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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Ceglie Messapica

Estorsione al datore di lavoro: cegliese patteggia

CEGLIE MESSAPICA – Probabilmente era vero a metà che Martino Bruno, 30 anni, di Ceglie Messapica, aveva lavorato per conto di Cosimo Santoro, cegliese pure lui, e non era stato pagato. Probabilmente doveva avere dei soldi ma non i 3.500 euro che pretendeva. Altrimenti non si spiega perché avrebbe chiesto di patteggiare pur di lasciare gli arresti. Il giudice ha accolto la richiesta, avanzata dal difensore, avvocato Cosimo Deleonardis, ed ha accolto la proposta di un anno e undici mesi, con immediata scarcerazione.

CEGLIE MESSAPICA - Probabilmente era vero a metà che Martino Bruno, 30 anni, di Ceglie Messapica, aveva lavorato per conto di Cosimo Santoro, cegliese pure lui, e non era stato pagato. Probabilmente doveva avere dei soldi ma non i 3.500 euro che pretendeva. Altrimenti non si spiega perché avrebbe chiesto di patteggiare pur di lasciare gli arresti. Il giudice ha accolto la richiesta, avanzata dal difensore, avvocato Cosimo Deleonardis, ed ha accolto la proposta di un anno e undici mesi, con immediata scarcerazione.

Martino Bruno era stato arrestato a metà maggio. "Avevo lavorato a giornate per conto di Cosimo Santoro e qualche settimana fa sono andato a chiedere che saldasse le mie spettanze", aveva detto il 18 maggio scorso al giudice per le indagini preliminari Simona Panzera. Il tentativo di estorsione del quale il manovale cegliese è stato chiamato a rispondere, risale a marzo scorso. L'imprenditore si presenta ai carabinieri della stazione di Ceglie Messapica e sporge denuncia perché, a suo dire, Martino Bruno pretendeva 1.500 euro. I militari dell'Arma si mettono in movimento, controllano Esposito.

Dopo qualche giorno il giovane ricontatta l'imprenditore. La richiesta, stando all'accusa, diventa di duemila euro. Condita delle solite minacce. Complessivamente l'ammontare delle mazzette che il giovanotto avrebbe preteso si aggira attorno ai 3.500 euro. Sabato 15 maggio scattano le manette. Ora la storia si è conclusa con la condanna a un anno e undici mesi.

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