Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Esplosione alla Sanofi Aventis, ora ci sono tre indagati

BRINDISI – Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati per il grave incidente sul lavoro verificatosi nello stabilimento di Brindisi della multinazionale farmaceutica Sanofi Aventis. Si tratta di Gennaro De Lemma, 63 anni, direttore dello stabilimento brindisino della Sanofi; Daniela Spinelli, 51 anni, brindisina, rappresentante legale della Cof&Co, e di Cosimo Giovanni Polito, 53 anni, responsabile della sicurezza della Cof&Co. L’accusa nei loro confronti è di omicidio colposo e lesioni gravi plurime.

Il luogo dell'esplosione alla Sanofi Aventis

BRINDISI - Tre persone sono state iscritte nel registro degli indagati per il grave incidente sul lavoro verificatosi nello stabilimento di Brindisi della multinazionale farmaceutica Sanofi Aventis. Si tratta di Gennaro De Lemma, 63 anni, direttore dello stabilimento brindisino della Sanofi; Daniela Spinelli, 51 anni, brindisina, rappresentante legale della Cof&Co, e di Cosimo Giovanni Polito, 53 anni, responsabile della sicurezza della Cof&Co. L'accusa nei loro confronti è di omicidio colposo e lesioni gravi plurime. A iscriverli nel registro degli indagati, dopo avere ricevuto le informative da parte dei tecnici dello Spesal, è stato il sostituto procuratore Antonio Costantini, che ha affiancato il sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro in questa delicata e complessa indagine.

Giovedì scorso, verso mezzogiorno, l'esplosione di un silos di questa azienda che produce antibiotici, provocò la morte dell'operaio Cosimo Manfreda, 45 anni, brindisino, e il ferimento di Mario Saponaro, 42 anni, Gianfranco Branca, 42 anni, Antonio Colella, 41 anni, e Gianfranco Guidotti, 52 anni. Tutti dipendenti della Cof, azienda subappaltatrice, tranne Guidotti, dipendente della Sanofi. Le condizioni dei feriti sono nettamente migliorate. Saponaro che ha riportato ustioni di secondo grado e terzo grado su gran parte del corpo è stato dichiarato guaribile in trenta giorni. Venti giorni di prognosi per, quindici giorni per Colella e Guidotti, che sono quelli che avevano riportato ferite molto lievi.

L'esplosione fu innescata dal lavoro di smerigliatura che Manfreda aveva iniziato sul boccaporto del silos. Un'operazione che persone esperte come quelle che giovedì scorso si trovavano sul silos effettuavano senza grossi problemi. Giovedì non è stata un'operazione di routine. Perché in quel silos invece della solita acqua e cloroformio c'erano delle sostanze altamente esplosive che sono state innescate dalle scintille provocate dalla smerigliatrice. Manfreda che stava smerigliando venne scaraventato a diversi metri di distanza e morì praticamente sul colpo. Per gli altri solo ferite. Per uno abbastanza gravi. Oggi però anche lui (Saponaro) ha lasciato la terapia intensiva ed è stato trasferito in reparto.

Le indagini sono state svolte dagli ispettori dello Spesal. Sopralluoghi e interrogatori che hanno consentito di ricostruire quando accaduto, anche se, al momento, non si riesce a spiegare come sia stato possibile che quelle sostanze siano finite in quel silos. Un dato è certo, e lo hanno rilevato i tecnici dello Spesal, l'atmosfera nel serbatoio aveva un alto grado esplosivo. E per determinarsi questo elevato grado di esplosività o non ha funzionato il sistema di bonifica oppure la stessa non è stata eseguita.

Intanto il silos resta sequestrato per ordine della magistratura, mentre i vigili del fuoco hanno revocato il certificato di prevenzione e sicurezza in attesa che vengano completati tutti gli accertamenti e quindi si possa riprendere la produzione. L'inchiesta giudiziaria è seguita con molta attenzione anche dagli avvocati Fabio Di Bello ed Emilia Marinosci che tutelano gli interessi della moglie e dei due figlioletti dell'operaio morto nell'incidente.

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