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“Esame da avvocato, praticanti collegati a internet con il telefonino”

Iniziato il processo in cui sono imputati 22 brindisini dopo la sessione del 2012: sono accusati di aver copiato il compito, tra suggerimenti arrivati via mail o su whatsapp. Prima udienza dibattimentale, ascoltato uno degli agenti di polizia sugli accertamenti svolti

BRINDISI – “Le verifiche sui tabulati telefonici hanno permesso di accertare che durante la sessione per l’esame da avvocato del mese di dicembre 2012, diversi candidati usarono il telefonino cellulare: i tabulati mostrano che c'è stato l’accesso a internet”.

La testimonianza è stata resa da uno dei poliziotti citati nel processo in cui sono imputati 22 aspiranti avvocati della provincia di Brindisi, accusati di aver copiato il compito in occasione delle giornate d'esame  dell’11, 12 e 13 dicembre 2012, che si svolsero nelle aule del campus universitario Ecotekne di Monteroni di Lecce.

Secondo quanto contestato nel capo di imputazione, i candidati avrebbero tenuto il telefonino cellulare, riuscendo ad eludere i controlli, per poi farne uso con accessi on line per ricevere mail o suggerimenti su whatsapp. I 22 imputati hanno rinunciato alla messa alla prova per l’estinzione del reato in seguito al decreto penale di condanna a 11.250 euro.

Le indagini furono svolte dalla Polizia postale e delle telecomunicazioni di Bari e Lecce, sotto il coordinamento dalla Procura della Repubblica del capoluogo salentino con Cataldo Motta titolare del fascicolo e portarono i praticanti sotto accusa per  “falsa attribuzione di un elaborato altrui previsto dall’articolo 1 di una vecchia legge, la numero 475 del 1925, con successive modifiche, tali da rendere attuale quelle previsioni con l’inserimento di condotte riconducibili ai suggerimenti esterni via telefonini cellulari”.

Un migliaio di candidati, provenienti dalle province di Lecce, Brindisi e Taranto parteciparono alle tre prove fra diritto penale, civile e nella stesura di un atto. La scoperta di anomalie arrivò in sede di correzione, quando la Corte d’Appello di Catania, trovò compiti uguali oppure copiati da noti siti internet specializzati in giurisprudenza e disciplina forense. Venne a galla che più di qualcuno riuscì a usare il telefonino cellulare. La prova, quindi, venne annullata. I passaggi degli accertamenti sono stati ricostruti in occasione della prima udienza del processo, nel corso della quale è stato ascolato uno dei cinque testi citati dal pubblico ministero.

I praticanti del foro di Brindisi sono difesi dagli avvocati Laura Beltrami, Paolantonio D’Amico, Albino Quarta, Giancarlo Camassa, Pasquale Angelini, Cosimo Lodeserto, Davide De Giuseppe.

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