Lillo e Vito Epifani per la parte civile, ha spiegato di non aver tenuto conto delle dichiarazioni rese da chi avuto contatti con Aldo Farinola, ma di aver considerato solo le cartelle cliniche.

desirè a mare internoGuga, di origini albanesi, ma da anni residente a Brindisi, divenne  amico di Farinola dopo aver chiesto in affitto un’abitazione di proprietà dell’ex gestore del ristorante che sorgeva dove oggi c’è il palazzo sede dell’Autorità portuale. Vista mare, ottima cucina, spesso ospiti importanti (nella foto l'interno) E’ stato il simbolo di un pezzo di storia del capoluogo. Attività che ha contribuito al successo di Farinola, il quale nel corso degli anni ha accumulato beni immobili e conti correnti per un valore – stimato – di sette milioni di euro, tutto dato in eredità a Guga. Nulla, infatti, è stato riconosciuto ai familiari che hanno impugnato il testamento sul piano civilistico, per poi costituirsi come parte lesa nel processo penale.

Secondo l’accusa Guga “approfittando o abusando dello stato di infermità psichica, di deficienza fisica o comunque di gravissima infermità fisica di Aldo Farinola”, tale da “impedirgli di formulare e manifestare una volontà testamentaria consapevole”, lo avrebbe “indotto a redigere un testamento olografo, pubblicato a mezzo del notaio Michele Errico” secondo il quale era l'erede universale di tutti i suoi beni immobili e mobili”. Il testamento venne aperto nel mese di agosto 2009. L’imputato è difeso dagli avvocati Roberto Cavalera e Maurizio Mele.

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